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ripresa e resilienza

Il Pnrr visto da Sud. «I decisori hanno un’idea spesso distorta del Meridione»

Il dibattito nel corso della tavola rotonda organizzata dalla Scuola superiore di scienze delle amministrazioni pubbliche dell’Unical

Pubblicato il: 30/04/2022 – 11:49
di Fabio Benincasa
Il Pnrr visto da Sud. «I decisori hanno un’idea spesso distorta del Meridione»

COSENZA «Il Sud è frammentato e frammentario, i decisori hanno un’idea spesso distorta del meridione. Non si comprende bene cosa sia il Sud e di cosa abbia realmente bisogno». Ne è convinto Ercole Giap Parini, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università della Calabria, intervenuto nel corso della tavola rotonda “Pnrr visto da Sud” organizzata dalla Scuola superiore di scienze delle amministrazioni pubbliche dell’Unical. Il docente individua i nodi irrisolti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. «Penso ad alcuni oggetti di sostegno, tra questi c’è quello accademico e quello relativo alla ricerca. Non dovrebbero essere oggetti ma soggetti, capaci di produrre conoscenze che portino a pensare ad uno sviluppo del Sud come sistema». Una teoria che si scontra con una realtà decisamente diversa. «Tranne qualche timido tentativo di fare sistema con altri Atenei o di inserirsi in network complessi, ho l’impressione – continua Parini – che siamo sempre portati a indirizzare le nostre pratiche di ricerca senza che il decisore stimoli la ricerca stessa e la nostra capacità di interpretare un rullo diverso».

Pnrr, da occasione a leva di cambiamento

Saranno in grado i Comuni e le amministrazioni locali del Sud di cogliere le opportunità finanziarie del Piano? Cosa è ancora possibile fare per far sì che il Pnrr da occasione si trasformi in una leva effettiva di cambiamento e trasformazione degli assetti civili e produttivi del Mezzogiorno? A questi interrogativi rispondono Gianfranco Viesti, docente all’Università di Bari e il giornalista Marco Esposito. «La guerra può incidere moltissimo sul Pnrr, c’è un forte incremento dei prezzi e andranno riviste le quotazioni delle varie opere inserire nel Piano perché altrimenti le imprese non partecipano», dice Viesti. Che aggiunge: «C’è un senso di incertezza e preoccupazione che incide sulla capacità e la voglia id investire. Tutto dipende da quanto durerà il conflitto, se dovesse terminare presto tutto potrebbe tornare come prima, in caso contrario si assisterebbe alla grande fiammata dell’inflazione ed alla conseguente caduta del Pil. Che annullerebbero gli effetti del Piano». Secondo Esposito, «quello che dovrebbe accadere e finora non è accaduto è che per ciascuno obiettivo si capisca bene quale sia il livello amministrativo utile per intervenire». «L’importante – chiosa – è arrivare all’obiettivo: spendere i soldi e dare ai cittadini più diritti e più opportunità».

«Pnrr, la sfida delle sfide»

«Il Mezzogiorno si è trovato più volte a poter cogliere delle grandi occasioni, come la stagione della programmazione negoziata. L’opportunità del Pnrr non garantisce il successo, in questo che è “il migliore dei mondi possibili” per citare Voltaire». A dirlo, Francesco Raniolo docente di Politica comparata all’Università della Calabria. «Serve uno sforzo delle intelligenze, delle amministrazioni per mettere in valore le opportunità del Piano». Che sono enormi, «in un momento di drammatiche crisi economiche: sanitarie, economiche e internazionali come il conflitto in atto in Ucraina». «La guerra – conclude Raniolo – mina la tenuta degli equilibri economici. Il Pnrr è una scommessa, l’esito non è affatto scontato».

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