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«Basta con la mistica della casta»

di Emiliano Morrone*

Pubblicato il: 05/01/2020 – 13:06
«Basta con la mistica della casta»

Non condivido affatto l’idea di Filippo Callipo di rinunciare, se fosse eletto, all’indennità di presidente della Regione Calabria. Non entro nella dialettica politica e premetto che non mi interessa tirare le parti di qualcuno.
Credo, invece, che si debba ritornare alla politica vera. Lo scrivo qui. Da Tangentopoli in avanti si è diffusa la convinzione che i politici siano tutti ladri, indistintamente, e che occupino delle poltrone soltanto per i propri affari. Si tratta di una generalizzazione molto pericolosa, che nel tempo è servita a delegittimare la politica, per sua natura luogo di risoluzione dei conflitti sociali e di organizzazione della vita delle comunità.
Questa mistificazione contro la politica in sé ha rafforzato la burocrazia, ha aperto la strada al governo dei tecnici alla Monti, Fornero e così via. Essa è valsa a farci digerire, accettare e subire i parametri di Maastricht e i loro aggiornamenti illegittimi; specie quelli contenuti nel cosiddetto “Fiscal compact”. Traduco: i bilanci dello Stato sono condizionati dal rispetto di vincoli che non hanno alcuna ragione di esistere e che, anzi, determinano povertà e sofferenze crescenti.
Oggi le decisioni vengono assunte quasi sempre sulla base di analisi e valutazioni tecniche, di numeri e algoritmi con cui si nascondono le intenzioni reali dei comitati di potere, che amano il rumore e lo alimentano con i mezzi sottili, occulti e pervasivi della comunicazione 2.0.
Il politico deve essere pagato bene, perché altrimenti non è indipendente e non può svolgere la funzione, essenziale, affidatagli dall’elettorato. Inoltre, se passa la tesi che si debba amministrare senza indennità, cioè gratis, soltanto i ricchi potranno dedicarsi alla politica. Torneremmo indietro, al passato lontanissimo.
Il politico deve invece avere una visione chiara, un grande spessore culturale e umano. Deve indicare una direzione, deve costruire il futuro insieme al popolo che governa. Penso a Giacomo Mancini senior, per esempio.
Rinunciare all’indennità di carica, cancellare i vitalizi e ridurre il numero dei parlamentari non cambia assolutamente il quadro: resta Maastricht, resta la Commissione europea, resta un’Europa, di cui fa parte la Calabria, che di democratico ha molto poco, a parte l’estetica, la facciata.
La Calabria è l’ultima regione di questa Europa. In primo luogo perché la spesa pubblica è impiegata per produrre clientele e non sviluppo collettivo. Anche il mito della ‘ndrangheta va ridimensionato. Come ripete Gratteri, basterebbe applicare le norme antiterrorismo alle associazioni criminali. Così le mafie avrebbero vita breve.
Il problema della Calabria è il lavoro: se manca, la gente parte o si affilia a qualche cosca. I candidati al governo della Regione dovrebbero confrontarsi su questo punto e sull’uscita dal commissariamento della Sanità e dal Piano di rientro dal disavanzo sanitario. Ciò è molto più importante della rinuncia a qualsivoglia indennità.

*giornalista

 

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