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Mattia Preti ai raggi X, progetto per studenti-restauratori a Taverna

Al via gli studi sulla pala dell’altare della chiesa di Santa Barbara. Le università aprono un “cantiere” per riscoprire l’opera dell’artista

Pubblicato il: 16/05/2021 – 9:33
Mattia Preti ai raggi X, progetto per studenti-restauratori a Taverna

TAVERNA Un lavoro a carattere multidisciplinare – con l’ausilio di docenti universitari ed esperti – per conoscere meglio una delle grandi opere realizzate e donate alle chiese del paese natale dal concittadino più illustre di tutti i tempi, Mattia Preti, pittore tra i protagonisti del Seicento italiano. È intorno al “Patrocinio di Santa Barbara”, maestosa pala esposta nell’altare centrale della chiesa di Santa Barbara che si sviluppa il progetto scientifico-didattico “Coltiva la bellezza: Adotta un quadro” che vede protagonisti gli allievi delle terze classi della scuola media di Taverna.

Il progetto

L’iniziativa promossa dall’Istituto Comprensivo di Taverna, diretto da Susanna Mustari è attuata in stretta sinergia con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Catanzaro e Crotone, con a capo Francesca Casule e il responsabile di zona Giovanni Marrello; la Curia dell’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, rappresentata dal Responsabile diocesano dell’Ufficio Beni Culturali don Maurizio Franconiere; le parrocchie di Taverna, guidate da don Simone Marchese e il maestro restauratore Giuseppe Mantella. Il dipinto (olio su tela di cm 460 X 305), capolavoro dell’arte tardo barocca dipinto a Malta nel 1688, rappresenta Santa Barbara accolta in cielo dal Cristo seduto su nuvole. Due putti, dietro la santa inginocchiata, tengono in alto la torre, luogo della sua prigionia, e la spada con la quale fu decapitata.

mattia-preti-taverna

La chiesa diventa un laboratorio

E proprio in queste settimane, la chiesa tavernese di Santa Barbara che ospita da sempre la tela si è trasformata in un laboratorio per indagini diagnostiche sul dipinto più grande per dimensioni di Mattia Preti. Sante Guido e Giuseppe Mantella, restauratori e coordinatori del progetto, sono impegnati in forza di un protocollo sottoscritto con le università della Calabria, di Messina e di Malta, ad indagare le opere autografe dell’artista presenti sul territorio maltese e calabrese per poi prendere in considerazioni, con un migliore bagaglio di dati e approfondimenti, le opere presenti nel territorio italiano sempre in relazione alla produzione degli anni maltesi. Obiettivo è contribuire alla realizzazione di una banca dati che raccolga gli aspetti tecnici del periodo maltese di Preti al fine di completare la comprensione del novero delle opere presenti in moltissimi musei in Italia e oltre confine. In campo, ci sono anche Mauro Francesco La Russa dell’Università di Calabria, presidente dell’Associazione Italiana di Archeometria (AIAr) che, durante la realizzazione delle indagini diagnostiche eseguite alla presenza degli studenti, ha spiegato l’importanza delle tecniche usate per riscoprire Mattia Preti.

Riscoprire Mattia Preti

Il gruppo di ricerca beni culturali del Dipartimento DiBEST dell’Unical, infatti, da anni è impegnato in diversi aspetti legati sia alla diagnostica che alla conservazione anche del patrimonio culturale e in questo progetto il dipartimento si occuperà della caratterizzazione dei pigmenti usati dal pittore, dello stato di conservazione e dell’identificazione delle diverse forme di alterazione e degrado presenti sul dipinto grazie alla strumentazione, sia mobile che fissa a disposizione. E ancora: Valentina Venuti, ordinario di Fisica Applicata ai Beni culturali dell’Università degli Studi di Messina ha illustrato ai ragazzi come attraverso anche l’utilizzo di strumentazione portatile è possibile l’identificazione dei pigmenti utilizzati nella realizzazione di un’opera e quindi risalire alla tavolozza dell’artista e Sebastiano D’Amico ed Emanuele Colica, docenti dell’Università di Malta che, da alcuni anni, stanno scandagliando con sistema d’avanguardia alcune opere di Preti durante le fasi del restauro. «Un cantiere didattico e di lavoro – sostengono gli animatori dell’iniziativa – all’insegna della conoscenza e della scoperta, dove i giovani e la scienza sono i veri attori di un progetto che promuove l’arte e la bellezza come scelta etica e sociale per la rinascita culturale di un territorio che vuole crescere nella consapevolezza del proprio se’ e della valorizzazione di un patrimonio inestimabile che la storia ha rimesso nelle sue mani». (Ansa)

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