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Corruzione all’Asp di Reggio, il consigliere Paris resta ai domiciliari

Decisione del Tribunale del Riesame per l’esponente dell’Udc, eletto nel 2020, e coinvolto nell’inchiesta “Inter Nos”

Pubblicato il: 03/09/2021 – 13:11
Corruzione all’Asp di Reggio, il consigliere Paris resta ai domiciliari

REGGIO CALABRIA Il Tribunale del Riesame ha confermato gli arresti domiciliari per il consigliere regionale della Calabria Nicola Paris, eletto nel 2020 con la lista dell’Udc e arrestato nell’agosto scorso con l’accusa di corruzione nell’ambito dell’inchiesta “Inter Nos” coordinata dalla Dda e dalla Procura ordinaria di Reggio Calabria. Paris, che è difeso dagli avvocati Francesco Calabrese e Attilio Parrelli, é stato arrestato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Karin Catalano su richiesta del procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri, dell’aggiunto Gerardo Dominijanni e dei pm Walter Ignazitto, Giulia Scavello e Marika Mastrapasqua.
L’indagine, condotta dalla Guardia di finanza, ha fatto luce sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta negli appalti dell’Azienda sanitaria di Reggio Calabria. Secondo l’accusa, in particolare, Paris avrebbe tentato di intervenire, è scritto nel provvedimento restrittivo, con il presidente facente funzioni della Regione Calabria, Antonino Spirlì, al fine di sollecitare il rinnovo contrattuale” del direttore del settore della struttura complessa Gestione Risorse Economico Finanziarie dell’Azienda sanitaria, Giuseppe Corea.
Quest’ultimo, secondo gli inquirenti, è la persona grazie alla quale le imprese vicine ai clan Serraino, Iamonte ed a quelli della Locride si accaparravano gli appalti.
Nel corso dell’indagine i finanzieri hanno intercettato anche le conversazioni tra gli imprenditori e Paris durante un pranzo per festeggiare la proroga dell’incarico a Corea e per il quale la settimana scorsa il Riesame ha confermato la misura cautelare in carcere. «Firma tutto Corea….Firma tutto e futtatindi». Sono le frasi
intercettate dai commensali davanti a Paris che avrebbe brindato con gli altri indagati dicendo «Viva Corea per…noi». Un brindisi che, per i pm, dimostra “senza ombra di dubbio la consapevolezza nell’indagato in ordine alla sussistenza del rapporto corruttivo in essere con la Helios”, l’associazione temporanea di imprese che è riuscita per anni ad avere rapporti con l’Azienda sanitaria in assenza di qualsiasi procedura di evidenza pubblica.

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