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'Ndrangheta a Milano, “casa di lavoro” per il boss Papalia

La decisione del Tribunale di Sorveglianza su richiesta della Procura. I legali: «Faremo appello». Per il Tribunale: «Nessuna distanza da ambiente deviato»

Pubblicato il: 10/07/2018 – 13:06
'Ndrangheta a Milano, “casa di lavoro” per il boss Papalia

MILANO Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha accolto la richiesta della Procura di applicare la misura di sicurezza detentiva della “casa di lavoro”, assimilabile al carcere, per Rocco Papalia, definito il “padrino” di Buccinasco (Milano), considerato uno dei più importanti capi della ‘ndrangheta al nord e scarcerato un anno fa, dopo 26 anni di detenzione. I giudici lo hanno pure dichiarato “delinquente abituale”. Papalia era in libertà vigilata.
IL LEGALE: «FAREMO APPELLO» «Faremo appello perché a nostro avviso mancano i requisiti per applicare misura di sicurezza detentiva della casa di lavoro» per Rocco Papalia. Lo ha affermato l’avvocato Annarita Franchi che con la collega Ambra Giovene assiste Rocco Papalia. Il legale, che ha ricevuto la notizia della decisione dei giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano di applicare la misura di sicurezza detentiva della “casa di lavoro” dalla figlia di Papalia, ha spiegato che «la sua famiglia è affranta per questa situazione che è nata dopo che lui ha espiato la pena».
Riguardo invece alla chiusura del bar della moglie di Papalia – locale che si trova in via Lodovico il Moro, zona sud ovest della città – disposta nei giorni scorsi dalla Prefettura come misura interdittiva antimafia (qui la notizia) non è escluso un ricorso al Tar della Lombardia.
«NESSUNA DISTANZA DA AMBIENTE DEVIATO» Anche dopo la scarcerazione a pena espiata, Rocco Papalia «non ha saputo dimostrare una presa di distanza dall’ambiente deviato» in cui sono maturati i suoi delitti, è stato «lontano dal rinnegare i legami con gli affiliati alla consorteria mafiosa di appartenenza» e, «lungi dall’esprimere sia un pur minimo segno di pentimento o di pietà per le vittime, si è limitato a riconoscere parzialmente le proprie responsabilità tentando di minimizzare il suo ruolo», nei sequestri di persona per cui è stato condannato o nell’omicidio che ha negato. Per questo motivo, il magistrato di sorveglianza di Milano, Ilaria Mauopil, ha ritenuto che per il cosiddetto “boss” di Buccinasco «non è venuta meno la pericolosità (…) intesa come probabilità di reiterazione del reato». Il giudice, oltre a sottolineare più volte la mancanza di “dissociazione” dal clan Papalia, ha elencato le varie violazioni delle prescrizioni legate alla libertà vigilata disposta dopo la sue scarcerazione, avvenuta nel maggio dell’anno scorso, e ha ritenuto ci siano i presupposti per accogliere la richiesta del pm Adriana Blasco di dichiararlo “delinquente abituale” e di disporre la misura di sicurezza detentiva della casa lavoro per due anni.

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