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Rinascita Scott, il processo al colonnello Naselli passa a Vibo

Lo ha deciso il Tribunale collegiale di Catanzaro accogliendo parzialmente un’eccezione di incompetenza territoriale sollevata dalle difese

Pubblicato il: 10/06/2021 – 14:53
Rinascita Scott, il processo al colonnello Naselli passa a Vibo

CATANZARO Il Tribunale collegiale di Catanzaro – presidente Carmela Tedesco – ha parzialmente accolto l’istanza di incompetenza territoriale e funzionale sollevata dagli avvocati difensori di Giuseppe Calabretta e Giorgio Naselli, imputati in uno dei cinque tronconi nei quali si divide il processo Rinascita-Scott, istruito dalla Dda di Catanzaro contro le cosce vibonesi e i loro sodali. I legali Gennaro Lettieri, Giuseppe Fonte e Rocco Maria Di Dio avevano chiesto che il processo venisse spostato a Teramo ma il collegio ha deciso di trasferire il processo a Vibo Valentia
Questo troncone del processo vede imputati l’amministratore fittizio Giuseppe Calabretta, l’imprenditore Rocco Delfino, alias “U Rizzu”; Salvatore Delfino, figlio di Rocco e titolare del 33% delle quote della società del padre; Roberto Forgione, socio di minoranza di Rocco Delfino; Ilenia Tripolino, fidanzata del figlio di Rocco Delfino e Giorgio Naselli, colonnello dei carabinieri. Le accuse vanno, a vario titolo, dal trasferimento fraudolento di valori alla rivelazione all’utilizzazione di segreti d’ufficio

L’accusa

Secondo l’accusa l’imprenditore Rocco Delfino è soggetto affiliato alla ‘ndrangheta ed in particolare alle sue articolazioni territoriali note come cosche “Piromalli” e “Molè’” di Gioia Tauro, alleate ai Mancuso di Limbadi. Delfino nel 2011 costituiva la società Ecotrasporti srl con sede in Palmi, avente come oggetto sociale l’autotrasporto di cose conto terzi e anche il recupero e trattamento dei rifiuti non pericolosi – attribuendo in modo fittizio la titolarità del 33% delle quote della predetta società al figlio Salvatore Delfino. Nel 2016 Rocco Delfino attribuiva in modo fittizio anche la titolarità delle restanti quote societarie al figlio e alla fidanzata Elena Tripolino. Nel 2017 Salvatore Delfino cedeva il 93% delle quote a Giuseppe Calabretta. In seguito, Calabretta e Tripolino, per eludere le misure di prevenzione, in accordo con Rocco Delfino, trasferivano la sede legale della società a prima a Reggio Calabria e poi in provincia Teramo (da qui la ragione da cui nasce l’eccezione di incompetenza territoriale da parte delle difese). Rocco Delfino e i suoi soci, infine, avrebbero messo in atto tutta una serie di reati per superare le problematiche connesse all’interdittiva antimafia e dalla possibile adozione di misure di prevenzione, come attribuire fittiziamente la carica di amministratore unico a Elena Tripolino, o trasferire la sede legale della società dalla provincia di Teramo a Chiaravalle Centrale.
Dal canto suo il colonnello Naselli, in accordo con l’avvocato Giancarlo Pittelli (imputato nel troncone principale del processo), abusando della sua qualità di pubblico ufficiale, quale Tenente Colonnello dell’Arma dei Carabinieri con l’incarico di Comandante Provinciale di Teramo, avrebbe acquisito notizie d’ufficio che dovevano rimanere segrete sulla società Mc Metalli srl di Rocco Delfino. Naselli avrebbe rivelato che la pratica pendente in Prefettura, conteneva delle criticità, criticità, oggetto di verifiche in corso. (ale. tru.)

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