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«L’umanità e il buio. Ecco come siamo ingannati»

Mattino presto. Provo a godere un po’ più a lungo del tepore del letto. Non mi alzo nel buio della notte, come negli altri giorni. Provo, invece, ad illanguidirmi, in attesa dell’alba. E tuttavia,…

Pubblicato il: 14/03/2022 – 8:11
di Francesco Bevilacqua*
«L’umanità e il buio. Ecco come siamo ingannati»

Mattino presto. Provo a godere un po’ più a lungo del tepore del letto. Non mi alzo nel buio della notte, come negli altri giorni. Provo, invece, ad illanguidirmi, in attesa dell’alba. E tuttavia, non riesco proprio a scacciare dai pensieri la tragedia in atto in Ucraina.
Ieri sera ho riletto qualche pagina di uno dei miei libri di narrativa preferiti, “Dersu Uzala, il piccolo uomo delle grandi pianure”. È la storia vera di un’amicizia fra un indigeno della Taiga siberiana dell’Ussurijk (sud est della Russia), Dersu Uzala, ed un ufficiale dell’esercito russo, Vladimir K. Arsen’ev (1872/1930), esploratore, geografo ed etnografo. Il racconto di Arsen’ev, pubblicato nel 1923 in Russia (da noi il libro è edito da Mursia) fu reso famoso dall’omonimo film di Akira Kurosawa del 1975, Premio Oscar nel 1976. Dersu è l’epigone di un mondo arcaico in rapido disfacimento, in cui l’uomo vive ancora immerso nella natura, rispettando le altre creature come suoi pari, con uno spiccato senso del sacro – inteso come mistero insondabile – incarnato dallo spirito della foresta, verso cui l’uomo deve sempre orientare le proprie azioni. Arsen’ev è invece lo scienziato evoluto e colto, che esplora la Taiga per conquistarla, da degno rappresentante di una specie, l’uomo, che pone il proprio genio al di sopra di tutto. Ma Dersu, con la sua mitezza, con la sapienza, materiale e spirituale, che gli viene dagli insegnamenti della natura, riesce, alla fine, a mettere in crisi le certezze dell’ufficiale russo. Una lettura sempre affascinante, che ci riporta ad una visione olistica del mondo, ad un’idea di interdipendenza e di rispetto. E però anche una lettura malinconica, soprattutto in questo tempo in cui tutto sembra, invece, dominato dall’individualismo, dalla competizione e dalla spietatezza.
E sono proprio competizione e spietatezza che trovano nella guerra – quella in atto, ma anche tutte le altre che hanno funestato “Il secolo breve”, come lo chiamò lo storico Eric Hobsbawm (1917/2012) in un suo famoso libro del 1994 (in Italia edito da Rizzoli) – la loro espressione parossistica. Si ritiene cioè che per raggiungere obiettivi politici o economici sia lecito calpestare i diritti di altri stati, altri popoli e ricorrere, impunemente, a bombardamenti, distruzioni, uccisioni. Mi riferisco non solo alla guerra praticata con le armi e con l’ausilio di una martellante propaganda mediatica. Vi è anche un altro tipo di “guerra”, infatti, questa volta priva di cannoni e carrarmati, con una copertura mediatica più raffinata e subliminale. Una guerra non dichiarata, nutrita dalla competizione e dalla spietatezza tipiche del mercato senza regole, fatta di elargizioni di denaro ed armi, di corruzione, di lusinghe e profferte di protezione. Una guerra che ha come scopo quello di unificare il pianeta sotto la bandiera del liberismo più sfrenato, considerare la terra un’immensa miniera da saccheggiare ed i popoli un gigantesco esercito di consumatori.
Possiamo sostenere che la “crisi delle democrazie occidentali” e del “modello americano di anarchismo individualistico” (definizioni di Hobsbawm) è all’origine anche di quest’ultima folle guerra che stiamo vivendo. Lo aveva preconizzato Giulietto Chiesa (1940/2020) in articoli, libri, conferenze e interviste ancora rinvenibili su Yotube: l’illusione della crescita infinita, di una globalizzazione senza limiti, di un sistema economico-finanziario divoratore di risorse, vite, tradizioni, culture, modi di concepire il mondo, sarebbe stato alla base di un futuro conflitto mondiale. E Chiesa aveva previsto che l’innesco sarebbe avvenuto esattamente in Ucraina, paese conteso fra la fame insaziabile di conquista del blocco occidentale nell’illusione di eliminare possibili competitori, e la reazione violenta della Russia desiderosa di riespandere la zona di influenza dell’ex URSS, che le era stata gradualmente erosa. E tanto è puntualmente accaduto, appena due anni dopo la morte di Chiesa.
La guerra in Ucraina non è frutto di un’azione avventata. È chiaro che vi è dietro un piano preparato con precisione maniacale. Solo dopo aver gettato le basi per la creazione di un blocco alternativo a quello occidentale, Putin ha sferrato l’attacco. I pilastri del nuovo blocco “orientale” sono tre colossi geografici, economici, militari e demografici come Russia, Cina e India, con tutte le loro nazioni satellite. Con l’aggravante che questi tre stati, da soli, costituiscono il più vasto mercato del mondo. Mentre i mercati occidentali sono giunti al limite della loro capacità di consumi interni a causa di una naturale saturazione dei bisogni, per quanto indotti, di una diminuzione dei redditi delle classi medio basse, dell’inferiore bacino demografico cui attingere.
Ma prima di Giulietto Chiesa, aveva previsto questo scenario lo stesso Hobsbawm nella parte per così dire “profetica” del suo libro, l’ultimo capitolo. Lo storico, vi ribadisce le cause storiche del fallimento del sistema sovietico, di quello capitalistico e dei sistemi pur sempre capitalistici ma calmierati da un maggior interventismo statale. Ma Hobsbawm constata anche l’inanità delle democrazie occidentali, dove “le elezioni diventano solo una gara di menzogne in materia fiscale” (testuale) ed il voto degli elettori non conta nulla. Analizza poi i processi macroeconomici in corso, le grandi disuguaglianze fra aree del mondo, la globalizzazione, i flussi migratori, i trend demografici, lo stato delle risorse, la crisi ecologica. Dopo aver ricordato tutto questo, pronuncia frasi dal tono oracolare che, un po’ arbitrariamente, raccolgo qui di seguito a mo’ di sintesi: «Senza dubbio gli abitanti di paesi stabili, forti e favoriti potrebbero ritenersi immuni dall’instabilità e dalle carneficine che tormentano le zone sfortunate del Terzo mondo e dell’ex mondo socialista, ma se lo credono davvero si sbagliano. La crisi nell’assetto degli stati nazionali tradizionali è sufficiente a rendere vulnerabili anche i paesi dell’Europa occidentale. […] Viviamo in un mondo catturato, sradicato e trasformato dal titanico processo tecnico-scientifico dello sviluppo del capitalismo, che ha dominato i due o tre secoli passati. Sappiamo, o per lo meno è ragionevole supporre, che tale sviluppo non può proseguire all’infinito. […] Le forze generate dall’economia tecnico-scientifica sono ora abbastanza grandi da distruggere l’ambiente, cioè le basi materiali della vita umana. Le stesse strutture delle società umane, comprese alcune basi sociali dell’economia capitalista, sono sul punto di essere distrutte dall’erosione di ciò che abbiamo ereditato dal passato della storia umana. Il mondo rischia sia l’esplosione che l’implosione. Il mondo deve cambiare. […] Se l’umanità deve avere un futuro nel quale riconoscersi, non potrà averlo prolungando il passato o il presente. Se cerchiamo di costruire il terzo millennio su questa base, falliremo. E il prezzo del fallimento, vale a dire l’alternativa ad una società mutata, è il buio».
Ora, domando: se due intellettuali molto noti come Hobsbawm e Chiesa avevano scritto e detto pubblicamente che sarebbe accaduto tutto questo, come è possibile che uomini di governo, strateghi militari, agenti delle intelligence del potente Occidente non abbiano saputo prevenire gli avvenimenti? Se l’avessero fatto, avremmo avuto tutto il tempo di cercare, e forse trovare, una soluzione negoziale preventiva, evitando la carneficina e le distruzioni in atto. Delle due l’una: o l’Occidente è governato da perfetti incapaci, che non si sono prefigurati ciò che stava accadendo; oppure c’è qualcuno, da ambo le parti, che crede di sapere già come andrà a finire e pensa, comunque, di lucrarci sopra.

*avvocato e scrittore

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