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A Verbicaro le riprese di “Una Femmina” il film sulle ribelli di ‘ndrangheta

Rosa, la protagonista, incarna le storie delle calabresi che si sono rivoltate contro la mafia. Il regista è il cosentino Francesco Costabile

Pubblicato il: 04/07/2021 – 21:31
A Verbicaro le riprese di “Una Femmina” il film sulle ribelli di ‘ndrangheta

VERBICARO Da circa un mese la Calabria è il set cinematografico di Una femmina il film di Francesco Costabile, regista cosentino che si è ispirato all’opera Fimmine ribelli di Lirio Abbate. La protagonista è Lina Siciliano, che interpreta Rosa e incarna l’esempio delle donne calabresi che si sono ribellate alla ‘ndrangheta come Giusy Pesce, Lea Garofalo e Maria Concetta Cacciola. Al momento a Verbicaro, piccolo paese del Parco Pollino, si stanno girando alcune scene del film. Il regista – come ha reso noto Repubblica – dopo una serie di sopralluoghi ha scelto di fermarsi in «un paese che si è sempre schierato contro la ’ndrangheta – ha commentato Costabile – ci hanno accolti molto bene». Tra le vie e le abitazioni arroccate di Verbicaro, comune di 2800 anime, nei prossimi giorni bisognerà girare la scena della processione, rimandata a causa delle condizioni meteo. Altre scene che riguardano la protagonista, invece, hanno già avuto il loro ciak. Gli altri attori coinvolti sono Fabrizio Ferracane, Annamaria De Luca, Simona Malato, Luca Massaro, Mario Russo, Vincenzo De rosa, Pina Turco. Il soggetto è firmato da Lirio Abbate e Edoardo De Angelis (regista del pluripremiato Indivisibili), la sceneggiatura è di Liro Abbate, Serena Brugono, Adriano Chiarelli e Francesco Costabile. Il film è prodotto da Attilio De Razza e Pierpaolo Verga una produzione Tramp Limited e O’ Groove in collaborazione e distribuito nelle sale da Medusa Film.

«Grazie a queste donne molto è cambiato»

«La grande intuizione del regista — racconta Lirio Abbate a Repubblica — è stata racchiudere nella protagonista le tante donne reali che ho raccontato: Giusy Pesce, Lea Garofalo, Maria Concetta Cacciola. Per amore, e senza riflettori, hanno iniziato a ribellarsi a realtà nell’entroterra della Calabria dove prima che arrivi all’adolescenza ti scelgono un marito, non esiste il divorzio e se resti vedova non puoi rifarti una vita». Grazie a loro, dal 2013 a oggi molto è cambiato: «L’anno scorso le testimoni di giustizia erano più di trenta, per questo la Calabria ha una frattura importante del sistema criminale». Alla quarta settimana di riprese lo scrittore, i produttori Attilio De Razza e Pierpaolo Verga e Giampaolo Letta di Medusa hanno sostenuto il progetto che ha avuto una gestazione lunga e difficile: «Ci sembrava una storia potente, importante», spiega Letta. È quella di Rosa, una ragazza che rompe il muro dell’omertà all’interno della sua stessa famiglia e scopre che la madre non si è suicidata, come tutti dicono, ma è stata eliminata dai familiari per “pulire” il disonore di essere diventata una testimone di giustizia, come accaduto nella realtà a Maria Concetta Cacciola, uccisa con l’acido muriatico. Costabile: «Siamo partiti da questa parabola narrativa — una donna che si ribella e cerca di vendicare sua madre — per poi trasfigurarla, contaminarla con il genere: questo film è anche un melodramma, un thriller psicologico con punte horror».

«Ho scoperto Lina in una casa famiglia e l’ho voluta per il film»

Con Abbate e Costabile firmano la sceneggiatura Adriano Chiarelli e Serena Brugono, che rivela «la difficoltà di andare oltre il genere, scavare nei personaggi e costruire un racconto più intimo. Rosa è una donna rivoluzionaria che spero mostri ad altre donne che si possono avere dei sogni: in certi contesti non si arriva neanche a questo. Vedere un racconto che parla di un sogno che può essere il tuo può accendere qualcosa». Il produttore Pierpaolo Verga sottolinea che la giovane protagonista «non è una ragazzina ma una donna lucida, capace di una strategia che mette due famiglie l’una contro l’altra, permettendole di emanciparsi». Lina Siciliano non sapeva se avrebbe potuto reggere un ruolo così intenso: «Poi, però, ho pensato alla forza di quelle donne reali e ho capito che dovevo farlo anche per loro». Costabile l’ha scoperta in una casa famiglia: «Lina è stata la prima che ho incontrato e l’ho aspettata anche quando è rimasta incinta». La versione di Lina: «Ero a Napoli, mi chiama l’educatrice che ha cresciuto me e i miei sei fratelli quando, a dieci anni, sono arrivata alla casa famiglia. Non volevo andarci ma per farla contenta mi sono convinta e al provino ho improvvisato. Con stupore mi hanno scelta. Ieri ho girato una scena forte di violenza psicologica con il mio padrino, don Ciccio (Fabrizio Ferracane, ndr). Il set è un lavoro duro, devi scavare nelle emozioni e nei dolori. Ho affrontato i mostri che avevo dentro». Dell’infanzia nella casa famiglia racconta che «manca l’affetto principale; non ci sono Natale, Pasqua, il bacio della buonanotte, ma non è un orfanotrofio. C’erano i miei fratelli, la tranquillità, la possibilità di studiare. Nella sfortuna, sono stata fortunata». Della madre che ha partorito l’ultimo figlio e se ne è andata dice: «C’è chi abbandona i giocattoli e chi i figli». Lei, invece, si è presa cura dei piccoli: «Ci chiamano i “fratelli pigna”, abbiamo preteso di poterci continuare a vedere, siamo uniti ancora oggi». Ha fatto mille lavori: barista, segretaria, cassiera in una macelleria. E dice: «Grazie a questo film ho pagato l’affitto e tanti conti. Cosa sogno? Di continuare a fare l’attrice, ma non mi aspetto niente. Non sono una da castelli in aria».

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