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Catanzaro, il tavolo permanente tutto è tranne che permanente. Segnali di diaspora nel centrodestra

Coalizione completamente ferma, in tanti confidano nelle decisioni romane. Mentre candidature come quella di Donato attraggono varie forze civiche

Pubblicato il: 12/03/2022 – 20:33
Catanzaro, il tavolo permanente tutto è tranne che permanente. Segnali di diaspora nel centrodestra

CATANZARO È come sfogliare una margherita, un petalo alla volta che viene via. Le trattative del centrodestra per la scelta del candidato sindaco di Catanzaro si sono infilate in un binario morto. «Sul tavolo non c’è nessun vero nome, al momento», confida una fonte molto autorevole della coalizione. Il gioco dei veti incrociati e le tensioni tra i big hanno completamente ingessato lo schieramento, che un paio di settimane fa aveva provato a tirarsi d’impaccio con l’allestimento di un tavolo permanente di confronto che al momento non sta ottenendo nessuno dei risultati che si era prefissato: e cioè, l’unità del centrodestra e la scelta di un candidato sindaco condiviso. Per la verità, non c’è neanche il tavolo, nel senso che, a parte contatti e riunioni ristrette e riservate, non si ha contezza di interpartitiche convocate per questo weekend o per i prossimi giorni. Lo stallo insomma è completo, e smentisce anche alcune analisi e alcune letture di questi giorni.

Il distacco delle forze civiche

In tanti infatti hanno pensato che l’accelerazione nel campo del centrosinistra, con la scelta del Pd di appoggiare a candidatura a sindaco di Nicola Fiorita, come per incanto avrebbe “svegliato” anche il centrodestra, inducendolo ad alzare il ritmo. Ma questo non è avvenuto, mentre in queste ore si moltiplicano i segnali di un lenta ma progressiva diaspora nel centrodestra. Si tratterebbe solo di consumare i passaggi del caso. Un po’ alla volta, la candidatura di Valerio Donato, che ormai anche ufficialmente e quasi formalmente ha troncato con il Pd e il centrosinistra, starebbe rosicchiando il campo del centrodestra, attirando a sé l’area moderata e le forze civiche che fino a oggi hanno fatto parte di questo schieramento ma che adesso vivono con disagio l’impasse generale e anche la rinnovata centralità nelle trattative assunta dal coordinatore provinciale di Forza Italia, Mimmo Tallini, e dal sindaco uscente Sergio Abramo. Non è un mistero, del resto, che il nome di Donato è già rimbalzato sul tavolo ufficiale del centrodestra, sotto la spinta dell’Udc guidata dal segretario provinciale Giovanni Merante, ma – secondo fonti accreditate – adesso a Donato guarderebbero con crescente interesse altre aggregazioni civiche (almeno quattro, dicono i bene informati) storicamente orbitanti nel centrodestra e gravitanti intorno ai leader territoriali. E anche l’area “Catanzaro da Vivere” – che ha visto finora sacrificati sull’altare dei veti incrociati due papabili candidati come Baldo Esposito e Marco Polimeni – starebbe valutando di posizionarsi al di fuori del centrodestra classicamente inteso. In più, anche la candidatura del presidente dell’Ordine degli avvocati, Antonello Talerico, reduce dall’endorsement di Azione di Carlo Calenda e catalizzatore di almeno tre liste, starebbe intercettando parecchi delusi del centrodestra, svuotandone ulteriormente i ranghi.

La pratica Catanzaro sul tavolo nazionale?

In buona sostanza al momento il perimetro della coalizione di centrodestra sarebbe costituito dai partiti classici, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega, che sono sempre un asse forte e competitivo, ma anche i “grandi” al loro interno hanno qualche problema. A esempio, Forza Italia vivrebbe ancora il dualismo tra il coordinatore regionale Giuseppe Mangialavori e Tallini. Quanto alla Lega, fonti accreditate riferiscono che nei giorni scorsi il plenipotenziario sul territorio, Filippo Mancuso, abbia esposto al leader nazionale Matteo Salvini la grossa difficoltà nella quale si trova la coalizione a Catanzaro. Infine, Fratelli d’Italia – come riportato oggi dal Corriere della Calabria – conferma che serve più di un chiarimento all’interno della coalizione. È dunque impasse, anche e soprattutto sui nomi, anche se qualcuno ancora “resiste” come quello dell’avvocato Valerio Zimatore. Mentre più di un big avrebbe incominciato a muoversi per trasferire le trattative e quindi il potere decisionale al tavolo romano e ai massimi livelli della coalizione: forse gli unici, al momento, in grado di fermare il distacco dei petali dalla margherita. (a. c.)

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