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TERREMOTO DEM

“Ground Zero” Pd dopo lo strappo di Zingaretti, ma Irto resta in sella

Le dimissioni del segretario nazionale terremotano il partito ma a livello regionale (per il momento) non ci saranno stravolgimenti. Parlano Bruno Bossio e Bevacqua

Pubblicato il: 05/03/2021 – 17:41
“Ground Zero” Pd dopo lo strappo di Zingaretti, ma Irto resta in sella

CATANZARO Spiazzati, frastornati e confusi. I democrat vivono il loro Ground Zero dopo l’annuncio da parte del leader Nicola Zingaretti delle sue dimissioni da segretario nazionale. Un terremoto che rimette in gioco tutti gli assetti del partito, a tutti i livelli, compresi quelli sui territori. A distanza di 24 ore Zingaretti non dà segnali di ripensamento, tutt’altro, e in casa dem si aprono tantissimi scenari, con un’ulteriore accentuazione del correntismo che rende il quadro tutto molto confuso: l’attenzione generale è rivolta all’assemblea nazionale del Pd in programma il 13 e 14 marzo, lì si capirà il futuro dei democrat. Intanto sarà una prima conta tra le varie anime, quelle che hanno balcanizzato il partito e che hanno sfiancato lo stesso Zingaretti, che peraltro in assemblea nazionale in teoria ha ancora una consistente maggioranza. Si ipotizzano reggenze come quella dell’attuale vice Andrea Orlando (che in prospettiva potrebbe contendersi la leadership del partito con il governatore emiliano Stefano Bonaccini) o dell’ex ministro Roberta Pinotti. Rumors che come frammenti anche un po’ impazziti rimbalzano dal Nazareno, dove  lo “stato maggiore” del Pd è rimasto completamente colto di sorpresa dallo strappo di Zingaretti, e dalle parole forti – «vergogna», su tutte –  utilizzate per realizzarlo.

In Calabria resta ferma la scelta di Irto

L’assemblea nazionale del Pd dunque sarà lo spartiacque anche per capire quali reali riflessi questa svolta nel campo dem avrà sui territori e sulla Calabria, che in genere riproduce la balcanizzazione romana ma che stavolta ha registrato una novità rispetto alle dinamiche nazionali: quella legata al nome di Nicola Irto quale candidato alla presidenza della Regione, nome che ha trovato la sostanziale condivisione delle varie anime dei democrat calabresi riunite dal commissario Stefano Graziano, e che anche oggi, pur all’indomani delle dimissioni di Zingaretti resta ben piantato sul tavolo, nel senso che – a quanto trapela da fonti accreditate del Pd – non è minimamente in discussione. Del resto – fanno intendere dal Nazareno – perché e su quali basi si dovrebbe mettere in discussione l’unico candidato, qual è appunto Irto, su cui il Pd si è ritrovato e si è ritrovato unito, mentre nel resto d’Italia ancora si è in altissimo mare? Quanto al partito, su questo versante invece anche in Calabria potrebbero esserci ricadute, sia pure non a breve, quanto piuttosto a medio e anche lungo termine: probabilmente ci saranno nuove fibrillazioni e nuove tensioni, e si potrà assistere a un tentativo da parte di alcune aree di alzare la testa e la posta per la guida in Calabria, mentre altre aree, come quella riconducibile all’ex governatore Mario Oliverio che con la segreteria Zingaretti ha avuto parecchi problemi, potrebbero recuperare spazi, ma fonti democrat sostengono che fin quando non si delineerà il quadro nazionale in Calabria non ci saranno sostanziali cambiamenti. Insomma, alle nostre latitudini non c’è aria di congressi: se ne riparlerà sempre e comunque dopo le Regionali, come anche in altre regioni e forse anche per quello nazionale.

Parlano Bruno Bossio e Bevacqua

Per il momento, comunque, anche i big regionali attendono l’evolversi degli eventi, sia pure con diverse vedute. Diretta è la parlamentare dem Enza Bruno Bossio, che dice: «Insieme a tanti altri dirigenti del Pd calabrese abbiamo votato Zingaretti perché eravamo convinti che poteva rappresentare una prospettiva di cambiamento per il partito, e invece abbiamo avuto un vulnus grave alle Regionali del 2020 con la mancata candidatura di Oliverio e con il fatto che non si è permesso di fare le primarie, e in  più abbiamo registrato il vulnus drammatico del commissariamento della federazione di Cosenza, nel senso che non si voleva commissariale Guglielmelli ma si voleva occupare la federazione di Cosenza attraverso Miccoli, che è l’emanazione di Zingaretti. Zingaretti ha gestito male il partito. Certo non tutte le responsabilità della situazione di oggi sono di Zingaretti, ma Zingaretti non è esente da Zingaretti. Ricordo ancora che Zingaretti ha chiesto alla De Micheli, quando è diventata ministro, di dimettersi da vicesegretario nazionale, ma non ha chiesto al vicesegretario maschio di dimettersi, e oggi Orlando, che è anche ministro, sta gestendo la fase in cui Zingaretti è dimissionario: questo non va bene, e non è certo colpa del fato. I segretari si cambiano al congresso  ma le dimissioni di Zingaretti non possono far passare il messaggio per cui gli altri sono cattivi e lui è buono. Sulla Calabria – conclude la Bruno Bossio – ritengo che il modello che si è scelto sulla candidatura di Irto lo condivido moltissimo, sostengo Irto e sostengo il modo con cui anche il commissario Graziano ha gestito questa ultima fase. Non condivido invece il fatto che a quest’ultimo modello fatto da Graziano un uomo di Zingaretti come Miccoli contrapponga un modello Cosenza completamente opposto». A sua volta così Mimmo Bevacqua, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, fotografa la situazione a livello nazionale e regionale: «Ho avuto modo di conoscere Zingaretti in questi ultimi mesi e ne ho sempre apprezzato il suo tratto umano e la sua volontà di costruire un Pd forte, autorevole, ma anche capace di garantire la pluralità. Io auspico che Zingaretti abbia un ripensamento e che il partito lo aiuti a farlo riflettere perché oggi non si può regalare spazio al populismo. Quanto alle ricadute in Calabria, oggi – spiega Bevacqua – il dato è la candidatura di Irto, e non vedo nessuna ripercussione: c’è sempre qualcuno che cerca di mettere zizzania, indebolire il partito, ma oggi non ci sono ripercussioni, non si pone un problema in tal senso, aspettiamo i prossimi mesi». (a.c.)

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