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«Un sistema sanitario da rivedere»

L’emergenza Covid affrontata in questi mesi dalla nostra Regione è segnata da decisioni non  audaci, talvolta lacunose, che hanno relegato la Calabria in zona gialla e che rischia di farci andare …

Pubblicato il: 21/12/2021 – 12:59
di Gerardo Mancuso*
«Un sistema sanitario da rivedere»

L’emergenza Covid affrontata in questi mesi dalla nostra Regione è segnata da decisioni non  audaci, talvolta lacunose, che hanno relegato la Calabria in zona gialla e che rischia di farci andare in zona arancione. La relazione tra incidenza di infezione ogni 100.000 abitanti ed incremento percentuale dei casi pongono la nostra Regione nella fascia a rischio. L’incremento percentuale è del 3.6% nella settimana fra il 10 ed il 17 dicembre, ben al di sopra fra tutte le Regione del Sud Italia e sopra la Lombardia, il Piemonte, Emilia Romagna ed il Friuli Venezia Giulia. Tuttavia i casi attualmente positivi per 100.000 abitanti sono al di sotto della media nazionale e solo la mancanza di posti letto mette sotto pressione il sistema e rischia di far chiudere la Regione fra non molto se il trend non si inverte. Le scelte passate sono state insufficienti, hanno disegnato una rete con dotazioni di posti letto carente e chi doveva ha solo atteso alla finestra l’evolvere dei fatti senza riuscire a mettere in atto strategie di intervento efficaci e sicure. Non a caso la nostra Regione ha speso solo il 25 % dei fondi Covid perdendo l’opportunità di implementare i posti letto, le piante organiche e la dotazione tecnologica degli ospedali. La rete di assistenza è stata polarizzata sugli Ospedali Hub e su iniziative infruttuose come l’apertura di nuovi reparti in strutture inutilizzate senza una reale sapienza scientifica e organizzativa.

Gli Ospedali Spoke sono stati utilizzati come bacino di secondo livello. Insomma esattamente come non si doveva fare e soprattutto il contrario di come è stato fatto nelle Regioni del Nord Italia. Negli anni passati siamo stati bravissimi a copiare i documenti programmatici, salvo a dimenticare qualche riferimento territoriale, questa volta neanche questo. Il risultato di questa strategia organizzativa è posti letto insufficienti soprattutto di rianimazione e la Calabria che scivola verso la zona arancione. Ma un altro dato dobbiamo registrare. I pazienti “non Covid” sono stati trascurati ed oggi censiamo patologie più evolute e più gravi. Le malattie croniche si presentano con maggiore aggressione e oggi rappresentano la vera emergenza del nostro sistema sanitario. C’e’ un incremento di malattie cerebrocardiovascolari, il diabete con maggiori complicazioni, lo scompenso cardiaco, le malattie polmonari, le metaboliche ed i tumori si presentano con maggiore gravità. La pandemia ha causato una riduzione di aspettativa di vita di un anno. L’età media di sopravvivenza in Calabria è scesa nelle donne da 85 a 84 anni e nel maschio da 80 a 79 anni, ma nei prossimi cinque anni se non si pone rimedio concreto al fenomeno che ha coinvolto le malattie croniche assisteremo ad una ulteriore riduzione di aspettativa di vita. E’ vero che i pazienti hanno avuto timore a recarsi da uno specialista, ma è pur vero che sono stati blindati tutti gli ospedali per le attività di controllo per le malattie croniche. Cosa fare. Intanto bisogna coinvolgere le persone competenti, i professionisti della Sanità. Le Società scientifiche potrebbero dare un notevole contributo con posizioni tecniche corrette e scevre da interessi. Poi bisognerà pensare ad un nuovo Sistema Sanitario e qui la politica ha un ruolo fondamentale nel comprendere che in una Regione popolata da 1.800.000 abitanti, la rete di assistenza non può essere dettata da desideri di predominanza territoriale, ma solo da interessi generali di tutta la popolazione. La saggezza popolare è quasi sempre la guida ed un aneddoto chiarisce bene il concetto. Una nonnina a cui avevo detto se volesse essere curata in ospedale vicino casa, vicino ai figli oppure in un Ospedale lontano da casa ma con tutte le attrezzature e tutti i professionisti del caso mi rispose. «Vorrei andare in un posto dove mi curano e poi tornare a casa». Il Pnrr obbligherà la nostra Regione a scelte radicali, come la trasformazione degli ospedali piccoli in ospedali di comunità, e bisognerà essere preparati anche culturalmente alla sfida della riorganizzazione ospedaliera. I territori avranno uno sviluppo obbligato verso una direzione nuova con i medici di famiglia protagonisti e con risorse a loro affidate del tutto nuove. E la informatizzazione della sanità sarà un processo obbligato. Le prime decisioni del Presidente vanno in questa direzione ma è necessario che tutti remino dalla stessa parte.

*Vice Presidente Nazionale Società Italiana di Medicina Interna

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