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“Basso Profilo”, Brutto e l’assunzione fittizia. La Dia: «Indole votata alla truffa»

Nella nuova inchiesta della Dda di Catanzaro spuntano le intercettazioni di “Gettonopoli”. «La finanza controlla prima me ma siamo otto consiglieri»

Pubblicato il: 05/02/2021 – 6:52
di Alessia Truzzolillo
“Basso Profilo”, Brutto e l’assunzione fittizia. La Dia: «Indole votata alla truffa»

CATANZARO «È normale che è una cosa fittizia, si vede ad occhio, perché sono andati a fare un controllo incrociato tra il 740 del titolare e il 740 del dipendente, e il dipendente supera il titolare per i redditi percepiti». Parole dell’ex consigliere comunale Tommaso Brutto, oggi agli arresti domiciliari – nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Catanzaro “Basso Profilo” – con l’accusa di associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso, corruzione aggravata, rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio aggravata, scambio elettorale politico mafioso. Dalle informative stilate dalla Dia di Catanzaro salta fuori anche qualche particolare in più di quello che viene considerato il caso “Gettonopoli”: assunzioni fittizie di consiglieri comunali fatte da ditte che percepivano un rimborso per le assenze degli impiegati per doveri istituzionali, ossia per partecipare alle riunioni delle commissioni consiliari permanenti, riunioni in realtà sporadiche e spesso farlocche. Gli uomini della Dia non esitano a parlare di Tommaso Brutto quale persona dalla «indole votata alla truffa». «Si premette che l’assunzione di Brutto alla Verde Oro (società cooperativa produzione ortofrutticoli di Coluccio, avente come rappresentante legale Elzbieta Musilak) era fittizia, al fine di percepire, in aggiunta al gettone di presenza previsto per le sedute consiliari e commissioni, uno stipendio». Brutto, stando alle indagini, grazie al suo ruolo di consigliere comunale, era riuscito a procurare uno stipendio per sé e un lauto rimborso per la ditta che lo assumeva fittiziamente
Perché la Verde Oro, a sua volta poteva richiedere al Comune il rimborso dello stipendio pagato e dei costi accessori dell’operaio falsamente assunto. Insomma, ci guadagnavano sia il consigliere comunale che la ditta.

OTTO CONSIGLIERI COINVOLTI Nel corso dell’intero periodo di intercettazione, annotano gli investigatori, «non solo non sono mai emersi dalle conversazioni elementi o discorsi lavorativi del Brutto, intendendo trattazione di argomenti o riferimenti all’impiego come dipendente presso la Verde Oro ma, al contrario, lo stesso Tommaso Brutto, con la genuinità delle conversazioni captate, confermava ai colleghi politici (Caterina Laria), amici (Daniele Lobello, Salvatore Madia e Antonio Gallo) e appartenenti alle forze dell’ordine (il finanziere Ercole D’Alessandro), di aver orchestrato tale truffa nei confronti dello Stato, senza mai ipotizzare di interrompere tale illecita e truffaldina condotta».

IL PIU’ FURBO Non solo. Brutto fa anche i nomi di altri otto consiglieri coinvolti che si sarebbero fatti assumere, in modo fittizio, da altrettante aziende compiacenti, anche se lui si dichiarava più scaltro degli altri «avendo scelto una azienda con 600 dipendenti e quindi creando una situazione di fatto più credibile (e meno controllabile, ndr)».
«La Guardia di finanza, la prima persona che va a controllare sono stato io – dice Brutto parlando con Caterina Laria e la moglie –, e lì, al Comune c’è ne siamo almeno 8 consiglieri che siamo stati assunti con le stesse modalità tra cui io, Guerriero (Roberto Guerriero, consigliere di minoranza, candidatosi con la lista “Socialisti e Democratici con Mottola D’amato” (non è mai stato indagato nell’inchiesta “Gettonopoli”, ndr) Jhonny Corsi (Antonio Corsi, ex consigliere comunale, impiegato dall’anno 1999 dell’A.Z. spa di Catanzaro, ndr) che lavora con Noto, Amendola (Andrea Amendola, consigliere di maggioranza , capogruppo della lista “Obiettivo Comune”; dipendente della ditta A.B. Costruzioni Srl, ndr) che lavora con il fratello), e pensa un pò – dice Brutto–, che almeno dove lavoro io (ditta Coluccio) siamo 600 dipendenti ed almeno è una cosa credibile. Poi c’è Costanzo (Sergio Costanzo, consigliere di minoranza, capogruppo della lista “Fare per Catanzaro”; dipendente delta ditta La Rosa Salvatore, ndr) che risulta che lui prende 2000 euro mentre il suo datore di lavoro risulta che ne guadagna 300 euro».

IL SISTEMA Conversando con Salvatore Madia (dipendente di Equitalia), Brutto spiega quelli che sono i capisaldi del sistema delle assunzioni fittizie. L’ex consigliere comunale «riferisce che a lui gli danno 2.000 euro al mese (ndr busta paga emessa dall’azienda Coluccio) e racconta che il primo anno (ndr che Brutto non era capogruppo al Comune) la ditta Coluccio ci rimetteva i contributi da versare. Salvatore dice che si trattava di 500 euro al mese e Tommaso confermava. Tommaso dice ancora che “adesso da più di un anno però loro gli danno 2.000 euro di stipendio e loro però ne percepiscono 3.000 di rimborso, quindi”, sostiene Tommaso, “abbiamo recuperato perché adesso ogni rendicontazione per loro sono 2.900, 2.800, 2.950 e il più poco si tratta di 2.700, e loro non li pagano 500 euro di contributi, se li pagano!”». L’interlocutore che lavora per Equitalia dice che loro comunque sono obbligati a pagarli che se non li pagano a loro arriva la cartella. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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