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Viscomi: «Io candidato governatore? Non se ne parla»

Intervista al deputato del Pd. «La mia è una competenza “tecnica”, per guidare la Calabria serve un progetto politico». L’appello all’unità dem e l’impegno per avvicinare i giovani. «Contribuiremo …

Pubblicato il: 04/07/2019 – 15:35
Viscomi: «Io candidato governatore? Non se ne parla»

LAMEZIA TERME Quantomeno a osservare le trepidazioni del Pd non ci si annoia. La discussione per le candidature alle prossime Regionali e i manifesti firmati nel Catanzarese per contestare la linea del segretario provinciale Gianluca Cuda sono solo due degli spunti della conversazione che il Corriere della Calabria ha intrattenuto con il deputato dem Antonio Viscomi.
Partiamo dalle fibrillazioni nella federazione di Catanzaro, che rappresentano in modo emblematico le contraddizioni e le contrapposizioni dentro il Pd regionale. Cosa sta succedendo? E come mai questo schema si replica spesso?
«Credo che il valore più importante per un partito sia la capacità di fare sintesi di posizioni divergenti, di includere sensibilità, culture e interessi differenti. Questo vale a maggior ragione per il Partito Democratico che nel suo codice genetico ritrova le grandi narrazioni originate nel secolo scorso. Certo, realizzare questa sintesi è difficile, è un processo faticoso, richiede pazienza e supera la stessa logica congressuale di maggioranza e minoranza, proprio perché serve a tenere unito il partito di cui nessuno può sentirsi proprietario. È evidente che un partito che allontana le persone che la pensano diversamente non avrà vita lunga: non a caso, i militanti e gli elettori chiedono sempre e solo unità e non tollerano più quelli che Andrea Orlando ha definito “piccoli feudatari che si spostano tra le correnti”. Detto questo in generale, ho letto sui giornali il testo della lettera di auto-convocazione alla quale ha poi risposto il segretario di federazione. Ho letto anche sui giornali che diversi firmatari hanno segnalato qualche forzatura nella stesura finale del testo che poi è stato diffuso. Ma credo che tutto questo interessi molto poco ai cittadini, che invece vogliono sapere se c’è e qual è la proposta del partito sui trasporti, sul lavoro, sulla sanità, sui migranti e così via».
Ma in definitiva, che cosa significa fare sintesi? Non è forse sedersi a tavolino e spartirsi i posti?
«Fare sintesi significa creare una visione della società e del mondo cui tutti si possano riconoscere e che soprattutto i cittadini possano comprendere ed apprezzare, iscrivendosi al partito o votandolo alle elezioni. Per questo, credo che i nomi siano importanti, ma vengono solo dopo. La gente chiede nomi credibili, cioè coerenti con la visione del mondo che viene raccontata. Ma credibilità e coerenza nascono dalla propria storia personale e politica, non altrove».
Per ora in campo c’è soltanto il nome di Mario Oliverio. Con la potenziale candidatura vincolata a un’analisi dei risultati ottenuti nel corso della legislatura. Sono passate settimane dall’incontro in cui si è deciso questo approccio.
Ma pare non si siano fatti grandi passi in avanti. 
«Mi pare che la questione sia ormai nelle mani della segreteria nazionale che troverà forma e modo per riunire un partito che altrimenti, se diviso, offre un indubbio vantaggio competitivo alla destra. Per questo motivo l’unità del partito è e continua ad essere un valore, da perseguire in tutti i modi possibili».
Per nomi e nomi, c’è chi fa il suo come futuro candidato presidente alla Regione Calabria.
«C’è chi fa il mio nome per stima, sicuramente immeritata, e ha quindi il mio ringraziamento. C’è chi fa il mio nome per altri fini, forse per creare solo confusione in una situazione già complessa di suo. Ma è giusto dire, con chiarezza, che il mio impegno è, e continuerà ad essere, fino alla fine della legislatura, in Parlamento. Il Partito Democratico mi ha offerto una grande opportunità: rappresentare la Calabria e i calabresi in Parlamento. Credo sia mio dovere riuscire a farlo nel modo migliore e intendo onorare questo impegno fino all’ultimo giorno della legislatura, portando a compimento tutti i compiti che, in aula ed in commissione, il gruppo mi affida e che cerco anche di rendere pubblici anche attraverso il mio profilo social. Più volte ho evidenziato che ogni azione “tecnica” ha un valore necessariamente “politico”, a maggior ragione se applicato ai funzionamenti amministrativi. Allo stesso modo è giusto evidenziare, tuttavia, che la mia è una competenza (se così la si può e la si vuole definire) “tecnica” prima ancora che “politica”. Ritengo che la guida di una Regione come la Calabria, che esprime grandi potenzialità e nel contempo gravi ritardi e criticità, debba necessariamente essere di matrice politica e non tecnica, o comunque espressione di un ampio e corale progetto politico orientato al bene comune. Nel mio piccolo provo solo a dare un contributo di animazione all’accrescimento di una nuova, più matura e moderna coscienza civile, poiché la Calabria ha bisogno di pacificazione e di nuove classi dirigenti consapevoli, libere, coerenti e credibili».
Credibilità, coerenza e competenza sono le parole che lei ha utilizzato fino ad ora.
«Sono le parole che uso sempre. Guardi, ha detto bene Andrea Orlando la settimana scorso al Forum della mozione Martina a Marzabotto: “La classe dirigente non si può selezionare solo sulla base delle primarie ma anche sulla capacità di proporre delle cose e delle idee”. Al netto della questione se le primarie siano o meno farlocche, era proprio questo che il Partito Comunista faceva con gli indipendenti di sinistra eletti nelle proprie liste (uno per tutti: Stefano Rodotà), la democrazia cristiana con intellettuali di razza (penso a Leopoldo Elia). Ad entrambi non si chiedeva di vincere le primarie ma semmai di portare un contributo di altro genere e per questo erano ascoltati dai loro partiti. D’altronde l’abbiamo sperimentato tutti: vincere le primarie non serve, se poi non si convince l’elettore con una proposta politica e culturale serie, argomentata. articolata. Perciò, ripeto, viene prima la visione. Salvini l’ha capito bene, fin troppo bene, mi pare. Ma l’aveva detto Berlinguer nella sua intervista, che forse dovremmo citare di meno e rileggere più frequentemente».
Cosa si può fare per favorire la crescita di una nuova classe dirigente?
«In realtà sono tantissime le iniziative che si potrebbero e dovrebbero assumere. Prima fra tutte la testimonianza resa con la rettitudine delle proprie azioni. In più come Associazione Don Luigi Sturzo, abbiamo deciso di promuovere una Scuola di Formazione di Cultura Politica, svincolata da impegni elettorali, ma proiettata nello sforzo di supportare, in una terra difficile come la Calabria, la crescita di una cinquantina di nuovi giovani. Credo, infatti, che l’azione politica più importante in Calabria sia proprio quella di aiutare la crescita di una nuova generazione attenta ed attrezzata per l’impegno politico-amministrativo. Che è impegno difficile e gravidi. Hanno già aderito in molti, sia politici di primo piano sia tecnici ed esperti. Si tratta di mettere in campo le migliori energie per costruire il futuro di questo paese. È il futuro è dato da un universo giovanile che non vuole più sentirsi utilizzato e poi tradito». (ppp)

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