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«Multe per 400mila euro dopo le manifestazioni per la sanità pubblica»

I movimenti ritengono ingiuste le sanzioni comminate. «Alcune delle persone colpite non erano neppure presenti. Non siamo noi i nemici di questa terra. E andremo avanti»

Pubblicato il: 18/01/2021 – 22:14
«Multe per 400mila euro dopo le manifestazioni per la sanità pubblica»

Pubblichiamo l’intervento apparso su Facebook e firmato dai “Calabresi in mobilitazione per la sanità pubblica”, galassia di movimenti che, nei mesi scorsi, è scesa in piazza per protestare contro le condizioni della sanità calabrese. Ad alcune settimane dalle manifestazioni, centinaia di multe sono state recapitate ai partecipanti. Che considerano ingiuste le sanzioni comminate e ritengono di essere stati trattati come nemici, quando invece chi ha attentato alla salute pubblica va ricercato altrove.
Negli ultimi mesi la nostra regione è stata sotto i riflettori nazionali a causa degli scandali che si sono succeduti a livello politico e sanitario.
Abbiamo assistito alla vergognosa uscita di scena dell’ex Commissario Saverio Cotticelli e alle seguenti nomine fallimentari per sostituirlo.
Abbiamo avuto l’ennesima conferma delle gravi carenze del nostro Sistema Sanitario Regionale, della tragica impreparazione della nostra rete ospedaliera nel contrastare il virus, nel tracciare i contagi e curare i nostri concittadini e le nostre concittadine.
Di fronte alle innumerevoli umiliazioni subite, la Calabria ha reagito con grandi mobilitazioni di protesta. Durante i presidi, le iniziative pubbliche e le manifestazioni sono stati finalmente denunciati i nomi di quelle famiglie, di quei politici e di tutti quegli affaristi che da decenni si arricchiscono a scapito della sanità pubblica.
Dal sistema delle cliniche private, alle assunzioni di parenti e amici negli ospedali, passando per le condizioni disastrose in cui gli operatori sanitari sono costretti a lavorare.
Abbiamo criticato fortemente la struttura commissariale, la sua gestione dagli anni di Scopelliti ad oggi, le condizioni dei nostri principali presidi sanitari e la chiusura dei 18 ospedali calabresi, che ha lasciato interi territori abbandonati a se stessi.
Ci siamo ribellati alla sistematica negazione del nostro diritto alla salute da parte delle istituzioni e all’ennesimo spreco di denaro pubblico, come i milioni di euro spesi per gli ospedali da campo.
Di fronte ad una popolazione determinata a riconquistare la propria dignità, nonostante la maggior parte di noi fossero stati messi in ginocchio dalla crisi economica che l’emergenza sanitaria ha causato, le istituzioni hanno risposto punendoci con multe che arrivano fino a un totale di 400 mila euro.
Sanzioni salatissime, inflitte a coloro che protestavano contro un sistema massomafioso, clientelare, criminale, che ci ha condotti fino a questo punto. Come se i nemici di questa terra fossimo noi, fossero le persone che vogliono alzare la testa, che vogliono poter restare, senza emigrare per lavorare o per curarsi.
Come se fosse giusto assistere inerti al naufragio della nostra regione, guardare i negozianti chiudere le serrande per sempre o i nostri familiari ammalarsi senza avere la certezza di essere curati e assistiti.
Molte delle persone che hanno ricevuto migliaia di euro di multa non erano neanche fisicamente presenti alle mobilitazioni, un dettaglio non secondario, che dimostra quanto le sanzioni siano state inflitte superficialmente, ma secondo una chiara logica repressiva: punire alcuni e alcune per educarne tanti altri e altre.
L’unica certezza è che queste multe hanno l’unico scopo di colpire lì dove fa più male, sono somme di denaro che fanno impallidire di fronte ai licenziamenti, alla cassa integrazione che non arriva, a famiglie che devono ricorrere alla solidarietà per sopravvivere. Rispediamo al mittente ogni tentativo di fermarci, di ostacolare un percorso che vuole liberare la Calabria dalla classe politica di ieri e di oggi, di intimidire una moltitudine di cittadini e cittadine determinata a ottenere tutti quei diritti fondamentali che ci vengono negati.
Andiamo avanti.

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