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«Il realismo mimetico del generale Figliuolo»

«La Calabria sta facendo bene e migliorerà in futuro”. Il messaggio dato dal generale, neocommissario all’emergenza Francesco Paolo Figliuolo, durante la sua visita stamane in Regione, esprime un …

Pubblicato il: 26/03/2021 – 19:46
di Teresa Benincasa
«Il realismo mimetico del generale Figliuolo»

«La Calabria sta facendo bene e migliorerà in futuro”. Il messaggio dato dal generale, neocommissario all’emergenza Francesco Paolo Figliuolo, durante la sua visita stamane in Regione, esprime un ottimismo incoerente alla preoccupazione che egli stesso manifestava, annunciando la visita in Calabria, in un’intervista al Corriere della Sera 13 giorni fa «Alcune regioni mi preoccupano e la Calabria è tra queste». Il nuovo commissario straordinario all’emergenza Covid poteva forse affermare che la Calabria sta facendo tutto quello che può, sulla base delle munizioni che le vengono assegnate dalla catena di montaggio con sede a Roma. I calabresi sono rimasti perplessi sull’ottimismo dell’alpino sopraggiunto in Calabria. La questione vera non è sulla gestione della pandemia, ma riguarda il piano delle vaccinazioni: su questo, sentirsi dire che tutto va bene, da chi ha prerogative organizzative fondamentali, genera un certo malessere perché i cittadini la realtà la stanno vivendo. Gli over 75 hanno potuto iniziare a prenotare una dose a partire dalla seconda metà di maggio, recandosi in comuni fuori provincia; solo il 13% degli over 80 ha ricevuto due dosi e per gli ospiti delle Rsa, la percentuale di chi ha ricevuto la seconda dose riguarda il 49,24%. Figliuolo ha detto male una cosa vera: in condizioni così non si può che migliorare. A patto che non si riparta da errori di valutazione da parte di chi ha il ruolo di individuare la soluzione. Quello che i calabresi sperano davvero è che a migliorare sia la concentrazione degli sforzi da parte del Governo garantendo l’invio delle dosi delle vaccinazioni e correggendo le storture registrate fin qui, per non avere saputo vincolare le vaccinazioni alle persone che avevano la priorità dispensando, dati alla mano, 52mila dosi di vaccino fuori lista. Comprendiamo bene che un generale degli alpini è abituato stare in alto, ma qui conviene stare coi piedi per terra».

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