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«Elezioni in Calabria: oltre l’appello dei 140»

di Francesco Bevilacqua*

Pubblicato il: 07/12/2020 – 8:06
«Elezioni in Calabria: oltre l’appello dei 140»

Se le 140 persone che hanno recentemente firmato il documento per un fronte progressista unito alle prossime elezioni calabresi non avessero usato la vieta formuletta dell’ “appello degli intellettuali” forse avrebbero già guadagnato alla causa della sinistra qualche decina di migliaia di voti fra quel 56% di astenuti alle precedenti regionali a cui intendevano rivolgersi. Ma tant’è, l’antico vizietto della sinistra di credere nel ruolo guida degli intellettuali in politica è duro a morire (considerato anche che oggi contano, ahimè, solo i tecnici, gli specialisti, i manager, i presunti esperti). Ma non è di questa fissazione che voglio parlare. Me ne interessa, invece, un’altra, non meno grave. Andiamo per ordine.
Appena letto il documento – una volta tanto scritto con semplicità e senza arzigogoli – ho immediatamente aderito, condividendolo sui social, benché non interpellato. Beninteso, se me l’avessero chiesto avrei firmato, a patto che fosse stata eliminata la ormai vieta parolina magica dal titolo. Né mi sarei permesso di sindacare sul “perché Tizio sì e Caio no”. Il momento è tanto grave da non consentire alcun distinguo. E lo avrei fatto nonostante il mio pubblico “coming out politico” di qualche giorno fa. Nel quale – forse qualcuno ricorderà – mi sono volutamente auto-eliminato da possibili candidature, incarichi, consulenze e quant’altro, proprio per sentirmi libero di impegnarmi politicamente senza ingenerare il dubbio che lo faccia per un tornaconto personale. Si voterà così presto, il 14 febbraio, che se davvero si vuol provare a cambiare metodo dalla parte in cui da sempre mi ritrovo (nonostante le innumerevoli delusioni), la sinistra (con le sue “adiacenze”), non c’è tempo per cincischiare. Dunque, farò qui qualche riflessione “a gratis”, come avevo preannunciato nel mio precedente articolo.
La prima è che occorrerebbe evitare la frammentazione dei candidati che ha portato, alle precedenti elezioni, a tagliar fuori dal Consiglio regionale due pur validissimi nominativi, l’economista Francesco Aiello ed il geologo Carlo Tansi ed a svuotare di voti un’altra candidatura utile come quella dell’imprenditore Pippo Callipo (pur colpevolmente dimessosi dopo pochi mesi dalle elezioni). Il che vorrebbe dire che si individuasse un candidato unico.
La seconda è che occorrerebbe fare una selezione rigorosa, evitando gli evergreen, quelli buoni per ogni occasione, i resuscitati, i riciclati, gli impresentabili, quelli in cerca di prima occupazione, i carrieristi (credo di aver coperto tutte le categorie da tener fuori dalle liste). Il motto potrebbe essere: “prima di pensare chi votare, è meglio decidere chi candidare!”
La terza è di prediligere, nel reperimento del candidato presidente, una donna: se c’è riuscita la destra ad eleggere per la prima volta una donna in Calabria, sarebbe un terribile smacco per la sinistra non essere nemmeno in grado di concordare su un candidato donna.
La quarta è il programma. È giusto rifuggire dalle semplificazioni nelle quali sono tanto bravi Salvini e la Meloni, ma nemmeno si pretenda di scrivere una Summa Teologica nello stile tipico della sinistra.
Si opponga, invece, alla semplificazione salviniana una sana semplicità-sinteticità; nella quale trovino posto, innanzitutto, i temi della sanità, del ciclo dei rifiuti, della depurazione, delle reti idriche, della tutela del paesaggio, delle attività economiche vocazionali ed eco-sostenibili, della rigorosa gestione dei fondi comunitari.
Mi fermo qui. Ho fatto il mio dovere. E, per quel che posso sarò un umile soldato semplice nel piccolo, pacifico esercito impegnato in questa vera operazione di peacekeeping (mantenimento della pace) che si dovrebbe fare in Calabria: pace fra comunità e istituzioni, pace fra gente comune e politica, pace fra uomini e luoghi, pace fra i calabresi e le loro ormai eterne ossessioni.

*avvocato e scrittore

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