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Catanzaro, la palude centrosinistra tra il Pd “plaza de toros” e l’incognita De Magistris

Tre candidati sindaco di area e un caos generale alimentato dai divisivi congressi dem. Mentre il movimento dell’ex pm agita il sonno di tutti

Pubblicato il: 17/01/2022 – 17:45
Catanzaro, la palude centrosinistra tra il Pd “plaza de toros” e l’incognita De Magistris

CATANZARO Aspettando la linea di Nicola Irto e del Nazareno. Per il Pd e quindi per il centrosinistra di Catanzaro sono giorni di attesa e di confusione. Le trattative per le elezioni comunali del capoluogo sono al momento a un punto sostanzialmente fermo, anche perché è successo quello che tutti temevano: l’interferenza della stagione congressuale del Pd con il percorso verso il voto per il dopo Abramo-Quater. Il primo congresso, quello regionale, è stato archiviato ma paradossalmente quello che ne è uscito rischia di incasinare ancora di più il campo del centrosinistra, nel quale al momento coabitano – o meglio  si contrappongono – tre candidature sindaco di matrice più o meno democrat (e comunque di centrosinistra): i docenti universitari Nicola Fiorita, sostenuto dal Nuovo Centrosinistra targato essenzialmente Pd e M5S, Valerio Donato, iscritto al Pd e in lizza con un progetto civico e trasversale, e l’avvocato Aldo Casalinuovo, anch’egli ispiratore di un movimento di impronta civica.

La “plaza de toros” del Pd

Un quadro estremamente frastagliato che il voto degli iscritti al congresso regionale tutto avrebbe fatto tranne che chiarire. Secondo quanto si apprende da fonti del Pd regionale, la città di Catanzaro è quella che avrebbe registrato la minore affluenza ai seggi per la conferma della leadership di Irto, si parla di un 30-massimo 40% di partecipazione. Dato che si presta a tante interpretazioni, da quelle più benevoli (disabitudine ai congressi, scarso appeal di una contesa senza contesa) a quelle più maligne, come una chiara presa di distanza dei militanti dem dalla complessiva gestione del partito in città e non solo e soprattutto dalla complessiva gestione della fase delle trattative per le Comunali. Sta di fatto che il vantaggio che stavolta i democrat e il centrosinistra potevano avere rispetto al centrodestra, sul piano della tempistica nella quadratura del cerchio, è stato già dilapidato. Sempre fonti del Pd regionale riferiscono che il nome di Nicola Fiorita, uscito da una sorta di consultazione-scouting culminata in un’assemblea del Pd cittadino dai contorni molto fumosi, avrebbe comunque già avuto riscontri al Nazareno (anche perché avrebbe anche il sostegno del Movimento 5 Stelle di Conte), ma è evidente che, fin quando non sarà decisa la partita del Quirinale la segreteria nazionale democrat non metterà mano al dossier di Catanzaro. E in più di mezzo ci sono questi benedettissimi-maledettissimi congressi provinciali e cittadini del Pd che al momento sono una “plaza de toros”, con i big che procedono in ordine sparso: a sostegno della candidatura a sindaco di Fiorita ci sarebbero sia il parlamentare Antonio Viscomi sia il consigliere regionale Ernesto Alecci, che invece in sede congressuale vengono allineati su posizioni diverse. Insomma, un bel po’ di caos, che, in uno con il “segnale” dell’astensionismo congressuale, consegnano a Irto una bella grana da risolvere, mentre dalla pancia della coalizione qualcuno torna a rievocare le primarie come lavacro dei peccati e gancio per emergere dalla palude.

La “variabile” De Magistris

Né, in tutto questo, aiuta il centrosinistra la “variabile” De Magistris: la recente decisione del movimento dell’ex sindaco di Napoli ed ex pm di Catanzaro di essere della partita anche nel capoluogo calabrese ha ancora di più fibrillato lo schieramento. DeMa ha annunciato “liste autonome” per le Comunali catanzaresi, formula che dice tutto e niente. Dice però quel tanto che basta ad aprire la corsa a “tirare per la giacchetta” il movimento guidato dal candidato governatore alle ultime Regionali. Da DeMa in realtà non si sbilanciano, facendo intendere che contatti sarebbero stati avviati sia con Fiorita sia con Donato e che comunque c’è sempre la terza strada, quella di andare per conto proprio, e facendo intendere anche però che al momento è inutile arrovellarsi su cosa faranno De Magistris e i suoi, perché per ora l’esigenza è strutturarsi sul territorio nel contesto di un’azione politica più ampia e di respiro nazionale. Insomma, un’altra “incognita” che si aggiunge alle mille incognite che agitano il Pd e il centrosinistra. Come sempre, del resto. (a. cant.)

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