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“Mala pianta”, Pittelli ancora in carcere: resta il cavillo del braccialetto elettronico

L’ex parlamentare ha ottenuto dal Riesame di Reggio i domiciliari. Ma resta irrisolto il problema procedurale. I legali: «Questione va chiarita»

Pubblicato il: 13/11/2021 – 13:10
“Mala pianta”, Pittelli ancora in carcere: resta il cavillo del braccialetto elettronico

REGGIO CALABRIA E’ tuttora in carcere, malgrado il Tribunale del riesame di Reggio Calabria gli abbia concesso gli arresti domiciliari, l’avvocato ed ex senatore Giancarlo Pittelli, coinvolto, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, nell’inchiesta “Mala pianta” sulla cosca Piromalli della ‘ndrangheta condotta dalla Dda reggina. Resta irrisolto, infatti, il cavillo procedurale legato al mantenimento per Pittelli del braccialetto elettronico la cui applicazione era stata disposta dal Tribunale di Vibo Valentia quando all’ex parlamentare furono concessi gli arresti domiciliari anche nell’ambito del procedimento “Rinascita Scott”, scaturito da un’inchiesta della Dda di Catanzaro, in cui il penalista é accusato sempre di concorso esterno in associazione mafiosa. La questione potrebbe essere risolta in giornata, ma non é neppure escluso che, data la complessità della situazione, Pittelli sia costretto a trascorrere ancora in carcere il fine settimana, malgrado il beneficio ottenuto.

I legali: «Questa situazione non può durare ancora»

«Questa situazione non può durare ancora. Il nostro assistito rischia di restare in carcere per tutto il fine settimana nonostante gli siano stati concessi i domiciliari. Abbiamo interessato della questione anche le Camere penali di Catanzaro e Reggio Calabria, che dovranno prendere una posizione su questa vicenda». Lo affermano, in una nota, gli avvocati Salvatore Staiano e Guido Contestabile, difensori dell’ex senatore Giancarlo Pittelli.
«C’è una questione fondamentale – aggiungono – che va chiarita. La mancata scarcerazione di Pittelli non rappresenta un atto di insubordinazione da parte del carcere. I responsabili della casa di reclusione si stanno ponendo un problema reale e concreto che qualcuno avrebbe dovuto risolvere già ieri. La questione va chiarita da chi ha il potere di farlo, che non è certamente la direzione della struttura carceraria. Noi non stiamo aggredendo il carcere che, non facendo parte della giurisdizione, non si può assumere la responsabilità di fare uscire Pittelli senza il braccialetto elettronico in assenza di uno specifico provvedimento da parte dell’autorità giudiziaria competente». (Ansa)

Murgano e Iacopino: «Basta con l’accanimento carcerario a Giancarlo Pittelli. Questa è barbarie»

«Apprendiamo con sgomento che l’avvocato Giancarlo Pittelli, nonostante il provvedimento di immediata scarcerazione emesso dal Tribunale della libertà di Reggio Calabria, che ha annullato l’ordinanza cautelare disposta dal gip dello Stretto, si trova ancora in carcere a causa della mancanza del braccialetto elettronico, che peraltro aveva con sé al momento dell’arresto. Oltre al danno, la beffa». È quanto riferiscono in una nota il presidente e il segretario della Camera penale di Catanzaro, Valerio Murgano e Francesco Iacopino.
«Dopo un anno di carcere “duro” in Sardegna, lontano dagli affetti e da ogni sentimento di pietà, e dopo un nuovo provvedimento restrittivo con il quale si è ritenuto di dover prolungare – ingiustamente (visto l’esito del riesame) – le enormi sofferenze carcerarie già abbondantemente patite con la privazione della libertà e degli affetti nella forma più estrema – proseguono – lo Stato continua a mostrare il suo volto autoritario, quello che non riesce a concepire un minimo sentimento di umanità, accanendosi ulteriormente contro un uomo ultrasettantenne e ammalato, totalmente inoffensivo, piagato nel fisico e nella mente. Ogni ritardo nell’esecuzione di un provvedimento di scarcerazione, ogni notte in carcere ingiustamente prolungata, è una ferita alla libertà dell’uomo».
«La vicenda di Giancarlo Pittelli – avanzano Murgano e Iacopino – rappresenta e coagula tutte le inefficienze e i ritardi del nostro sistema giustizia, che concepisce la libertà come “pratica” amministrativa da sbrigare e scarica sull’uomo detenuto le sue lentezze e disfunzioni. È questo il livello di civiltà giuridica di cui andar fieri? È questo il sistema giustizia che questa terra, la nostra terra, già troppo martoriata, è destinata a meritarsi? Un sistema carcerocentrico, reso ancora più feroce dalla sua esasperata burocrazia, quale unica risposta al bisogno di giustizia, è un’offesa alla nostra costituzione e a chi ha sacrificato la propria vita in difesa delle nostre libertà. È un’offesa ai principi di civiltà giuridica che stanno alla base del nostro patto sociale. Diciamo basta a un sistema “giustizia” che in nome di un malinteso senso di sicurezza sociale – concludono – ha anestetizzato le coscienze collettive, sempre più incapaci di reagire di fronte a ogni violazione dei diritti e delle libertà della persona. Giancarlo Pittelli e, come lui, ogni uomo in attesa di libertà, va restituito subito alla propria famiglia».

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