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Il summit del clan per le farmacie e la paura di Giovanni Abramo: «Non è che ci sono i servizi segreti?»

Il proposito di far figurare solo persone “pulite”, la portata dell’affare («a pieno regime… fatturerà cento milioni di euro l’anno»), il bisogno di coinvolgere le farmacie («ci sono già quattro …

Pubblicato il: 23/11/2020 – 12:07
Il summit del clan per le farmacie e la paura di Giovanni Abramo: «Non è che ci sono i servizi segreti?»

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO
Le parole d’ordine dovevano essere “cautela” e “profilo basso”. Il progetto per la distribuzione all’ingrosso dei farmaci era ancora in fase embrionale quando, il sette giugno 2014, i carabinieri, coordinati dalla Dda di Catanzaro, registrano un incontro a Cutro all’interno della “tavernetta” del boss Nicolino Grande Aracri. Il capo cosca si trova in carcere ma gli investigatori fiutano subito la «natura ‘ndranghetista del “summit”». I partecipanti hanno tutti un certo peso specifico nell’economia della famiglia di mafia: Giovanni Abramo (genero di Nicolino Grande Aracri, già condannato nel processo contro la cosca “Kyterion” a 6 anni e 4 mesi); Salvatore Grande Aracri (nipote di Nicolino Grande Aracri); Giuseppina Mauro (moglie di Nicolino Grande Aracri); Francesco Le Rose (con conoscenze pregresse con la moglie del boss); Leonardo Villirillo (commercialista e consulente dei Grande Aracri anche in altri affari); Domenico Scozzafava (fedelissimo imprenditore e mentore dell’area catanzarese). La portata dell’affare, il coinvolgimento di altri sostenitori esterni, gli intenti illeciti, tutto viene già fuori da questo lunga e concitata riunione.
PROPOSITO UNO: FIGURE PULITE Di pronto non c’è ancora niente, solo un capannone a San Floro. A giugno 2014 mancano ancora le licenze e le autorizzazioni.
Giovanni Abramo è guardingo: suo suocero è in carcere e a lui gli hanno dato la sorveglianza. Sarà lui a porre i problemi mentre Salvatore Grande Aracri Leonardo Villirillo prospettano le soluzioni. Il primo punto di partenza è che la famiglia Grande Aracri deve comparire ma solo con membri dalla fedina penale immacolata. In quel frangente il nome spendibile è quello di “zio Mimmo”, Domenico Grande Aracri, fratello di Nicolino, avvocato. L’importante è non attirare l’attenzione delle forze dell’ordine, tanto che Salvatore Grande Aracri spiega a Giovanni Abramo che lui il capannone che hanno preso per lo stoccaggio dei farmaci non lo ha nemmeno voluto vedere «perché mi trovano là… è un casino… ci vedono». Tra l’altro «nell’aria già si sente che c’è Grande Aracri» è la voce che gli ha comunicato Gennaro alias “Piero” Mellea (referente dei Grande Aracri nel territorio di Catanzaro).
Quindi visto che, dice Salvatore Grande Aracri «io non ci posso neanche mettere piede là, tu non ci puoi mettere piede, lui non ci può mettere piede», l’unico qualificato è zio Mimmo – «Grande Aracri sì, ma l’avvocato» – che avrebbe anche avuto il compito di trovare titolari di farmacie compiacenti, che avrebbe potuto facilmente individuare attraverso la sua buona rete di amicizie con personaggi altolocati, medici e farmacisti. Le farmacie avrebbero avuto il compito di comprare per loro conto dei medicinali che poi sarebbero dovuti essere venduti a terzi: «Noi dobbiamo consorziare delle farmacie… perché queste farmacie cosa devono fare?… devono comprare per noi e vendere al consorzio e noi… diciamo… ci sono farmaci che se li comprano le farmacie hanno degli sconti superiori al grossista», spiega Villirillo.
Profilo basso, dunque perché «noi dobbiamo fare una cosa più pulita possibile», dice Salvatore Grande Aracri.
SOSTENITORI E AMICI Le figure “pulite” fondamentali del progetto, spiega Leonardo Villirillo sarebbero state il commercialista Paolo De Sole, il quale stava lavorando per Farvima (un consorzio farmaceutico partenopeo), la sorella di Domenico Scozzafava, Maria Luisa, nominata Direttore tecnico del consorzio in quanto laureata in farmacia. «Infine Villirillo – annotano gli inquirenti – puntava l’attenzione sul ruolo di un altro soggetto ritenuto importante nella vicenda che indicava come “l’Assessore” – ovvero Domenico Tallini – con il compito di accelerare l’iter burocratico relativo il rilascio delle autorizzazioni regionali e risolvere eventuali altre problematiche». Difatti Villirillo riteneva “l’Assessore” utile non solo al progetto del quale stavano discutendo ma anche per altri ed eventuali bisogni del sodalizio.
«L’assessore è quello che ha aiutato per le licenze… ed è sempre importante per altri eventuali (sblocchi)» dice il commercialista.
«Al consorzio già quattro farmacie stanno già consorziate… cioè nel senso… ci mancano solo le licenze… pero’ ci sono queste quattro farmacie che… – che le hanno portate un po’ noi e un po’ l’assessore», gli fa eco Salvatore Grande Aracri il quale aggiunge che lo stesso assessore li avrebbe già aiutati anche nel trovare le farmacie da consorziare». L’ex presidente del consiglio regionale Domenico Tallini, assistito dall’avvocato Vincenzo Ioppoli, comparirà domani davanti al gip e in quell’occasione avrà la possibilità di difendersi dalle accuse mosse nei suoi confronti dalla Dda di Catanzaro
PAURA DEI SERVIZI SEGRETI Il Consorzio avrebbe avuto la sede legale a Roma, mentre la sede operativa sarebbe stata a Catanzaro. «Questo gruppo di Roma con cinque farmacie ha fatturato quarantasette milioni di euro», spiega Villirillo. Il più guardingo è sempre il genero del boss. Giovanni Abramo ha paura che quelli di Roma possano non essere affidabili o, peggio, che tra loro si sia infiltrato qualcuno dei servizi segreti: «Ma con questi di Roma tu ci hai parlato?… – dico ma sono di Roma?… ma l’hai conosciuti bene?… non e’ che sono servizi segreti? – Perché a noi (inc.)… i servizi segreti… ti sto dicendo… l’hai conosciuti bene?… se sono servizi segreti…». «Questi di Roma neanche lo sanno di voi… forse non hai capito…», lo tranquillizza Salvatore Grande Aracri.
SALVATE IL SOLDATO NICOLINO L’obbiettivo principale è quello di non fare arrivare ulteriori mandati di cattura nei confronti del boss: «Non facciamo arrivare un mandato di cattura a lui… (ndr. si riferisce a Grande Aracri Nicolino)… (…) poi se loro sanno di me.. il mandato di cattura arriva a me… no a lui…», afferma Salvatore Grande Aracri il quale diventa più specifico: «Loro sono convinti che noi abbiamo delle amicizie così trasparente di riuscire a consorziare (queste o dieci) farmacie… ma mai è uscito il nome di lui… mai… (alza il tono di voce)… cioè capito?… loro sanno pero’ mai abbiamo fatto il nome di lui… e non è uscito il suo nome (…) cioè capito che ti voglio dire ? io me la posso cavare… (inc.)… io non ci sono mai andato al capannone…». In sostanza, annotano gli investigatori, «si doveva far sapere che la famiglia “Grande Aracri” era coinvolta, ma si doveva altrettanto rendere palese che l’elemento di contatto tra i due “mondi” era una figura che, nonostante la stretta parentela con i vertici, non era ancora mai stata coinvolta in vicende giudiziarie con il clan». E comunque da lì ha un mese il boss sarebbe stato scarcerato – dicono – quindi si sarebbe poi occupato personalmente lui della gestione degli affari che si stavano avviando nel Catanzarese: «Givà, da qua a un mese esce fuori lui… a parte che quelli lo sanno che devono venire qua», dice Salvatore Grande Aracri.
IL GIOCATTOLO Il consorzio farmaceutico è un affare che avrebbe potuto portare alla cosca un cospicuo reddito “pulito” con cadenza mensile. «Giovà – dice Villirillo ad Abramo – è un giocattolo che ci può portare un utile mensile cospicuo… (inc.)… noi… (inc.)… omissis….» «Giovà – insiste Salvatore Grande Aracri – a pieno regime… stiamo parlando a pieno regime… fatturerà cento milioni di euro l’anno… a pieno regime… lordi…».
“ENTRARE” NEGLI OSPEDALI E VENDERE ALL’ESTERO Anche perché con il “giocattolo” era possibile mettere in atto varie strategie di guadagno. Su questo si dimostra parecchio informato Salvatore Grande Aracri che propone la distribuzione di medicinali verso paesi esteri da organizzare attraverso spedizioni via aereo. Si tratta di un commercio già noto in Italia: la vendita all’estero dei medicinali che nel nostro Paese hanno un costo più basso, in particolare quei prodotti dal costo elevato e distribuiti esclusivamente ai pazienti dalle aziende ospedaliere poiché utilizzati nelle terapie oncologiche e coperti (a livello di spesa) dal Servizio Sanitario Nazionale.
Salvatore Grande Aracri sa dove sarebbe stato facile reperire questi farmaci in cambio di una modica somma di denaro, poiché basato su un sistema illegale che prevedeva il coinvolgimento di apparati sanitari statali (gli ospedali pubblici)».
La cosca, dunque, ha in mente di entrare in affari con gli ospedali. Perché un ospedale può portare affari quanto dieci farmacie. «Ci sono antitumorali… Giova’… antitumorali che costano due mila euro… okay?… gli ospedali li comprano a mille… nell’Inghilterra li vendono a cinquemila… l’antitumorali… quindi tu li compri a mille e li vendi a cinquemila… guadagni quattro mila euro l’uno… cioè questa è la… che li possono comprare solo con gli ospedali… non solo il consorzio… e neanche le farmacie li possono comprare… solo gli ospedali… allora Paolo mi dice… se noi entriamo con due ospedali… cioè si fa una cosa… si fa un lavoro… cioè che praticamente gli ospedali ti fanno dieci farmacie». (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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