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‘Ndrangheta in Liguria, pioggia di condanne

I giudici della Corte d’Assise di Genova hanno inflitto pene per 90 anni. Nel mirino boss e gregari del clan Nucera-Rodà. Condannati l’ex sindaco di Lavagna Sanguineti e la già parlamentare Mondello

Pubblicato il: 08/06/2019 – 10:30
‘Ndrangheta in Liguria, pioggia di condanne

LAVAGNA Quattordici condanne per complessivi 90 anni di carcere e sei assoluzioni. È la sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Genova contro boss e gregari della “locale” di ‘ndrangheta di Lavagna. Un processo scaturito dall’operazione “Conti di Lavagna” della Dda ligure che nel 2016 ha scoperto come i clan utilizzavano politici per ottenere appalti pubblici dal Comune del genovese in cambio di voti. Al centro dell’inchiesta le famiglie Nucera e Rodà ma anche e soprattutto i politici locali. In particolare l’ex sindaco della cittadina Giuseppe Sanguineti e l’ex parlamentare (prima del Pdl, poi dell’Udc) Gabriella Mondello. I due, che erano finiti nel corso dell’operazione ai domiciliari, sono stati condannati rispettivamente a due anni di carcere (con la sospensione dai pubblici uffici per 1 anno e la privazione del diritto elettorale per 5) e a 1 anno e sei mesi con l’interdizione dai pubblici uffici per un anno e la privazione del diritto elettorale per un anno e mezzo.
Condanne pesanti sui fratelli Nucera: Paolo, Antonio e Francesco. Il primo è stato condannato a sedici anni e sei mesi. Mentre il secondo ha rimediato una pena di tredici anni e sei mesi ed, infine, l’ultimo dovrà passare in carcere nove anni e sei mesi. Al loro cugino, Francesco Antonio Rodà, è stata inflitta la pena detentiva di 15 anni e 8 mesi.
Secondo quanto emerso dalle indagine curate dalla squadra mobile di Genova, tutti e quattro farebbero parrte del clan ‘ndranghetista del Tigullio.
Ad incastrare gli indagati le intercettazioni della polizia che hanno permesso di ricostruire il sistema di per aggiudicarsi appalti al comune per lo smaltimento della spazzatura e nella gestione dei chioschi collocati sul lungomare. Il clan, secondo quanto emerso, era anche attivo nel traffico illecito di rifiuti. Nel corso dell’operazione gli inquirenti hanno appurato che gli uomini erano in possesso di armi, con la matricola abrasa e perfettamente pronte all’uso. Anche se le perizie balistiche effettuate su quelle armi non hanno riscontrato che siano state mai utilizzate per delitti. Dunque un clan ben organizzato che riusciva ad imprimere la propria volontà soprattutto sulle decisione dei politici locali a suon di voti.

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