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Covid, la Calabria è in ritardo di tre mesi sul controllo della pandemia

Tasso di positività al 13% (in Italia è al 4%) e sanità territoriale in affanno. La lotta al Covid arranca. Lo dicono i dati. Sulle vaccinazioni si fatica a cambiare marcia. E la letalità non rallenta

Pubblicato il: 25/04/2021 – 12:29
di Pablo Petrasso
Covid, la Calabria è in ritardo di tre mesi sul controllo della pandemia

LAMEZIA TERME Mentre l’Italia diventa (quasi tutta) zona gialla e si discute delle riaperture, la Calabria si trova, probabilmente, nel peggior momento dall’inizio della pandemia. Il contact tracing è in crisi (da mesi) perché le strutture territoriali sottodimensionata fanno fatica a controllare la diffusione del Covid, i posti letto nei reparti hanno raggiunto il livello di soglia e la campagna vaccinale non è ancora decollata. I numeri parlano chiaro in tutti gli ambiti. La Calabria, che non ha dovuto (per fortuna) affrontare la prima ondata dell’emergenza, è indietro di tre mesi nel monitoraggio sanitario della pandemia. E inizia a pagare un prezzo alto anche in termine di vittime: sono quasi mille, 440 delle quali nella sola provincia di Cosenza, epicentro dell’emergenza sanitaria.

Tasso di positività al 13% (in Italia è al 4%)

Il primo dato: il tasso di positività dei tamponi, cioè la percentuale di tamponi che risultano positivi sul totale di quelli fatti. Se è bassa è un buon indizio che i contagi siano sotto controllo e che si stanno facendo abbastanza test. Se inizia a superare una certa soglia, ci sono buone ragioni per preoccuparsi che qualcosa stia andando storto. Nei mesi scorsi, l’Organizzazione mondiale della Sanità ha dato un’ultima indicazione che suggerisce un periodo di due settimane sotto al 5% per ritenere sotto controllo l’epidemia e considerare di riaprire le attività. Gli ultimi pareri suggeriscono che un tasso di positività tra il 5% e il 10% indichi la difficoltà di tracciare i casi e la necessità di concentrarsi su chi ha sintomi, senza raggiungere le persone asintomatiche, cioè quelle che diffondono il contagio. I dati registrati in Calabria nell’ultima settimana, se confrontati con il tasso di positività medio in Italia, rappresentano una situazione complicata, in cui il contagio appare fuori controllo. È così da settimane, a prescindere dal colore assegnato alla Regione dopo i monitoraggi del Comitato tecnico scientifico.

Questi i dati in Calabria

25 aprile: 15,68% (484 positivi, 3.095 tamponi)
24 aprile: 13,78% (576 positivi, 4.177 tamponi)
23 aprile: 13,58% (610 positivi, 4.489 tamponi)
22 aprile: 10,38% (402 positivi, 3.872 tamponi)
21 aprile: 9,79% (471 positivi, 4.810 tamponi)
20 aprile: 11,37% (450 positivi, 3.956 tamponi)
19 aprile: 8,72% (156 positivi, 1787 tamponi)

Il tasso di positività in Italia

24 aprile: 4,31%
23 aprile: 4,68%
22 aprile: 4,40%
21 aprile: 3,96%
20 aprile: 4,11%
19 aprile: 6,04%

Contagi fuori controllo

Il confronto da l’idea del ritardo della Calabria rispetto al resto del Paese. Per trovare un dato medio nazionale attorno al 13% bisogna tornare all’11 gennaio scorso. In più di tre mesi, l’Italia ha trovato (seppure in una condizione difficile, il numero dei morti è sempre molto elevato) il modo di “gestire” l’aumento del contagio, mentre in regione se n’è perso il controllo. E intanto, in un sistema sanitario ridotto all’osso da anni di tagli (preceduti da anni di sprechi), sulle Aziende sanitarie grava il peso della campagna vaccinale. Risultato: i contagi toccano cifre mai viste e la regione si trova in fondo alla classifica per il numero di dosi somministrate.

Meno vaccini. E il tasso di letalità scende poco

Francesco Luchetta, fisico calabrese ed editor di “Coronavirus dati e analisi scientifiche”, pagina social che offre spunti interessanti sull’evoluzione della pandemia, ha pubblicato su Facebook un post in cui prova a fare il punto sullo stato della campagna vaccinale. I numeri sono aggiornati al 23 aprile, subito prima della due giorni di “Vax Day” pensata per spingere in avanti le immunizzazioni, ma sono significativi. La Calabria deve vaccinare ancora in prima dose il 33% degli over 80 ed è tra le regioni messe peggio anche per i 70enni: solo il 30% si è vaccinato in prima dose (solo la Basilicata ha una performance peggiore). «Se poi andiamo a mettere insieme 70-79 con gli over 80 – sottolinea Luchetta – troviamo che oltre tre over 70 su cinque (61%) è stato vaccinato almeno in prima dose».

Francesco Luchetta

È uno dei dati più importanti. Ma anche in questo ambito la Calabria resta indietro: è al 45%. Lo studioso analizza anche la letalità che, «per effetto di tutte le vaccinazioni finora effettuale – se e quando queste saranno tutte efficaci – dovrebbe teoricamente ridursi di circa il 62%». Dai primi dati emerge una diminuzione del 72% in Trentino Alto Adige, del 70% in Emilia, del 69% in Veneto e del 68% in Marche e Toscana. Calabria e Sicilia sono ancora le uniche regioni sotto al 50% (si fermano al 48). È questo l’aspetto sul quale, in definitiva, pesano maggiormente i ritardi. Meno immunizzati significa più decessi. La crisi del sistema sanitario, purtroppo, si traduce in un maggior numero di morti.

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