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Fase 3, Furlan a Catanzaro: «È il momento del cambio di prospettive»

La segretaria generale della Cisl è intervenuta in videoconferenza alla riunione del direttivo regionale del sindacato: «Servono intese concertative per portare il Paese fuori da secche». Sbarra: …

Pubblicato il: 18/06/2020 – 18:15
Fase 3, Furlan a Catanzaro: «È il momento del cambio di prospettive»

CATANZARO «La pandemia impone un cambiamento di prospettive e di priorità ed è quanto è quanto abbiamo posto all’attenzione degli Stati generali e del Presidente Conte». Lo ha detto Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl intervenendo in videoconferenza, assieme al segretario generale aggiunto Luigi Sbarra alla riunione dell’esecutivo della Cisl Calabria. «È il momento – ha aggiunto – di chi sa proporre e creare coesione sociale. Non si può per il Sud pensare di far quadrare i conti tagliando servizi e posti letto nella sanità, un metodo che si è rivelato disastroso. Così come bisogna superare al Sud i limiti delle infrastrutture immateriali, la banda larga, che hanno pesantemente inciso sul diritto alla conoscenza e all’istruzione». «L’Europa – ha detto ancora – sta cambiando e operando scelte di sostegno impensabili fino a sei mesi fa, mettendo in campo 170 miliardi aggiuntivi rispetto alle risorse ordinarie. C’è bisogno di non sprecarne neanche un euro».
SBARRA: «IL MEZZOGIORNO SIA GRANDE PRIORITÀ DEL GOVERNO» «Bisogna assumere il Mezzogiorno come grande priorità, pensare a tutti ed evitare che i più forti portino a casa più risorse, penalizzando i deboli». Lo ha detto il segretario generale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra intervenendo in teleconferenza ai lavori dell’esecutivo calabrese del sindacato. «È necessario – ha aggiunto – puntare su innovazione, reti digitali, infrastrutture, alta velocità, tutela del territorio, efficienza della pubblica amministrazione, a una nuova politica industriale, a un grande rilancio del turismo e dell’artigianato, senza dimenticare le politiche sociali, collegare gli ammortizzatori alla formazione. E lasciare spazio alla libera contrattazione sindacale. Dobbiamo lavorare per una politica di sviluppo da costruire insieme, in un campo largo di responsabilità». «Gli effetti della pandemia sul tessuto produttivo e sociale – ha sostenuto ancora Sbarra – sono da bollettino di guerra. Il Pil è caduto del 9-10% e si prevedono andando avanti effetti ancora peggiori; c’è un crollo della produzione industriale: le stime dicono che chiuderemo l’anno con un 40-45% di perdite. Dal punto di vista lavorativo, abbiamo circa 9 milioni di persone in cassa integrazione, per 1.700.000.000 di ore calcolate a fine maggio». «Abbiamo ottenuto il blocco dei licenziamenti per legge – ha sottolineato – cosa mai verificatasi e ora chiediamo che sia prorogato fino a fine anno per scongiurare rischi in autunno. Ma registriamo un crollo nel rinnovo dei contatti a tempo determinato e qui a pagare il conto più salato sono i giovani e le donne. Crescono inoltre le situazioni di marginalità relativa e assoluta. Ci sono ancora centinaia di migliaia di persone che dopo tre mesi dall’inizio della pandemia non hanno ancora ricevuto i trattamenti di sostegno al reddito. È una bomba sociale che va disinnescata subito. Rischiamo di scivolare in una grande emergenza umanitaria e democratica».

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