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«Mare e suolo inquinati dagli scarti Ilsap». Gli indagati sono 19 – NOMI

Le accuse della Procura di Lamezia nell’inchiesta “Waste Water”. Rifiuti industriali nel Golfo di Sant’Eufemia «per precise scelte aziendali». Il depuratore dell’azienda inattivo e gli sversamenti …

Pubblicato il: 15/01/2021 – 19:25
«Mare e suolo inquinati dagli scarti Ilsap». Gli indagati sono 19 – NOMI

di Alessia Truzzolillo
LAMEZIA TERME
Sono 19 in tutto le persone accusate di inquinamento ambientale nell’ambito dell’inchiesta “Waste Water” – condotta dal procuratore di Lamezia Salvatore Curcio e dal sostituto Marica Brucci – e riguardante lo smaltimento illecito dei rifiuti speciali industriali, gli scarti della lavorazione del biodiesel, in uscita dall’impianto di trattamento dello stabilimento Ilsap Srl, risultato completamente inattivo.
Ad essere indagati sono Leonardo Angelastri, classe ’83, di Bari, in qualità di presidente del consiglio di amministrazione della Società IlSap S.r.l;
Roberto Martena, classe ’62, di Roma, in qualità di socio al 33% e consigliere di amministrazione della IlSap;
Maurizio Martena, classe ’65, di Roma, in qualità di socio : al 33% Consigliere di Amministrazione della IlSap;
Giovanni De Ninno, classe ’59, di Ferrandina (provincia di Matera), in qualità di Direttore Tecnico della IlSap;
Andrea Manna, classe ’64, di Cosenza, in qualità di amministratore giudiziario della ILSap;
e i lavoratori dipendenti che operavano sull’impianto di trattamento:
Battistino Caruso, classe ’75, di Lamezia Terme;
Domenico Chirico, classe ’97, di Lamezia Terme;
Luigi Fabiano, classe ’83, di Lamezia Terme;
Vincenzo Ficara, classe ’85, di Lamezia Terme;
Cesare Godino, classe ’92, di Decollatura;
Francesco Lio, classe ’73, di Serrastretta;
Vincenzo Lio, classe ’70, di Serrastretta;
Giuseppe Lupinacci, classe ’72, di Feroleto Antico;
Gennarino Marotta, classe ’87, di Decollatura;
Antonio Molinaro, classe ’61, di Lamezia Terme;
Leonardo Maiuolo, classe ’98, di Soriano Calabro;
Leopoldo Puteri, classe ’65, di Nocera Terinese;
Ottorino Serra, classe ’94, di Lamezia Terme;
Vincenzo Serra, classe ’69, di Lamezia Terme.
SCARTI INDUSTRIALI DIRETTAMENTE IN MARE La IlSap è una società che ha sede legale a Latina e stabilimento produttivo a Lamezia Terme, nell’area industriale, avente per oggetto sociale, tra le altre, attività di raffinazione di oli vegetali ed animali, anche esausti, nonché la produzione di combustibile (biodiesel). Secondo l’accusa gli scarti del biodiesel «per precise scelte aziendali» prima passavano nelle vasche di ingresso del depuratore e poi finivano, tal quali, nella condotta destinata al depuratore fognario consortile, e in due canaloni che finivano direttamente nel Golfo di Sant’Eufemia. Non solo. Parte degli scarti finiva, nel nudo terreno, tramite una elettropompa sommersa, «una misurabile e significativa compromissione delle acque, dell’ecosistema e della biodiversità delle flora e della fauna marina presente alla Foce del Torrente Turrina, in area naturale sottoposta a vincolo paesaggistico ambientale, ove il saggio di tossicità, acuto delle acque registrato raggiungeva la soglia del 90-100%». Il reato risulta aggravato nei confronti di Angelastri, dei due Martena e di De Ninno per avere, nelle loro vesti di responsabili della direzione e vigilanza, determinato i dipendenti a commettere il reato. Un inquinamento ambientale che si è protratto dal 2016 al 14 febbraio 2020. Sul nudo terreno dello stabilimento industriale, inoltre, su una superficie di 25mila metri quadri, sono stati depositati rifiuti industriali provenienti dall’impianto.

LA DISCARICA ILLEGALE Inoltre Angelastri, Roberto e Maurizio Martena, Manna e De Ninno, sono accusati di avere realizzato una discarica non autorizzata accumulando sul terreno rifiuti pericolosi e non costituiti da materiale di risulta derivante dalla demolizione di manufatti edili, nonché pietrisco derivante dalla demolizione di massicciate ferroviarie, con la presenza di bulloni metallici utilizzati per il fissaggio dei binari.
INDAGINI E TELECAMERE In seguito a numerose segnalazioni sono scattate le indagini della Guardia di finanza di Lamezia Terme, i quali, oltre alle analisi biochimiche, hanno installato delle telecamere di videosorveglianza che hanno consentito di rilevare «la fuoriuscita di una sostanza liquida di colore giallastro» da due pozzetti monitorati all’interno dell’area industriale. Le telecamere hanno avuto modo anche di riprendere l’attività di occultamento dei rifiuti per mezzo di un escavatore. Il 24 gennaio 2020 l’attività registrata è stata la seguente: alle 15:05 arrivano all’impianto due autoarticolati  intestati a due società i cui legali rappresentanti non risultano indagati. Tuttavia questi mezzi, annotano i finanzieri, «dopo aver proceduto allo sbancamento e successivo carico di terreno apparentemente misto a materiali di vegetazione, da un’area, recintata posta sempre all’interno della Lamezia Europa Spa, scaricavano il predetto materiale di risulta nella zona posta a sud dell’insediamento produttivo di bio-diesel e, ciò, al fine verosimile di occultare i rifiuti liquidi e solidi ivi presenti».
Il successivo 27 gennaio 2020, era registrava un’ulteriore fuoriuscita li liquidi sospetti di colore giallastro e di tipo oleoso.
Il 6 febbraio le telecamere riprendono un altro escavatore con pala meccanica che «dopo essersi recato nella parte sud dello stabilimento industriale intraprendeva un’anomala attività di movimento terra, finalizzata alla copertura di materiale di risulta ivi presente».
RIFIUTI INDUSTRIALI AL DEPURATORE A questo quadro si aggiungono le indagini dei Carabinieri del Noe di Catanzaro i quali si recano al depuratore consortile che si trova sempre nell’area industriale e viene gestito dalla società Deca Srl. I carabinieri hanno fatto aprire le botole delle stazioni di sollevamento, dove passano tutti i reflui che vanno al depuratore, e hanno notato la presenza di un crostone in superficie, costituito da grassi solidificati, «che bloccava il sistema elettromeccanico di sollevamento dei reflui». A questo punto i militari si sono rivolti al capo impianto del depuratore Domenico Paone, il quale ha affermato che da almeno due anni erano in corso anomali sversamenti liquami sul terreno adiacente ai pozzetti di ispezione, in parte convogliati nell’impianto di depurazione, cosa che costringeva i gestori del depuratore a soluzioni ah hoc visto che l’impianto di depurazione non è idoneo a ricevere rifiuti industriali. A queste dichiarazioni facevano seguito le segnalazioni di scarico anomalo indirizzate, dal 2017 al 2019, alla Provincia di Catanzaro, al Corap, all’ArpaCal, alla Capitaneria di Porto, al Comando di Polizia Locale di Lamezia Terme e al Noe di Catanzaro.
Il 12 febbraio 2020 i carabinieri del Noe si recano direttamente all’impianto IlSap e accertano che la struttura di depurazione dell’IlSpap è inattiva, cosa che comporta «il conseguente sversamento illecito dei reflui prodotti dall’impianto industriale, classificato come rifiuto speciale, direttamente nella rete fognaria, senza subire alcuna tipologia di trattamento depurativo; la presenza all’interno del citato complesso industriale, di un’area di circa 21.000 mq, adibita a discarica abusiva, contenente rifiuti speciali solidi e liquidi illecitamente abbandonati sul nudo terreno».
Un racconto agghiacciante, quello raccolto dai finanzieri di Lamezia e dal Noe di Catanzaro che ha comportato la misura interdittiva per un anno del divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriale nel settore rifiuti per Roberto e Maurizio Martena, Angelastri e De Ninno. Oltre al sequestro preventivo dello stabilimento produttivo della società Ilsap Srl di Lamezia Terme e dei terreni contaminati, per un valore stimato complessivo di circa 150 milioni di euro, nonché 3 milioni e 330mila euro come profitto del reato.
Il danno causato all’ambiente e alla salubrità del mare e dell’ecosistema, invece, è incalcolabile. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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