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«In difesa della memoria di Jole Santelli»

di Emiliano Morrone*

Pubblicato il: 30/12/2020 – 11:33
«In difesa della memoria di Jole Santelli»

Ci sono fatti che toccano la coscienza, la sensibilità di ciascuno. Non importa quale sia la tua formazione, il tuo vissuto, il tuo orientamento politico. Bisognerebbe conoscere in profondità, prima di giudicare le persone, di etichettarle per sentito dire, di sentenziare – con ignorata ignoranza – sulla storia e sulla vita del prossimo. Non è soltanto una raccomandazione socratica od evangelica, se pensiamo che il buon senso e l’onestà intellettuale siano alla base della convivenza e dello sviluppo civile.
Premetto di essere un gioachimita. Credo, cioè, che l’emancipazione collettiva necessiti di esempi quotidiani e di un grande sforzo culturale, se vogliamo dello spirito, intanto per superare quella «disamistade» tra pari che De Andrè stigmatizzò nel verso «si accontenta di cause leggere la guerra del cuore». Dovremmo allora testimoniare e promuovere che l’altro non è in quanto tale un nemico né un pericolo; che chiunque può ravvedersi e redimersi, se l’opera di Cristo e di Cesare Beccaria ci hanno lasciato un insegnamento, un’eredità sul piano umano, sul valore della comunità, che la Chiesa perpetua da duemila anni e molto più tardi lo Stato ha trasfuso nelle Costituzioni democratiche. Soprattutto sarebbe utile provarci in Calabria, in cui il sospetto e l’incapacità di cooperazione sono talmente radicati, salvo eccezioni, da rappresentare uno dei principali ostacoli al progresso politico ed economico generale.
Sono anche un meridionalista nella pratica. Però non ho nostalgie borboniche e nel mio piccolo provo a battermi per eliminare la più grave diseguaglianza tra Nord e Sud, che risiede nella ripartizione del Fondo sanitario: le regioni settentrionali ricevono più risorse e quelle meridionali molte di meno, a prescindere dai dati epidemiologici dei singoli territori, che invece dovrebbero essere il parametro più importante da considerare. Sono, poi, un modesto difensore della libertà individuale e del giudizio critico. Infine, tra i modelli politici di riferimento riconosco Giorgio La Pira, Enrico Mattei e Antonio Acri, consigliere regionale della Calabria scomparso nel 2009.
Perciò non potrei essere definito “partigiano” per quanto di seguito dirò. A San Giovanni in Fiore è scoppiata una polemica politica in seguito alla proposta della sindaca Rosaria Succurro di intitolare l’aula consiliare a Jole Santelli, poi riformulata in una delibera di giunta, l’unica pubblicata, che demanda al Consiglio comunale del luogo la decisione in argomento; con la possibilità di dedicare anche una piazza, una strada o un’opera pubblica alla presidente della Regione Calabria deceduta il 15 ottobre scorso. Ieri, nella piazza municipale di San Giovanni in Fiore, c’è stata una manifestazione del Pd e di altre opposizioni, centrata sulla lotta (in astratto) al dispotismo e di fatto tramutatasi anche in invettiva gratuita contro la Santelli, con le argomentazioni più inaudibili pronunciate da esponenti di alcune associazioni: «non era di qui», «non ha sofferto veramente come altre donne del posto», «non appartiene alla storia locale».
Non esiste, ad oggi, una macchina che misuri il dolore umano, che lo quantifichi e lo classifichi. La morte livella tutti; cancella rabbie, rancori, pregiudizi. E il mondo, per inciso, non coincide con San Giovanni in Fiore, che pure ne è parte come Londra, Calcutta o Simeri Crichi.
Ciò precisato, ritengo di dover reagire davanti alle riassunte corbellerie offensive, pur esprimendo la mia contrarietà all’intitolazione della sala consiliare di San Giovanni in Fiore alla presidente Santelli. Ogni sede assembleare deve infatti garantire la parità tra maggioranza e minoranza. Tuttavia non accetto che sulla spinta di un campanilismo di maniera e di un antiberlusconismo che qui resiste all’evoluzione del quadro politico nazionale, si trasformi e riduca la biografia di Jole Santelli, come se da parlamentare non avesse lavorato con merito ed impegno.
Le strade e altri luoghi pubblici si intitolano, di regola, a persone o entità che indichino qualcosa, di là dalla loro provenienza. L’Italia è piena di piazze che portano il nome di Cavour e a San Giovanni in Fiore vi sono vie che ricordano Garibaldi, Mameli, Mazzini e perfino diversi monti del Nord. Non mi risulta che qualcuno abbia mai protestato per codeste denominazioni della toponomastica locale, sull’emozione di un ritrovato orgoglio identitario. Nessuno, peraltro, si è scandalizzato, il che sarebbe stato scandaloso, quando nel 1991 il presidente della Repubblica Francesco Cossiga conferì al medico italo-argentino René Favaloro, tra gli inventori – con Michael Ellis DeBakey – della tecnica del bypass aorto-coronarico, il titolo di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito. E a mia memoria non mi pare, ma potrei sbagliarmi, che a Vincenzo Gallucci – figlio di un medico di Marina di Gioiosa Ionica e cardiochirurgo che nell’85 eseguì il primo trapianto di cuore in Italia – sia stata dedicata una strada o una statua nel prefato Comune del Reggino.
Tutte le intitolazioni – e le onorificenze, come le più recenti del Capo dello Stato, date a cittadini che hanno lottato per i diritti, la legalità e lo sviluppo umano – sarebbero atti politici, nel senso più nobile, che danno una precisa direzione culturale. In questo ambito a volte possono inserirsi forzature, revisionismi storici interessati e tentativi di modificare la realtà. Per altri versi celebre è, in quest’ultimo senso, la confessione falsa di Ser Ciappelletto nel Decameron di Boccaccio.
Non posso né voglio entrare nel merito dell’intitolazione di un luogo pubblico di San Giovanni in Fiore a Jole Santelli. Ma ne voglio difendere la memoria e la dignità politica, respingendo da principio l’eventuale accusa di atteggiarmi a postulatore canonico.
Santelli ha governato la Calabria pur soffrendo nella carne e nell’anima. Questo è un fatto, che non può essere dimenticato, negato, sminuito. Da deputata, presentò il 4 febbraio 2010 una proposta di legge per istituire, il 23 maggio, data dell’assassinio di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta, la Giornata della memoria dedicata alle vittime della mafia, che venne fissata al 21 marzo dalla Legge numero 20 dell’8 marzo 2017.
Il 15 maggio 2008 la parlamentare calabrese presentò un’altra proposta di legge per istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sulla condizione delle donne e dei minori nelle comunità rom presenti in Italia, con il compito di accertarne «le condizioni di vita» e di verificare, in proposito, «il rispetto dei diritti fondamentali della persona sanciti dalla Costituzione e dalla legislazione vigente». Lo stesso giorno presentò una proposta di modifica dell’articolo 585-bis del Codice penale, prevedendo la reclusione da 10 a 18 anni per «omicidio commesso a causa di guida in stato di ebbrezza o di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti».
Ancora, l’8 aprile 2010 la Camera approvò una mozione della Santelli che, anche a seguito delle note aggressioni avvenute a Rosarno a danno di immigrati, impegnava il governo (Berlusconi) «a fornire nel piano nazionale per l’integrazione “Identità e incontro”, annunciato dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, i valori, la visione e i programmi dedicati all’integrazione stessa, nell’ottica di discostarsi dai modelli dell’“assimilazione”, poco rispettosa delle identità culturali differenti, e del “multiculturalismo”, frutto del relativismo culturale, entrambi rivelatisi fallimentari, in quanto produttivi di conflitti sociali, prevedendo iniziative volte alla promozione della conoscenza e del rispetto delle reciproche identità culturali, con l’obiettivo di una pacifica civile convivenza».
Ora, tutto si può opinare e ribattere, in politica e in ogni altro campo. Ma non si può confondere la funzione e l’attività di un parlamentare con quelle di un consigliere del Comune, benché la modernità dei social e dell’individualismo digitale ci abbia abituato a confondere, per evocare Foucault, «le parole e le cose», a formulare giudizi estemporanei, superficiali, acritici, lontanissimi dall’oggettività e dalla verità.
*giornalista

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