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Giro di fatture false per 80 milioni nel Reggiano, coinvolto anche un boss calabrese

Operazione congiunta di finanza e polizia a Reggio Emilia contro un’organizzazione tesa a frodare il fisco e riciclare i soldi. Evasi circa 24 milioni di euro. Tra le 51 misure cautelari scattate c…

Pubblicato il: 23/09/2020 – 11:04
Giro di fatture false per 80 milioni nel Reggiano, coinvolto anche un boss calabrese

REGGIO EMILIA Sono 51 le misure cautelari personali, di cui 22 detentive, per frode fiscale, bancarotta e riciclaggio eseguite dalla Polizia di Stato e dalla guardia di finanza nell’ambito dell’operazione “Bilions” coordinata dalla Procura di Reggio Emilia. Sono state 106 le misure cautelari reali che hanno portato al sequestro di beni e disponibilità finanziarie per 24 milioni di euro – la somma evasa, secondo l’accusa – nei confronti di presunti membri di un’organizzazione criminale con base nella città emiliana e attiva in tutto il territorio nazionale a cui, tra le altre cose, si contesta l’emissione di fatture false per 80 milioni di euro.
L’OPERAZIONE L’inchiesta, questo il quadro accusatorio, ha permesso di scoprire un’associazione a delinquere composta da 49 soggetti, specializzata nell’offrire in via “professionale”, “servizi” di emissione di fatture per operazioni inesistenti, per consentire alle imprese beneficiarie l’abbattimento dei propri redditi imponibili con realizzazione di diversi delitti in materia tributaria: emissione ed utilizzo in dichiarazione di fatture false, occultamento della documentazione contabile e omessa dichiarazione dei redditi.
UNA STRUTTURA ORGANIZZATA PER FRODARE Gli indagati, questo il quadro accusatorio, avrebbero messo in atto una struttura associativa particolarmente complessa dedita al riciclaggio di denaro, anche all’estero, all’autoriciclaggio e alla commissione di reati di bancarotta fraudolenta. Contestata anche una frode carosello relativa alla compravendita di auto dalla Germania. La presunta associazione a delinquere, secondo gli accertamenti dei finanzieri e della polizia, era composta in modo estremamente strutturato: al vertice c’erano i capi che coordinavano dieci cellule operative. Queste ultime, a loro volta, potevano contare su società di comodo (delle vere e proprie cartiere) per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, su “prelevatori” professionali di denaro da sportelli bancomat e su procacciatori di soggetti economici interessati ad ottenere servizi finanziari illegali. Alla base della piramide, spiegano gli investigatori, c’era una folta schiera di soggetti “prestanome” titolari di moltissime società cartiere che non avevano alcuna struttura aziendale e che servivano solo per produrre le fatture false.
MILIONI EVASI AL FISCO L’analisi dei flussi finanziari di queste società ha permesso di ricostruire movimentazioni quantificate in oltre 240 milioni di euro di cui 50 milioni sono stati prelevati in contanti. L’ammontare del giro di fatture false è stato calcolato dalle fiamme gialle e dalla polizia, in 80 milioni di euro, con un’imposta evasa di circa 24 milioni di euro.
L’UOMO DELLE ‘NDRINE COINVOLTO Nel corso della attività di indagine, si spiega in un comunicato congiunto della Questura e della Guardia di finanza di Reggio Emilia, «è stato possibile monitorare anche un conflitto tra gli associati ed un gruppo criminale riconducibile alla famiglia Giardino di Verona, città in cui alcuni membri dell’associazione avevano subito un furto di 50mila euro in contanti che sarebbero dovuti servire per finanziare un’operazione illegale». In tale occasione “veniva interessato” per dirimere la questione «uno dei vertici dell’associazione, destinatario di misura detentiva in carcere e già condannato nel processo Aemilia».
Tra le persone destinatarie di misura detentiva figura anche un soggetto di spicco della criminalità calabrese che fu uno dei protagonisti della guerra di ‘ndrangheta combattuta a Reggio Emilia negli anni ’90. Secondo gli investigatori, infine, nove degli indagati percepivano il reddito-pensione di cittadinanza con l’avvenuta erogazione complessiva di oltre 80 mila euro: sono in corso ulteriori attività finalizzate all’immediata revoca del beneficio e al recupero delle somme indebitamente percepite.

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