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l’iniziativa

A Taverna ecco “Dolci (c)reati”, tra pasticceria e letteratura

In occasione della fiera del Gutenberg l’istituto alberghiero ha incontrato la casa circondariale di Catanzaro

Pubblicato il: 02/06/2021 – 12:20
A Taverna ecco “Dolci (c)reati”, tra pasticceria e letteratura

TAVERNA (CATANZARO) «Oggi mi avete regalato un giorno di libertà. Siete il mio vero successo immenso». Con queste parole riportate dalla dottoressa Angela Paravati, direttrice della Casa circondariale “Ugo Caridi” di Catanzaro, Fabio Valenti ha ringraziato gli alunni delle classi I A, III A e IV A dell’Istituto alberghiero di Taverna, coordinati dalla prof.ssa Chiara Fera, e gli alunni della I C dell’Istituto alberghiero di Botricello, coordinati dalla prof.ssa Federica Tomaino (gli istituti appartengono al polo IIS “Rita Levi Montalcini” di Sersale la cui dirigente scolastica è la dott.ssa Cristina Lupia), che hanno animato la presentazione del libro “Dolci (C)reati” (Città del Sole edizioni) svoltasi nella sala consiliare del comune di Taverna in occasione della fiera del libro Gutenberg ideata dal professor Armando Vitale. Tanti gli ospiti in collegamento all’evento che ha visto tra i relatori, insieme alla dott.ssa Paravati e all’autore Valenti, la curatrice del libro avv. Ilaria Tirinato, il già professore di Pedagogia generale alla “Sapienza” di Roma Nicola Siciliani de Cumis e la prof.ssa Giorgia Gargano, professionisti impegnati nel corso di scrittura e lettura che si tiene all’interno del penitenziario di Siano durante il quale è nata l’idea di mettere insieme in un libro – la cui prefazione è a firma del noto pasticcere Luca Montersino – le ricette sperimentate negli anni da uno dei detenuti del circuito di massima sicurezza. Un dibattito che ha lasciato il segno nel cuore dell’autore Valenti, visibilmente emozionato dall’intensità delle riflessioni suscitate nei ragazzi dalla lettura di un libro nato dalla costruzione artigianale in cella degli strumenti da pasticceria, a dimostrazione di una forte passione «nata per gioco come tutte le cose serie della vita – ha raccontato – Un gioco che poi è diventato una sfida, dando vita a qualcosa di buono dove in realtà forse di buono pensavo di non trovare nulla». Una passione che Fabio cerca di trasmettere ai compagni: «Ci capita spesso di specchiarci l’un l’altro guardando alla sofferenza comune, quindi ci rimbocchiamo le maniche pensando di vincere il male e lavoriamo insieme attivamente per la creazione di un futuro migliore per tutti». «Nello scegliere il libro per la XVIII edizione del Gutenberg, non ho avuto alcun dubbio – ha riferito la prof.ssa Chiara Fera che ha moderato l’incontro – non solo per le ricette che sarebbero state utili agli studenti di un istituto alberghiero, ma per il magnifico messaggio di perseveranza e riscatto che avrebbe certamente arricchito l’animo dei miei alunni. E così è stato: sono rimasti sin da subito affascinati dalla fiducia in un sogno che ha dimostrato di resistere strenuamente alle difficoltà e alle restrizioni di un “fine pena mai”. Hanno lavorato per mesi, spesso in orario extrascolastico, con slancio e curiosità, esplorando ogni aspetto del libro: culinario, psicologico, artistico e letterario». «Il carcere non è un luogo dove tutto finisce ma un luogo da cui si può ricominciare e migliorare – ha spiegato la dott.ssa Paravati – Sono lieta di questa giornata che è anche occasione per far scoprire agli adolescenti un mondo purtroppo poco conosciuto. Con i tanti laboratori attivi nel penitenziario abbiamo ottenuto risultati grandiosi sul piano professionale, dando ai detenuti la possibilità di acquisire delle competenze, ma soprattutto sul piano emotivo e sociale, allentando tensioni che comprensibilmente sorgono quando si sta a perenne contatto con persone che hanno percorsi e vissuti differenti». «Questo libro ci insegna che sbagliare è umano ma capire lo sbaglio e rimettersi in piedi è una straordinaria prova di rinascita e forza – ha commentato l’alunna Benedetta Garcea – Senza la dott.ssa Paravati tutto ciò non sarebbe stato possibile: la sua comprensione e il grande valore umano dimostrato nella scelta di aprire un laboratorio di pasticceria all’interno del carcere mi hanno fatto pensare a un autore studiato quest’anno, Cesare Beccaria, e all’importanza del reinserimento sociale». «Come un moderno Don Chisciotte – ha fatto notare l’alunno Antonio Lobello – Fabio Valenti ha perseverato con ostinazione nella costruzione di forno, bilancia, pennelli e utensili vari con tutte le difficoltà legate alle privazioni di una cella. Ha vissuto in funzione delle sue fantasie, quasi fino a perdere ogni legame con la realtà, fin quando quel sogno, poi, si è realizzato davvero». Un salto nel vuoto che avrà forse comportato timori e paure all’inizio del percorso. «Una paura che – ha confidato Antonio Lia – se riusciamo a gestire ci darà una grande carica per le sfide che dovremo affrontare, ma se sarà lei a controllarci rischiamo di bruciarci e di non vivere la vita come vorremmo. C’è di certo però che Fabio ha dimostrato di non essersi mai arreso, insegnando a tutti noi che non esiste ostacolo che possa impedire il compimento di un obiettivo». Una storia di redenzione creativa scaturita dalla profonda fiducia nell’articolo 27 della Costituzione italiana e resa ancor più avvincente dal curioso accostamento dei dolci al codice penale, pensato dall’avv. Tirinato che ha affiancato l’autore nel progetto. Decisivo è stato il laboratorio di scrittura e lettura tenuto dal professor Siciliani De Cumis, che ha raccontato: «L’esperienza di Fabio è un modello pedagogico che va oltre il contesto in cui è nato. Diventa raccontabile, imitabile, esportabile e pubblicabile, tant’è vero che a un certo punto l’esperienza si è fatta libro. Ho vissuto questa giornata, che resta indimenticabile, come fosse un “gioco”, una parola che ha tanti affascinanti significati, e vorrei rivolgere ai ragazzi – di cui mi ha piacevolmente colpito la viva partecipazione – l’augurio che possano vivere il più possibile in modo ludiforme, ovvero che tutto ciò che faranno nella loro vita lo facciano divertendosi». «Quando la prof.ssa ha iniziato a parlarci della storia di Fabio ho subito pensato a “Delitto a castigo”, il romanzo di Dostoevskij di cui abbiamo letto qualche brano in classe – ha detto Nicole Candido – Penso che per Fabio la pasticceria rappresenti ciò che per Raskolnikov rappresenta Sonja: motivo di fede e fiducia nel futuro, consapevolezza che nulla sia perduto, ma tutto da riscrivere». «I sogni, quasi sempre, aiutano a sollevarci dagli abissi in cui ci troviamo. Con il mio sogno ho voluto rappresentare il sogno di qualcun altro, ed è stato bellissimo. Un sogno – quello di Fabio – che si è realizzato, dimostrando che la libertà e la felicità non si trovano in nessun luogo al di fuori di noi». A dirlo è l’alunna Sara Lia, una giovane artista di Taverna che ha realizzato un dipinto ispirandosi alla storia di Fabio Valenti. Martina Ursetta, nel mostrare un dolce preparato seguendo la ricetta dell’autore, ha intrecciato la passione di Fabio alla sua, «tramandata dalla mia dolce mamma nei lunghi pomeriggi trascorsi a osservarla tra i fornelli. Ho sempre amato avere qualche impasto tra le mani per sentirmi parte di un entusiasmo travolgente, i miei occhi ritraggono la cucina come arte, voglia di scoprire, fame di arrivare a essere ciò che ho sempre desiderato». Se per Martina la pasticceria è legata all’infanzia, per Desirée Trapasso «è una forma d’amore e di altruismo che si sostituisce alle parole e aiuta spesso a esprimere i miei sentimenti». Gli studenti della IV A Benedetta Garcea, Antonio Lia e Sara Lia hanno inoltre proiettato un video realizzato nel laboratorio di cucina della scuola replicando una ricetta del libro. Tante e coinvolgenti le domande degli alunni Cristian Macrì, Antonio Lia, Manuel Pupo, Davide Frustaci, Sergio Contino, Christian Cristofaro, Sara Ambrogio e Nicoletta Chifor. Toccanti le risposte (fatte pervenire dalla dott.ssa Paravati) di Fabio Valenti – a cui gli alunni della 3A, coadiuvati dalle prof.sse Angela Talarico, Orsola Chiodo e Antonella Cappelleri, hanno donato un cartellone con una ricetta disegnata a mano – che ha rivolto agli studenti dell’Istituto alberghiero un commovente consiglio: «Costruite un futuro degno di voi e per cui non dovrete temere il giudizio dei vostri figli e nipoti. Siate inclusivi, siate aperti agli altri e al mondo senza lasciarvi vincere dalle sue vane illusioni. Create legami forti e leali, amate e lasciatevi amare. La pasticceria, come ogni altro lavoro, nobilita l’uomo, ma ognuno di noi ha il diritto/dovere di nobilitare il lavoro. Siate grati ai vostri genitori, rispettate chi è “sopra” di voi e siate compassionevoli e miti con chi è “sotto” di voi. Se la vostra aspirazione a divenir pasticceri sarà animata e sostenuta da questi sani principi potrete star certi del successo. Mi auguro che questo lavoro vi possa trasmettere quelle forti emozioni che io stesso sto vivendo e le stesse vi siano di stimolo per farvi realizzare quel sogno di diventare non un pasticcere ma il pasticcere».

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