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il dramma

Bimba morta di Covid, l’Ao di Cosenza: «Non siamo stati contattati»

Il management: «No ad allarmismi che sfiduciano genitori e cittadini». I pediatri: «Riorganizzare l’area. Non c’è un piano per le emergenze»

Pubblicato il: 31/01/2022 – 12:32
Bimba morta di Covid, l’Ao di Cosenza: «Non siamo stati contattati»

COSENZA La morte per Covid della bimba di due anni, originaria di Mesoraca, trasportata prima da Crotone a Catanzaro e poi all’ospedale ospedale Bambino Gesù, ha lasciato il segno. E tutta una serie di reazioni alla tragedia. Tra queste la sezione calabrese della Società italiana pediatria e l’azienda ospedaliera di Cosenza che in una nota riferisce di non essere stata contattata per il caso specifico, pur avendo disponibilità di posti letto nella terapia intensiva pediatrica. E lo fa per «precisare quanto viene fatto nella nostra Regione al fine di evitare inutili e pericolosi allarmismi che certamente non sono finalizzati al miglioramento delle cure, ma semplicemente a creare ulteriore sfiducia e paura nei genitori e nei cittadini».

Ao Cosenza: «Non siamo stati contattati»

«Nel corso del 2021 sono stati trattati 38 bambini in Terapia Intensiva Pediatrica con ottimi risultati e solo alcuni casi bisognevoli di assistenza ventilatoria in ECMO, sono stati trasferiti in ospedali specializzati fuori regione». Così spiegano in una nota che risponde alle polemiche di queste ora il commissario dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, Isabella Mastrobuono, i direttori dei dipartimenti Emergenza-Urgenza, Pino Pasqua, e Materno Infantile, Gianfranco Scarpelli, «in riferimento agli articoli relativi alla mancata attivazione in Calabria della Terapia Intensiva Pediatrica».  
«È opportuno precisare quanto viene fatto nella nostra regione al fine di evitare  inutili e pericolosi allarmismi che certamente non sono finalizzati al miglioramento delle cure, ma semplicemente a creare ulteriore sfiducia e paura nei genitori e nei cittadini. La Regione Calabria – prosegue la nota – con DCA n° 89 del 15 giugno 2017 aveva previsto l’assegnazione di 6 posti letto di terapia intensiva pediatrica all’azienda ospedaliera di Cosenza. Infatti dal 2018 nell’Azienda ospedaliera di Cosenza sono stati attivati 4 Posti Letto di terapia intensiva pediatrica per bambini con peso oltre i dieci chili in ambienti dedicati di terapia intensiva dell’adulto e 2 posti letto di terapia pediatrica per bambini con peso inferiore a dieci chili in locali adiacenti alla terapia intensiva neonatale».
«La bimba di sei mesi trattata e stabilizzata a Cosenza e trasferita, poi presso il Bambino Gesù di Roma solo nel momento in cui si è ritenuto necessario sottoporla a Ventilazione in ECMO è la riprova che la Tip dell’Annunziata esiste ed è in grado di dare risposte esaurienti», prosegue la nota.
«In Italia sono presenti 23 terapie intensive pediatriche di cui 16 a solo gestione da parte degli anestesisti della terapia intensiva dell’adulto, 4 terapie intensive pediatriche sono a gestione dei pediatri e 3 terapie intensive pediatriche sono a gestione mista. È ormai consolidata la stretta relazione esistente tra volumi di attività e qualità delle prestazioni, per cui è sempre più opportuno concentrare le attività ad elevata specializzazione in pochi Centri – concludono Mastrobuono, Pasqua e Scarpelli – sia per i costi e sia per le competenze necessarie: non è possibile prevedere posti letto di Tip in ogni ospedale. Nell’Azienda ospedaliera di Cosenza è stata realizzata una stretta collaborazione tra anestesisti e pediatri/neonatologi che permette di garantire prestazioni di qualità con ottimi risultati, pur nelle difficoltà derivanti dalla carenza di personale. Nel caso specifico della piccola bambina di Mesoraca, l’Azienda ospedaliera di Cosenza dotata di posti letto di terapia intensiva pediatrica non è stata assolutamente contattata e coinvolta nell’eventuale presa in carico».

La Società italiana pediatria: «Riorganizzare l’intera area»

«La triste notizia della morte per Covid 19 della bambina di Mesoraca, lontano dalla sua casa e dalla sua famiglia – è quanto riportato dalla nota diramata dalla la sezione calabrese della Società italiana pediatria – riapre l’annoso problema della mancanza nella nostra regione di un piano organico per la gestione dell’emergenza urgenza in età pediatrica e, soprattutto, della mancata attivazione di una unità operativa complessa di Terapia Intensiva pediatrica regionale. E questo nonostante quanto indicato dall’Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2017 e, in particolare, quanto stabilito dal Decreto Dca 89/ 2017 con cui era stata autorizzata l’attivazione nella Regione Calabria di una Unità operativa di Terapia intensiva Pediatrica ad alta specialità con quattro posti letto».
Ne consegue che i bambini calabresi «che necessitano di elevata intensità di cure vengono oggi trattati impropriamente nelle Terapie intensive dell’adulto o, molto più frequentemente, trasferiti in strutture extra regionali, come nel caso della piccola deceduta al Bambin Gesù di Roma, con tutte le problematiche assistenziali ed i gravi rischi per la salute dei bambini che un trasferimento in condizioni di emergenza comporta. Tutto questo si inserisce nel più ampio contesto delle criticità relative all’attuale gestione delle cure pediatriche nella nostra Regione, legate soprattutto all’assoluta mancanza di un piano strategico rivolto a migliorare l’efficacia e l’efficienza dell’intera rete assistenziale dedicata ai bambini calabresi».
La necessità, dunque, è quella di una «riorganizzazione dell’intera rete assistenziale pediatrica regionale, compresa quella relativa all’emergenza urgenza capace di superare le carenze strutturali, tecnologiche ed organizzative attualmente esistenti, appare quindi non più rinviabile. Non solo per garantire risposte adeguate alle esigenze di salute della popolazione residente e dare ai bambini calabresi la sanità che meritano – conclude la nota – ma anche per ridurre la migrazione sanitaria, un problema sanitario e socio- economico che in Calabria aspetta da decenni risposte adeguate».
Anche il presidente calabrese della Società italiana di pediatria, Domenico Minasi, nei giorni scorsi al Corriere della Calabria aveva sottolineato la necessità di riformare la rete pediatrica (ne abbiamo parlato qui).
Anche per Minasi va risolto «l’annoso problema della mancanza nella nostra regione di un piano organico per la gestione dell’emergenza urgenza in età pediatrica e, soprattutto, della mancata attivazione di un’unità operativa complessa di terapia intensiva pediatrica regionale».

Sapia si appella ad Occhiuto: «Servono subito personale e dotazioni complete»

«La Calabria ha urgente bisogno di terapie intensive pediatriche munite di tutto il necessario. È un dovere morale nei riguardi dei nostri bambini e della piccola Ginevra, che purtroppo non ce l’ha fatta. Chiedo al commissario Roberto Occhiuto che questa sia la sua priorità e mi attendo azioni immediate». Lo afferma, in una nota, il deputato di Alternativa Francesco Sapia, che alla Camera siede in commissione Sanità, il quale ricorda: «Nel merito avevo interrogato il governo in tempi lontani, sollecitando ascolto e risposte, consapevole della necessità di ulteriori sforzi rispetto a quelli compiuti per attrezzare l’ospedale di Cosenza. Non è più possibile perdere altro tempo, bisogna andare ai fatti e tutelare i più piccoli, che non sono figli di un dio minore». «Come tutti i calabresi – prosegue il parlamentare di Alternativa – mi stringo attorno alla famiglia di Ginevra, esprimendo commossa vicinanza. Le parole e i sentimenti non bastano, però. Dobbiamo lavorare tutti perché i nostri bambini abbiano risposte in Calabria e perché nella regione ci siano le dotazioni e il personale che occorrono. È il momento di mettere da parte le logiche dei numeri e di far prevalere il diritto alla salute. Serve anzitutto la volontà politica, perché i bambini – conclude Sapia – sono la speranza e il futuro della Calabria».

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