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Basso Profilo, quei dubbi del Riesame che “aiutano” il notaio Guglielmo

Le motivazioni della sentenza del Tdl che annulla la misura cautela del divieto di dimora per il notabile

Pubblicato il: 19/03/2021 – 22:05
di Alessia Truzzolillo
Basso Profilo, quei dubbi del Riesame che “aiutano” il notaio Guglielmo

CATANZARO “Il dubbio in ordine alla consapevolezza del Guglielmo non può che condurre all’esclusione dei gravi indizi di colpevolezza a suo carico”. Sapeva il notaio di Catanzaro Rocco Guglielmo che la costituzione di società che si stava svolgendo nel proprio studio avveniva alla presenza di stranieri incapaci di intendere l’italiano? Secondo il Tribunale del Riesame di Catanzaro – presidente Michele Cappai, Gabriella Pede, Sara Mazzotta a latere – il dubbio che il notaio potesse non sapere quello che avveniva esclude i gravi indizi di colpevolezza a suo carico e permette di annullare la misura cautelare nella parte in cui dispone il divieto di dimora nel Comune di residenza.

L’accusa

Secondo l’accusa Antonio Gallo e i propri soci avrebbero intestato ditte-schermo ad albanesi che non parlavano l’italiano. Un illecito compiuto proprio grazie alla connivenza del notaio Rocco Guglielmo di Catanzaro. Gli investigatori della Dia hanno registrato decine di intestazioni fittizie tra maggio e giugno 2018. «La procedura da seguire – scrive il gip – era la seguente: una volta giunti gli albanesi in Calabria, dovevano munirsi dei documenti necessari per le stipule degli atti, e, in seguito, recarsi dinanzi al notaio (compiacente) per la stipula di ciascun atto».

L’intercettazione che pone il dubbio

Sono state prodotte al Riesame nuove intercettazioni tra Antonio Gallo ed Eno (albanese) nel corso delle quali, tra le altre cose, si parla della stipula di un atto davanti al notaio. Gallo si informa da Eno su come sia andata, se fosse presente la sua amica Glenda Giglio e cosa avesse detto il notaio. Gallo: “eh…ed il notaio (Rocco Guglielmo) che ha detto alla fine?…”. Eno: “…niente…li avevo istruiti io… (gli albanesi che dovevano stipulare, ndr) gli ha chiesto: “ma capite? intendete?” e loro “si…capiamo tutto ma parliamo poco perché non siamo…(incomprensibile)…”. E’ quest’ultima frase che fa sorgere al Riesame i dubbi che fanno cadere i gravi indizi di colpevolezza. “Emerge poi che il notaio avesse chiesto agli albanesi se comprendessero la lingua italiana (“ma capite? intendete?”) e che questi ultimi, previamente istruiti dal Baci, gli avessero risposto di capire tutto ma di parlare poco (“si…capiamo tutto ma parliamo poco perché non siamo…(incomprensibile)…”)”.
“Ritiene il Collegio – è scritto nella sentenza del Riesame – che gli elementi di novità introdotti dalle riportate conversazioni siano idonei ad innestare più di un dubbio sulla complicità del notaio rispetto all’iniziativa delittuosa riferibile agli altri indagati. Se, infatti, il precedente compendio indiziario autorizzava a ritenere che i soggetti albanesi non comprendessero minimamente la lingua italiana e che il notaio – su espressa sollecitazione in tal senso di Giglio Glenda – avesse volutamente omesso di rilevare tale circostanza e di assumere le conseguenti determinazioni, le nuove emergenze indiziarie consegnano una realtà significativamente diversa, inducendo a differenti considerazioni”. Tanto basta. Neanche il fatto che i due albanesi avessero documenti di identità rilasciato il giorno prima intacca il parere dei giudici secondo i quali “dagli elementi sopravvenuti all’emissione dell’ordinanza cautelare sembrerebbe emergere che il notaio non avesse richiesto agli albanesi, per la stipula dell’atto, le carte di identità appena ottenute”.

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