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lavoro legalità e giovani

La lunga battaglia, in Calabria, per il lavoro «di qualità» e legale

Incontro a Lamezia organizzato dall’Anpi. Sposato (Cgil): «Fuga irreversibile dei nostri giovani». Don Panizza: «Ancora tanto da costruire»

Pubblicato il: 16/06/2022 – 9:10
di Giorgio Curcio
La lunga battaglia, in Calabria, per il lavoro «di qualità» e legale

LAMEZIA TERME Tre macro temi fondamentali per poter analizzare alla base le criticità che – da decenni – attanagliano la Calabria, nonostante gli sforzi compiuti in tutti questi anni. Già perché quando si parla di giovani, lavoro e soprattutto legalità, è impossibile non pensare a quanto è stato detto e quanto in termini di sforzi, idee e proposte è stato fatto, non ottenendo in cambio i risultati sperati.

L’incontro Anpi

E dopo due anni durissimi di pandemia da Covid-19 e una guerra esplosa nel cuore dell’Europa, è ancora più complicato poter parlare di «ripresa» e «speranza», ma inevitabile. Ecco che affrontare la questione è già un primo passo, quello compiuto nel corso dell’incontro organizzato, a Lamezia Terme, dall’Anpi e che ha visto la presenza autorevole del direttore del Dispes dell’Unical, Giap Parini, Mario Vallone e Angelo Curcio, rispettivamente presidente dell’Anpi Catanzaro e referente di Anpi Lamezia, il fondatore della Comunità Progetto Sud, don Giacomo Panizza e il segretario regionale della Cgil Angelo Sposato. E poi il sindaco di Lamezia, Paolo Mascaro, l’assessore Gargano, Aquila Villella e il testimone di giustizia Rocco Mangiardi.

«Produrre occupazione di qualità»

«Il lavoro, oltre ad essere un fondamento della nostra Costituzione, si lega molto alla questione giovanile, soprattutto in Calabria. La fuga dalla nostra regione di giovani e famiglie è quasi irreversibile proprio per mancanza di lavoro». È perentorio proprio il segretario regionale della Cgil, Sposato, che spiega come «il tema dell’occupazione lo dobbiamo affrontare perché servono delle politiche mirate a queste fasce più deboli». «Quello della legalità – spiega ancora ai microfoni del Corriere della Calabria – è un tema altrettanto fondamentale ed è per questo che in questi giorni stiamo proponendo anche dei protocolli istituzionali alle Procure antimafia, alle Prefetture e ai sindaci per la tracciabilità della spesa dei fondi europei e del Pnrr, ma non basta: serve coinvolgere e impegnare tutte le associazioni e la parte viva della società civile». «Bisogna dunque creare quelle condizioni affinché tutte le risorse messe a disposizione possano produrre occupazione e, soprattutto, lavoro di qualità».  

L’infinta lotta al precariato

Quello del lavoro, in Calabria, è un tema tanto importante quanto la questione – ancora irrisolta – legata al precariato. «Dovevamo chiudere il bacino del precariato storico e procedere alle stabilizzazioni, lo avevamo già detto, e poi creare un piano per il lavoro che passi attraverso la manutenzione del territorio, le politiche industriali da fare anche con il Governo nazionale e i fondi legati alla sanità e tutto quello che si può sbloccare nella pubblica amministrazione, e bisogna farlo. Devono ripartire i concorsi nella pubblica amministrazione, prevedendo delle quote rivolte alle attività che molto dei lavoratori hanno svolto nel corso degli ultimi anni, dando risposte ai precari calabresi».  

Da Lamezia l’esempio Progetto Sud

Un territorio, quello Lametino, e una regione, la Calabria che ha bisogno di esempi positivi, sani. Legali. E non può non esserlo don Giacomo Panizza, storico fondatore della Comunità Progetto Sud. Secondo don Panizza, «qui c’è tanto da costruire: il tema giovani, lavoro e legalità ha tanto da costruire in Calabria e dalla Calabria. I giovani – spiega al Corriere della Calabria – più del passato stanno imparando che il lavoro non lo si può mungere dallo Stato, sanno che bisogna rimboccarsi le maniche. E sono tanti quelli che finora lo hanno fatto, anche partendo dai campi, dal settore socio-sanitario, dal basso e partendo dalla povertà e la disoccupazione ma c’è moltissimo lavoro da costruire e cambiare anche quelli che già lavorano, andando con capacità nuove e innovative».  Quella di Don Giacomo Panizza – ci tiene lui stesso a precisarlo – non è affatto una predica ma porte in dote due esempi lampanti di cui uno proprio di Lamezia Terme, «lavoro creato dai giovani».  È il progetto storico “Ciarapanì” risalente ormai ad oltre un decennio fa, quello che a Lamezia Terme ha di fatto “inventato” la raccolta differenziata. La nostra era una «cooperativa ideata da giovani di Lamezia. Giovani lametini peraltro di etnia rom, un servizio che poi s’è preso la Lamezia Multiservizi. Ma ecco, questo è un esempio lampante di quello che si può fare». (redazione@corrierecal.it)

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