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Il rapporto Utilitalia

Utilities, la grande opportunità per la Calabria

Oltre 11 posti di lavoro generati per milione di produzione. Ed un fatturato attuale di 165,1 milioni. Ma le potenzialità del settore sono enormi

Pubblicato il: 21/06/2022 – 11:13
di Roberto De Santo
Utilities, la grande opportunità per la Calabria

CATANZARO Le utilities anche per la Calabria rappresentano una grande opportunità per far crescere l’economia complessiva regionale e generare ricchezza ed occupazione. È quanto emerge dal “Rapporto Sud” elaborato da Utilitalia e Svimez che è stato presentato oggi a Napoli.
Secondo quanto riporta il report, nel 2020 (anno preso in esame dallo studio) il fatturato dei servizi di pubblica utilità della Calabria sono stati pari a 165,1 milioni di euro pari a 0,53 punti percentuali del Prodotto interno lordo. Un segmento capace di generare 8,2 posti di lavoro nella regione per ogni milione di euro di produzione.
Stando alle stime degli analisti, le aziende calabresi attive nei due settori considerati (idrico e servizi ambientali) nell’anno sono state in grado generare una produzione totale attivata pari a 268,2 milioni di euro all’interno della Calabria. Con effetti anche sull’economia complessiva italiana.
Visto che dai dati Utilitalia elaborati da Svimez, nel corso dell’anno il valore aggiunto è stato pari a 230,2 milioni di euro con un valore della produzione totale attivata pari a 421,3 milioni di euro e una ricaduta in termini occupazionali stimato ad 11,1 posti di lavoro per milione di euro di produzione.
Numeri importanti che danno la misura delle potenzialità del segmento delle utilities, soprattutto alla luce di un elemento discriminate: le aziende che operano nei settori dei servizi di pubblica utilità sono ancora marginali rispetto all’economia complessiva calabrese.
Le stime parlano che allo stato rappresentano appena lo 0,5% del Pil. Uno dei dati più bassi d’Italia e anche delle otto regioni del Sud presi in esame dallo studio.
Da qui l’enorme margine di crescita che potrebbe derivare da investimenti mirati e da strategie di politica economica tese a far sviluppare imprese che si occupano di servizi essenziali per la popolazione come la gestione delle risorse idriche ed il ciclo integrato dei rifiuti. Potenzialità che si svilupperebbero, fanno presente gli analisti, grazie ad una corretta gestione delle risorse inserite nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Una strategia che porterebbe benefici per contribuire al superamento del service divide, oltre all’influenza degli effetti dei cambiamenti climatici sulle risorse idriche.

I dati del Sud Italia

A livello di Mezzogiorno, dai dati del rapporto, nel corso del 2020 il valore della produzione (fatturato) dei servizi di pubblica utilità del Mezzogiorno ha sfiorato i 5 miliardi di euro (dati relativi a un campione di 241 aziende del Sud), che corrispondono al 21% dell’intero fatturato prodotto su scala nazionale dalle aziende attive nei due settori considerati (idrico e servizio ambientale).  Il valore della produzione complessivamente attivato dalle utilities attive nel Mezzogiorno qui considerate è pari, in valore assoluto, a circa 11 miliardi di euro su scala nazionale. Per ogni euro di produzione realizzato nel Sud da parte delle utilities esaminate se ne attivano, in Italia, circa 2,2.
Ma le aziende meridionali, fanno rilevare gli analisti, sono importanti attivatori di produzione e occupazione anche per le regioni del Centro-Nord. Nelle regioni del Sud, infatti, per ogni milione di euro di produzione realizzata dalle utilities locali si attivano dai 7 ai 10 addetti; accanto a questi, si creano da 2 a 3 posizioni lavorative aggiuntive nelle regioni del Centro-Nord. In altri termini, per ogni milione di euro di produzione realizzata dalle utilities meridionali, in media una quota prossima al 30 per cento del valore dell’attivazione di occupazione interna alle regioni meridionali va a beneficio delle regioni centro-settentrionali.
Secondo i dati più recenti di fonte ufficiale (ISTAT, al 2019), fanno rilevare gli analisti di Svimez e Utilitalia, nel settore sono impegnati quasi 290 mila gli addetti di cui oltre 93 mila sono impiegati nelle unità locali situate nelle regioni meridionali, e le restanti nel Centro-Nord.
Il peso relativo del Mezzogiorno sull’Italia è dunque pari al 32%, nettamente maggiore di quanto è dato osservare in riferimento ad altri indicatori economici (la quota del Pil meridionale su quello nazionale, ad esempio, arriva al al 22%). In termini di occupati, il peso relativo delle utilities sul totale dell’industria raggiunge l’8,9% nel Sud, ed è pari al 4,5% nel Centro-Nord.

Le nuove sfide

Un momento della presentazione del rapporto a Roma

Dal rapporto emergono le principali sfide che sono legate alla crescita delle utilities nel Sud. Si tratta essenzialmente della riduzione del service divide, soprattutto nei settori idrico e ambientale. Secondo quanto riportato, l’obiettivo è migliorare i servizi erogati anche nell’ottica di aumentare il grado di resilienza di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici.
A tal proposito dal rapporto emergono alcune precise proposte: «è necessario sostenere e potenziare lo sviluppo industriale delle utilities nel Sud Italia favorendo le gestioni industriali per superare i problemi derivanti dalla frammentazione; migliorare e semplificare la governance, per garantire rapidità ed efficacia nel processo di evoluzione industriale, incentivando la completa realizzazione degli investimenti, e semplificare i procedimenti autorizzativi; completare il processo di costituzione di una nuova Società dello Stato, che subentri ad Eipli, per garantire il riequilibrio della dotazione della risorsa idrica nel bacino distrettuale dell’Appennino Meridionale; incentivare il processo di digitalizzazione del comparto; e, infine, programmare lo stanziamento di nuove risorse destinate alle regioni del Meridione ed assicurare la realizzazione degli investimenti».
Ma dalla lettura del rapporto emergono anche le potenzialità dello sviluppo delle rinnovabili da solare ed eolico d’Italia. Visto che dalle regioni del Mezzogiorno deriva circa il 30% della produzione totale energetica nazionale da fonti rinnovabili. Un valore, sottolineano, che può crescere sensibilmente, contribuendo al raggiungimento dei target previsti dalla normativa europea.

Le criticità

Ma dal Rapporto Utilitalia –Svimez, emergono anche le principali criticità che il settore delle utilities sconta nel Mezzogiorno. Secondo gli analisti, infatti, il Sud paga un ritardo infrastrutturale rispetto al resto del Paese dovuto soprattutto ad una rete idrica vetusta e ad una mancanza di impianti strategici per il riciclo e il trattamento dei rifiuti.
E poi c’è la grande questione della gestione dei servizi che nelle regioni meridionali è spesso affidata agli enti locali. Un sistema che porta alle cosiddette “gestioni in economia” (al Sud rappresentano il 26% della tipologia di affidamento) che hanno una scarsa capacità di investimento rispetto alle gestioni industriali.
Nelle gestioni “in economia”, gli investimenti nel settore idrico sono pari a circa 8 euro annui per abitante contro una media nazionale di 49 euro. In Italia nel 2020 sono andati dispersi nelle reti di distribuzione dell’acqua potabile dei capoluoghi di provincia/città metropolitana 0,9 miliardi di metri cubi, pari al 36,2% dell’acqua immessa in rete (37,3% nel 2018), con una perdita giornaliera per km di rete pari a 41 metri cubi (44 nel 2018); a titolo di esempio, la percentuale delle perdite totali in distribuzione è pari a circa il 68% a Siracusa, contro il 14% di Milano (Istat, 2022). 
A cui si aggiungono le diffidenze proprio legate alla scarsa qualità dei servizi. La Calabria ad esempio è la regione in cui quasi quattro famiglie su dieci dichiarano di non fidarsi dell’acqua del rubinetto. Un dato che pone la regione al terz’ultimo posto in Italia dopo la Sicilia (59,9%),  e la Sardegna (49,5%).
Non va meglio il dato sulla gestione dei rifiuti, in cui il Sud resta marginale per capacità di centrare gli obiettivi di raccolta differenziata. Solo Sardegna ed Abruzzo superano il 65%. Mentre la Calabria è al penultimo posto. Una situazione che in questo caso inoltre espone l’Italia alla scure dell’Europa. Proprio per questo motivo il nostro Paese, rilevano, per anni è stato oggetto di pesanti provvedimenti da parte dell’Unione Europea per il mancato rispetto delle direttive europee sia per quanto riguarda la depurazione dei reflui (il 72% delle infrazioni riguarda le regioni meridionali), che ambientale.
Dunque l’attenzione per lo sviluppo delle utilities, migliorerebbe, secondo il rapporto, appunto la crescita dei servizi e favorirebbe una crescita economica e occupazionale dei territori.
Obiettivi particolarmente importanti per una regione in forte ritardo di sviluppo come la Calabria. (r.desanto@corrierecal.it)

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