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Cercasi (ancora) manager disperatamente

Dalla scorsa estate si tenta di individuare il nuovo dg. Prima all’interno della Regione e poi all’esterno con Macrì e Brancati candidati. Ma tra quest’ultimo e Oliverio i rapporti sono peggiorati….

Pubblicato il: 08/06/2018 – 11:10
Cercasi (ancora) manager disperatamente

CATANZARO Se non si trattasse di una questione delicatissima – il governo della sanità più disastrata d’Italia – verrebbe da pensare a uno scherzo. Perché i contorni della scelta del nuovo “capo” del dipartimento Tutela della salute cominciano a sconfinare nel territorio della farsa. L’ultimo atto della vicenda è un verbale di giunta che risale allo scorso 1 giugno: l’esecutivo guidato da Mario Oliverio si trova – per l’ennesima volta – a discutere della strada da seguire per la nomina del manager. Non si contano più le occasioni in cui lo ha fatto, le decisioni prese e le giravolte. Giugno ci consegna l’ennesimo contrordine: compagni (si fa per dire), le candidature degli interni non ci convincono; meglio sondare burocrati appartenenti ad altre amministrazioni o professionisti esterni. Come dicevamo, non è la prima volta. Il tentativo di individuare un nuovo direttore generale è partito la scorsa estate. La prima ricerca è stata effettuata nei ruoli della Regione: un avviso esplorativo che ha restituito un buon numero di curriculum. Nessuno, però, ha riscosso i favori del governo regionale. Inevitabile, a quel punto, rivolgersi all’esterno. Altro giro, altra corsa. E nuovo “niet”: tra i 33 selezionati non ce n’era uno che andasse bene. Dunque si torna a cercare in casa e, questa volta, i candidati sono due. Uno è il dg dell’Asp di Reggio Calabria Giacomino Brancati, l’altro il dirigente regionale Domenico Macrì. Sembra favorito il primo, ma – tra la domanda e la possibile nomina – i suoi rapporti con Oliverio peggiorano, al punto che il governatore gli chiede di dimettersi dall’Azienda sanitaria. Nulla di fatto, di nuovo: e allora si tornerà a cercare il dirigente “fuori dalle mura”. Le motivazioni? Le stesse che avevano riportato la scelta all’interno: i delicati rapporti con il commissario al Piano di rientro e la complicata trama da tessere con i ministeri che affiancano la Regione nel tentativo di abbattere il deficit e migliorare i servizi (Salute ed Economia, i cui inquilini nel frattempo sono cambiati). Ragioni buone per tutte le occasioni. Non come i manager: quelli viaggiano su un ottovolante; a volte graditi, altre scaricati. Per la cronaca, l’interim rimarrà a Bruno Zito e l’inizio di questa reggenza “a metà” (si occupa anche del Personale) si perde nella notte dei tempi burocratici.
L’infatuazione per gli esterni è contagiosa. Non riguarda soltanto il dipartimento Tutela della salute, si estende anche al Segretariato generale, altra postazione strategica da assegnare. Era arrivata una sola candidatura interna, quella di Carmelo Barbaro, dirigente di lungo corso. Forse troppo lungo, stando alle valutazioni della giunta regionale, che “respinge” la candidatura: nel curriculum gli incarichi dirigenziali sono “risalenti e cessati da oltre un decennio” e il ruolo di guida dell’Audit, ricoperto più di recente, è troppo diverso dai compiti che gli sarebbero assegnati come segretario generale al posto di Ennio Apicella. In più, dal percorso professionale di Barbaro – è l’opinione della giunta – non emergerebbero ruoli dirigenziali svolti in relazione “alla verifica dell’andamento della gestione con riferimento agli indirizzi politici del presidente”. Troppo tecnico e poco “politico” il profilo del manager originario di Locri. Alla giunta Oliverio serve altro, in vista della parte finale della legislatura. E serve “con urgenza”, come chiarisce il verbale di giunta. Intanto, due caselle di centrale importanza rimangono (ancora) scoperte.

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it

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