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«Le bugie del Mig libico caduto in Sila»

Alle 20,59 del 27 giugno 1980 il DC9 Itavia, Bologna-Palermo, esplodeva nel cielo di Ustica con 81 vittime. Il massimo esperto della materia, il giornalista Andrea Purgatori, ha scritto sul Corser…

Pubblicato il: 29/06/2021 – 9:09
di Bruno Gemelli
«Le bugie del Mig libico caduto in Sila»

Alle 20,59 del 27 giugno 1980 il DC9 Itavia, Bologna-Palermo, esplodeva nel cielo di Ustica con 81 vittime. Il massimo esperto della materia, il giornalista Andrea Purgatori, ha scritto sul Corsera l’altro ieri: «Quarantuno anni dopo i magistrati della Procura della Repubblica di Roma (Maria Monteleone e Erminio Amelio) che procedono per il reato di strage potrebbero chiudere l’inchiesta, dopo aver raggiunto non poche certezze nel mare dei “non ricordo” di molti testi ascoltati e dei continui tentativi di sviare l’indagine verso scenari (una bomba piazzata a bordo da un fantomatico terrorista) che hanno come unico obiettivo quello di azzerare le responsabilità dei vertici militari e dei servizi segreti dell’epoca».

Giovanni Spadolini, ministro della difesa dal 1983 al 1987, ebbe a dire che chi avesse risolto il giallo del Mig libico caduto sulle montagne della Sila avrebbe potuto capire la strage di Ustica. Non sono bastati 41 anni per conoscere la verità “ufficiale”.

Quella notte il capitolo decisivo fu scritto nei cieli della Sila. I servizi segreti militari della Nato posticiparono l’evento al 18 luglio 1980. I resti del MiG-23MS dell’aeronautica militare libica furono trovati appunto sull’altopiano silano, in zona Timpa delle Magare, in contrada Colimiti, nel Comune di Castelsilano (il paese sino al 1950 si chiamava “Casino di Calabria”). Il corpo del pilota Ezzedin Fadah El Khalil venne ritrovato privo di vita poco distante dai rottami che poi furono raccolti dalla ditta dei Fratelli Argento di Gizzeria.

La pista calabrese restò sempre calda se è vero che il 22 agosto 2016 lo stesso Purgatori intervistò il maresciallo Giulio Linguante dell’Aeronautica militare che affermò che il Mig di Gheddafi non fosse caduto il 18 luglio 1980 ma la stessa notte in cui cadde il veicolo civile. Chi allora, nel Marchesato, vide, constatò, intervenne, testimoniò, sui resti dell’aereo e sul pilota morto, dovette fare marcia indietro o tacendo o cambiando versione o parlando d’altro. In sostanza – si disse allora – che il registro comunale di Castelsilano fosse stato manomesso per certificare che l’aereo libico era caduto il 18 luglio 1980.

Insomma, tra le bugie dei 40 anni di Ustica elencate nel suo speciale Atlantide, Purgatori considera la più grossa tra le fake news di questi decenni quella relativa al Mig libico recuperato sulla Sila. «La versione ufficiale raccontava che era precipitato perché il pilota, decollato da Bengasi, aveva avuto un infarto, l’aereo era arrivato da solo in Calabria con il pilota automatico, e quando era finito il carburante era caduto sulla Sila. Oltre ai fori sulla carcassa e alla decomposizione del cadavere del pilota – ha spiegato il giornalista – ci sono dei testimoni in Calabria che quella notte videro un aereo inseguito da due caccia militari che gli sparano col cannoncino, se la possono raccontare come gli pare, ma insomma». Purgatori ha poi aggiunto, «ci sono una serie di elementi su cui hanno lavorato i magistrati che chiariscono che sotto al Dc9 c’erano almeno uno o due aerei che si nascondevano, bersagli di quello che era successo quella notte e che probabilmente erano libici. Certamente uno era quello che è finito sulla Sila probabilmente ce n’era un altro come ha sempre sostenuto Gheddafi».

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