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«Trump, Cotticelli, il virus, Erasmo da Rotterdam»

di Francesco Bevilacqua *

Pubblicato il: 09/11/2020 – 7:44
«Trump, Cotticelli, il virus, Erasmo da Rotterdam»

Il generale Cotticelli fa tenerezza. Mi pare il comandante dei vigili urbani interpretato da Vittorio De Sica nel film di Dino Risi del 1953 dal titolo “Pane, amore e …” in cui la bellissima Sophia Loren, nelle vesti di pescivendola squattrinata, tenta di sedurlo solo per fregargli l’appartamento di proprietà del comandante. E in fondo con Cotticelli, il governo che l’ha nominato (Cinquestelle e Lega) e quello che lo ha esautorato (Cinquestelle e PD) ha fatto esattamente la stessa cosa. Solo che nel film il comandante non verrà fregato, mentre nella realtà della sanità calabrese sì. Con l’intollerabile aggravante che ci propinano al suo posto tale Zuccatelli, già con le mani in pasta della disastrata sanità calabrese e protagonista di alcuni video colmi di strafalcioni, sboccati, sconclusionati, impietosamente diffusi dalla rete.
Devo dire che anche Trump (l’altro tormentone di questi giorni), dopo la sconfitta, fa compassione, una volta tanto. Perché da campione di prosopopea e da suprematista bianco quale egli era ed è, crede ancora, ingenuamente, di poter fare il dittatore in un paese che, quantomeno, ha ancora una parvenza di democrazia. Eletto presidente per una serie di micidiali combinazioni, Trump si è convinto di essere una specie di Giulio Cesare che, dopo aver umiliato i germani, attende dai sudditi l’imprimatur di imperatore, Dio vivente. E per quanti ricorsi annunci, sarà spazzato via anche lui. Perché Biden è più gradito all’establishment, sia di sinistra che di destra. E quando uso questo termine non mi riferisco agli elettori ma a chi veramente governa l’America, da sempre.
Ma il destino dei due soggetti, Cotticelli e Trump – fatte le debite proporzioni – è più comune di quanto pensiamo. Entrambi, infatti, sono stati buttati giù non perché il popolo si sia ribellato, ma solo perché qualcuno ha creato le condizioni ideali per farli fuori. E questo qualcuno si chiama SARS-coV-2 (il virus della pandemia Covid-19). Senza di lui, entrambi sarebbero ancora in sella: Trump, tutto tronfio a decantare i suoi successi in economia ed a mostrare i muscoli contro la Cina; Cotticelli, imbambolato nel suo ufficio, con la perpetua Maria e l’usciere a ricordargli che deve essere più preparato quando risponde ai giornalisti. È proprio grazie al virus se ce li siamo tolti di mezzo entrambi. E allora, diamo al virus quel che è del virus!
E a questo proposito, c’è qualche giornalista strapagato, fra quelli che imperversano in televisione che si chieda come mai le grandi società moderne (o post-moderne) fondate sullo strapotere della scienza, della tecnica e della rivoluzione digitale, abbiano fallito nella previsione del rischio pandemia, prima che accadesse? Che si chieda perché nonostante Ebola, Sars e quant’altro, e nonostante gli avvertimenti dei vari David Quammen, nessuno era pronto a far fronte ad una pandemia annunciata (non avevano nemmeno tute, guanti e mascherine dei pronto-soccorso!)? Che si chieda perché nonostante in sette mesi, a partire da marzo, non siano stati in grado di prepararsi per l’altrettanto annunciata seconda ondata? Che si chieda perché per tutta l’estate ci hanno consentito di fare i peggiori (ed inutili) bagordi? Che si chieda perché non abbiano ancora capito che, con questo andazzo (pare che in Italia una percentuale molto alta della popolazione sia già venuta in contatto con il virus), la tanto aborrita immunità di gregge arriverà prima che si siano trovate cure efficaci e vaccini.

I poveri medici, i poveri infermieri nelle trincee degli ospedali sono già, nuovamente, allo sbando, dopo avere per mesi invocato aiuto in vista della seconda ondata. Restano gli scienziati, virologi, epidemiologi, infettivologi, che in tutto questo scorcio di tempo hanno pontificato dai talk show televisivi, dicendo tutto e il contrario di tutto e mai richiamando la politica alle sue vere responsabilità: rimettere prontamente in senso il più disastrato servizio sanitario dell’Occidente. Per costoro, gli scienziati, i saggi, valga il monito che, sarcasticamente, rivolgeva loro nel suo “Elogio della follia” il grande Erasmo da Rotterdam: “Ma com’è bello il loro delirio quando costruiscono mondi innumerevoli, quando misurano, quasi col pollice e il filo, il sole, la luna, le stelle, le sfere; quando rendono ragione dei fulmini, dei venti, delle eclissi e degli altri fenomeni inesplicabili, senza la minima esitazione, come se fossero a parte dei segreti della natura artefice delle cose, come se venissero a noi dal consiglio degli dei! La natura, intanto, si fa grandi risate su di loro e sulle loro ipotesi. Infatti, a dimostrare che nulla sanno con certezza basterebbe il loro polemizzare sulla spiegazione di ogni singolo fenomeno”. Era il 1509.

*Avvocato e scrittore

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