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«L’Asp di Cosenza va ricostruita». I moniti del direttore sanitario Rizzo

Il dirigente medico nel rilevare i dati della settimana sottolinea anche che il management dell’Azienda sta lavorando per «eliminare orti e orticelli»

Pubblicato il: 10/05/2021 – 7:20
«L’Asp di Cosenza va ricostruita». I moniti del direttore sanitario Rizzo

CORIGLIANO ROSSANO I “messaggi” inviati da Martino Rizzo sono ormai inequivocabili. L’Asp di Cosenza va «ricostruita» e «si lavora anche per eliminare orti e orticelli».
Nel fare l’ormai consueto punto sull’andamento pandemico sul territorio provinciale, il direttore sanitario dell’Azienda sanitaria non ha peli sulla lingua nell’esprimere alcune considerazioni.
«La pandemia da Covid-19 è stata violenta in questa terza ondata, con sviluppi imprevedibili e completamente sconosciuti. Il sistema sanitario – scrive Rizzo sulla sua pagina Facebook – ha subito uno shock ed ha reagito, più per la buona volontà dei singoli che per una reale risposta organizzata. C’è stato chi si è impegnato, chi si è sacrificato e chi è rimasto a guardare. Di questo si dovrà tener conto in futuro». Primo monito.
«Nonostante l’intensità – insiste – ed il lungo tempo di esposizione alla pandemia, abbiamo saputo adattarci alla situazione, “inventando” soluzioni, forse non ottimali, ma d’emergenza, pagando comunque un alto costo in provincia di Cosenza, con 484 morti fino ad oggi e 21.185 contagiati».
Il sistema sanitario dell’Asp di Cosenza, prosegue Rizzo, «non era certo tale da sopportare indenne l’impatto del virus, ma alcune “innovazioni” e adattamenti, non approvate da tutti, hanno consentito di arrivare ad oggi, con un’onda che sembra attenuarsi. Ed a questo punto, visto che la pandemia non è ancora finita, possiamo trasformare la crisi in opportunità. Abbiamo aumentato i posti letto Covid, portandoli in due mesi da 38 a 115, con nuovi letti, arredi e, solo in parte, personale. Abbiamo adeguato gli impianti dei nuovi reparti. Sta per partire la manutenzione degli ascensori e la loro sostituzione dove non riparabili ed alcuni erano fermi dal 2008».
Rizzo informa anche che stanno per essere rimpinguate le terapie intensive a Corigliano Rossano da 4 a 10, come nello spoke di Paola-Cetraro. Sempre a Corigliano Rossano le degenze di sub-intensiva sono già attive mentre a brevissimo inizieranno i lavori di adeguamento per la riapertura dell’Unità di terapia intensiva cardiologica – con vista sull’emodinamica – e la riorganizzazione dei pronto soccorso. «Proprio con un buon pronto soccorso e una cardiologia all’altezza – aggiunge – potremo soddisfare i bisogni indifferibili. Per le altre patologie c’è il tempo di organizzarsi e scegliere, anche se dovremo pensare a come garantire le cure nel nostro territorio. Sarà completamente riformata l’Usca, che a pandemia conclusa potrà essere riconvertita ad assistenza domiciliare di qualità, ed anche la Centrale operativa territoriale deve essere rivista e diventare utile strumento di collegamento con i medici di medicina generale e con quelli di guardia medica».

I moniti di Rizzo

Rizzo a questo punto sottolinea come il nuovo management stia «lavorando, per ricreare un’azienda distrutta». Secondo monito. «Si lavora, anche per eliminare orti e orticelli», terzo. Poi il quarto avvertimento: «Qualcuno ancora non ha capito che le richieste devono essere avallate da dati di attività. Se si fa tanto, si può avere di più per fare meglio, se non si fa niente non si può chiedere nulla per fare poco più di niente. E c’è purtroppo chi ancora si ostina solo a chiedere».
Il dirigente medico rammenta anche che «non si trovano medici. Pediatri, anestesisti, psichiatri, radiologi, pneumologi, tutti introvabili. E anche personale d’emergenza, per il pronto soccorso. Per il 118 c’è da fare un discorso a parte. C’è una convenzione, i turni sono massacranti, l’impegno professionale è elevato, le remunerazioni sono basse remunerazioni, niente ferie e malattia. A breve nessuno sarà più disponibile a lavorare al 118 e per questo bisognerà modificare il contratto. Discorso simile – insiste – per la guardia medica. Qualche sindaco, giustamente, si lamenta (come avvenuto venerdì scorso con i cittadini di Lonbobucco, ndr) e purtroppo non si trovano medici per coprire le postazioni». Per Rizzo si tratta di retaggi del passato e di situazioni frutto del «numero chiuso» alla facoltà di Medicina.

I dati

Il direttore sanitario dell’Asp di Cosenza rivela, ancora, i dati relativi all’ultima settimana e alla serata di ieri: 141 nuovi casi in provincia di Cosenza, 37 sullo Ionio. «I tamponi positivi sono il 14,1% del totale, valore ancora molto alto rispetto a quello nazionale. La settimana dell’Asp è andata come avevamo previsto e come avevamo sperato: scende l’ondata funesta e siamo 810 nuovi casi settimanali». A proposito dei numeri degli ultimi sette giorni, 7 nuovi casi sono stati registrati a Caloveto, 13 a Mandatoriccio (erano 43 due settimane fa), 5 a Pietrapaola, 14 a Rocca Imperiale che oggi potrebbe chiudere l’esperienza con la zona rossa, 4 a Calopezzati, 2 a canna, 15 a cariati, 32 a Cassano (erano 61), 3 a Campana, 7 a Villapiana, 1 a Longobucco, 46 a Corigliano Rossano (erano 123 due settimane fa), 1 a Cerchiara, 2 a Francavilla Marittima.
Un’ultimissima raccomandazione riguarda la zona gialla in vigore da oggi. «Dopo tanto tempo apriranno bar e ristoranti, un po’ di ossigeno per i gestori. Ma possiamo aiutarli usando la testa, sempre la distanza e la mascherina».

Campagna vaccinale

Da domani potranno prenotarsi gli over 50 e «tra una quindicina di giorni, probabilmente, apriremo a tutti. Siamo vicini alle 250mila dosi in provincia di Cosenza. È il momento giusto per vaccinarsi, prenotatevi. Fate il vaccino che è disponibile e non abbiate preconcetti, non ci sono vaccini “migliori”. Ricordo che agli insegnanti, alle forze dell’ordine, agli impiegati degli uffici giudiziari, ai servizi pubblici essenziali hanno somministrato AstraZeneca – conclude Martino Rizzo – e gli effetti collaterali segnalati si contano sulle dita di una mano, su circa 50.000 dosi inoculate». (lu.la.)

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