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il soccorso

A Brancaleone l’ospedale per tartarughe marine che ha salvato oltre 700 esemplari – VIDEO

Attivo dal 2006, il centro è gestito da volontari e non riceve finanziamenti. Pesca eccessiva e plastica minacciano una specie in via di estinzione

Pubblicato il: 26/06/2022 – 9:10
di Mariateresa Ripolo
A Brancaleone l’ospedale per tartarughe marine che ha salvato oltre 700 esemplari – VIDEO

BRANCALEONE L’ultima a essere stata recuperata agonizzante in mare, presso il porto di Messina, presenta una vistosa ferita alla testa. Probabilmente ha perso un occhio dopo essere stata colpita in pieno dall’elica di una imbarcazione. Potrebbe aver ingerito un amo prima di finire alla deriva, ma solo una radiografia potrà accertarlo. È una tartaruga Caretta caretta di oltre 30 anni e gli operatori del Centro di Recupero di Brancaleone non sanno ancora se riusciranno a salvarla. 

La minaccia nei mari: tartarughe in pericolo di estinzione

Pesca eccessiva, inquinamento, traffico nautico, riduzione dei loro habitat di nidificazione minacciano sempre di più la sopravvivenza di una specie in pericolo di estinzione. Ogni anno, nel Mediterraneo, sono migliaia le tartarughe marine a restare vittime della pesca. Un’emergenza di cui si parla poco, ma che è in fortissima crescita e che interessa anche un’area, la costa jonica reggina, – la cosiddetta Riviera dei Gelsomini – scelta dalle Caretta caretta come principale sito di nidificazione in Italia. «Il nostro scopo – afferma ai nostri microfoni il responsabile del centro, gestito dalla Onlus Blue Conservancy, Filippo Armonio – è sia quello di salvare le tartarughe in difficolta, sia lanciare messaggi per sensibilizzare sul tema della pesca smodata e dell’inquinamento». Gli ami che ingoiano le tartarughe non sono destinate a loro, ma servono ai pescatori per catturare il tonno e il pesce spada. «Nell’amo – afferma Armonio – ci sono però esche che attirano anche le tartarughe». Solo nel Mediterraneo sono 150mila ogni anno le tartarughe che finiscono catturate in questo modo. «Nove tartarughe su dieci arrivano al centro con questo tipo di problematica».  

Gli ami da pesca ingeriti dalle tartarughe e rimossi chirurgicamente

Dai tappi di bottiglia alle buste di plastica, nei mari sono tantissimi i pericoli a cui le tartarughe possono andare incontro. «Una su 5 che arriva nel nostro centro ha ingerito plastica oppure è intrappolata in spazzatura vagante che si trova nel mare. Quando ingeriscono la plastica la scambiano per cibo», spiega Armonio mostrando un pannello realizzato per far capire ai visitatori cosa viene trovato nello stomaco delle tartarughe.

La plastica trovata nello stomaco delle tartarughe soccorse

Il centro: gestito da volontari e privo di finanziamenti

Un vero e proprio ospedale che si occupa del soccorso, della cura e della riabilitazione delle tartarughe rinvenute in difficoltà su tutto il territorio regionale e nello Stretto di Messina. Dal 2006, da quando il centro è attivo sul territorio, sono circa 800 gli esemplari recuperati. «Non tutte si sono salvate», afferma Armonio, che spiega come i volontari siano riusciti a riportare in mare circa 700 tartarughe. Un lavoro enorme se si considera anche il fatto che il centro è attivo 24 ore al giorno e non riceve alcun tipo di finanziamento. L’associazione, infatti, si autogestisce organizzando attività per raccogliere fondi per il mantenimento della struttura e degli animali da curare: eco-campus di volontariato, progetti educativi, visite guidate, iniziative benefiche, shop con gadget solidali. «Abbiamo avuto particolari di difficoltà in questi due anni di pandemia, – racconta Armonio – non abbiamo avuto nessun tipo di “ristoro”, e abbiamo dovuto affrontare moltissime spese senza alcun tipo di contributo. Se non fosse per il volontariato non riusciremmo a sostenere l’ospedale». Per l’ospedalizzazione delle tartarughe, gli ambienti della struttura sono dotati di vasche di quarantena e di riabilitazione, sistemi di filtraggio, termo-riscaldamento e radiazioni UVB, sala radiografica, ambulatorio visite e sala chirurgica, terapia intensiva e area alimentazione.

«C’è un elevato consumo di energia elettrica, cibo e farmaci. Il nostro bilancio annuale – spiega Armonio – dopo la pandemia si aggira intorno ai 50mila euro annui, ma è in crescita con le riprese di alcune attività». Il centro, negli ultimi tempi, è vittima anche dei rincari: «L’ultima bolletta della luce era di 1.700 euro». «Abbiamo una risonanza mediatica molto importante a livello nazionale e a livello europeo, ma nei paesi limitrofi abbiamo difficoltà a farci conoscere», afferma Armonio, che invita quante più persone a visitare il centro: «Vogliamo avere la possibilità di spiegare quello che facciamo, solo conoscendoci le persone potranno contattarci se si troveranno davanti a una tartaruga marina in difficoltà». 

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