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«Zona rossa, vaccini e contagi: rebus senza fine»

Prenotazioni sì, prenotazioni no. Ritardi, omissioni, errori nei numeri dei contagi. In un momento cruciale per la lotta alla pandemia la nostra Regione mostra ancora una volta tutta la sua ineffi…

Pubblicato il: 31/03/2021 – 10:27
di DOMENICO LO DUCA*
«Zona rossa, vaccini e contagi: rebus senza fine»


Prenotazioni sì, prenotazioni no. Ritardi, omissioni, errori nei numeri dei contagi. In un momento cruciale per la lotta alla pandemia la nostra Regione mostra ancora una volta tutta la sua inefficienza. Ad un anno dal primo lockdown tutto sembra essere fermo al punto zero.
Cosenza. Da pochi giorni la nostra Regione è ritornata in zona rossa o almeno è così sull’ordinanza del Ministero della Salute. Ma nulla sembra essere cambiato. O meglio qualcosa si, hanno chiuso i negozi, ma non tutti. Ormai la strategia dei colori sembra fare acqua da tutte le parti con deroghe ed eccezioni che tutto sembrano contenere tranne i contagi.
Ed è più che lecito che i cittadini si chiedano quale sia la vera efficacia delle chiusure, se nonostante tutto gente in strada ce n’è come prima e più di prima, i controlli manco a pagarli e l’unica cosa che è “davvero” limitata è la possibilità di uscire dalla nostra Regione (però se vogliamo fare un saltino sui fiordi norvegesi o tra i canali di Amsterdam lo possiamo fare).
E se da un lato monta la rabbia delle imprese ormai allo stremo delle forze, dall’altro i cittadini non se la passano meglio. Da più fronti infatti si riconosce nella campagna vaccinale l’unico modo per uscire dal tunnel. Ma purtroppo anche in questo la nostra Regione brancola nel buio, tanto che lo stesso commissario alla Sanità, Guido Longo, ha alzato bandiera bianca ammettendo che il sistema di prenotazioni è nel caos. E così se da una parte i salta fila e i furbetti si intrufolano tra le pieghe dell’inefficienza pur di ricevere la tanto agoniata dose, dall’altra gli ultra ottantenni e chi ne ha veramente bisogno combatte con un sistema di prenotazione degno del Medioevo, che non riconosce i codici fiscali perché si poggia su un’anagrafica regionale non aggiornata. Ma si sa a tutto c’è una soluzione e cosa fai quando devi cercare qualcosa ma non hai idea di dove iniziare? Ti affidi a Google. Si perché sembra che, in barba ai milioni di euro spesi per creare la piattaforma, la nostra Regione abbia trovato nel modulo gratuito del colosso statunitense la soluzione per decongestionare il caos prenotazioni. Una situazione surreale degna delle migliori commedie all’italiana.
Va detto, ci sono anche punti di eccellenza, vedasi l’Università della Calabria che nel giro di una settimana ha vaccinato tutto il personale dell’Ateneo e non solo. Questo non dovrebbe forse far accendere qualche lampadina e cominciare a far pensare che è un’altra la strada da seguire? Come ad esempio affidare a ciascuna impresa (i supermercati con i loro dipendenti a stretto contatto con il pubblico?) le dosi di vaccino necessarie, e per il tramite del proprio medico inocularle a tutti i dipendenti. O ancora dare a ciascun comune il numero di dosi per abitante e tramite i medici di base somministrarle? Non bisogna dimenticare che la stragrande maggioranza dei paesi calabresi ha una popolazione inferiore ai 2000 abitanti. Tutto potrebbe essere molto più semplice e invece.
Inoltre, non si capisce perché, come accade con i contagi non venga fatto un bollettino regionale sul numero di vaccinati per provincia, ma ci si limita a fornire una generica percentuale che tra l’altro è la più bassa d’Italia. C’è qualcosa che è bene non sapere?
Ma i vaccini non sono l’unico scheletro nell’armadio. Si, perché come accaduto in Sicilia, dove la diffusione di dati falsi sul livello dei contagi ha portato all’arresto di tre persone, anche in Calabria i dubbi sulla veridicità dei contagi ci sono e come.
Le diffidenze nascono dal fatto che i dati diffusi quotidianamente dal dipartimento della salute oscillano come un yoyo tra le mani di un bambino, taccando picchi di 500 per poi scendere a quota 100. Verità o strategia per far si che l’indice RTI rimanga a livelli di rischio moderato? Qualcosa deve essere andato storto perché siamo di nuovo in zona rossa almeno fino al 6 aprile quando un nuovo DPCM segnerà le sorti di tutti noi.
Quello che è evidente è che mentre l’Inghilterra riapre, la Germania fa marcia indietro sul lockdown di Pasqua, la Spagna sperimenta sui concerti e l’Olanda sugli stadi e le discoteche, l’Italia gioca a strega comanda colore senza pensare minimamente ad una strategia di ripresa, la Calabria ancora una volta si trova ad essere l’ultima ruota del carro e la nostra libertà tarda a ritornare.

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