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Agostinelli: «Gioia Tauro è la nostra piccola Rotterdam»

Il presidente dell’Autorità portuale punta sulla connettività. E auspica che a Crotone e Corigliano si producano parchi eolici off-shore

Pubblicato il: 23/08/2022 – 13:39
Agostinelli: «Gioia Tauro è la nostra piccola Rotterdam»

CATANZARO Il presidente dell’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, Andrea Agostinelli ha preso parte con Enrico Giovannini, ministro alle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili, Luigi Lucà, ad di Toyota Motor Italia, Giampiero Strisciuglio, ad e direttore generale di Mercitalia Logistics, Alberto Viano, ad di LeasePlan Italia e nuovo presidente di Aniasa e Marco Piuri, FNM general manager e Trenord Ceo, a un incontro sul tema “Mare nostrum: il Mediterraneo, nuovo nodo di connessioni” organizzato nell’ambito del Meeting dell’amicizia tra i popoli in corso a Rimini. «Agostinelli – è detto in una nota dell’Autorità – ha centrato il proprio intervento sul livello di connettività del porto di Gioia Tauro e dei porti calabresi nel circuito del Mediterraneo. A Gioia Tauro, l’anno in corso è quello che vede cristallizzare il pieno sviluppo dell’intermodalità, grazie ai quotidiani collegamenti con gli hub intermodali di Bari, Nola, Padova e Bologna. Tra gennaio e luglio, il transito in porto ha registrato 423 treni, con una previsione di 900 convogli in un anno».

«A Gioia Tauro il più grande terminal contenitori europeo»

«L’Italia, in difformità agli esempi nordeuropei – ha detto Agostinelli – è da sempre caratterizzata da una “portualità diffusa”, ove porti storici servono un hinterland limitrofo. Certamente ciò è stato indotto anche dalla orografia della penisola e delle sue isole. La Calabria ha, invece, una portualità atipica. Grandi porti, artificiali e recenti (salvo Crotone nella sua parte vecchia e Vibo Valentia Marina), sorti non per servire un tessuto produttivo diffuso seppur limitrofo ma per alimentare distretti industriali specifici, che, per noti motivi, non si sono mai insediati. I terminalisti Mct e Automar lo hanno reso, oggi, un hub di rilievo regionale mediterraneo che opera nel panorama logistico internazionale».
«È il primo porto per connettività in Italia, – ha aggiunto – grazie ai suoi fondali e alla sua capacità di attrarre traffici containerizzati e automobilistici sulle navi più grandi di 401 LFT, poiché nel nostro porto è ubicato il più grande terminal contenitori europeo che si estende su una superficie di 1.700.000 mq. L’AdSP ha curato un’elevata infrastrutturazione: fondali più profondi, banchine perfette e performanti, nessuna necessità impellente di dragaggio, una nuovissima ferrovia portuale di cui evidenzio la realizzazione in un solo biennio. Abbiamo offerto all’Italia il primo porto potenzialmente “nordeuropeo”: grande infrastrutturazione, in una zona non “cittadina”, scarsamente antropizzata, capace di rifornire via “ferro” i distretti industriali del paese. Oggi si tratta di decidere se potenziare la capacità di portare container via ferro da Gioia Tauro al resto d’Italia, realizzando l’alta capacità ferroviaria. Non se ne parlerà prima del 2030, ahimè, ma l’ente portuale ha assolto pienamente la sua funzione».

«Corigliano e Crotone hub per produrre parchi eolici off-shore»

«Stiamo immaginando per Corigliano Calabro e Crotone – ha detto ancora Agostinelli – due porti che possano diventare degli hub di produzione di parchi eolici off-shore (ce ne sono tre in attesa di autorizzazione in Puglia e Calabria, con possibilità di servirne ulteriori anche all’estero). Strutture avveniristiche e all’avanguardia, installabili anche ad alte profondità poiché dotate di un corpo sommerso che garantisce galleggiamento autonomo. Queste turbine, alte come la Tour Eiffel, sarebbero interamente costruite e assemblate nei porti calabresi e poi traslate via mare nei parchi di produzione. Se Gioia Tauro è l’occasione per immaginare la nostra Rotterdam, che da sud alimenta il nord, l’eolico off-shore di ultima generazione è l’occasione per garantire al sud un vantaggio energetico, creare una nuova filiera industriale, generare quantitativi enormi di energia rinnovabile e dare una opportunità irripetibile a un territorio, se pensate che Corigliano – per fare un esempio – è un porto moderno e da sempre abbandonato a sé stesso, una immensa, inutilizzata cattedrale nel deserto. Una scelta strategica, soprattutto in termini occupazionali: questi insediamenti comporterebbero, per singolo parco eolico off-shore, 200 lavoratori diretti nei 5 anni di produzione e 100 lavoratori diretti nei 25 anni successivi di gestione».

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