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l’inchiesta

Il business della ‘ndrangheta lombarda, fucili e pistole sulle chat criptate. «Un Ak-22 che lo diamo al pazzo»

Nel fermo della Dda di Milano la ricostruzione delle conversazioni di Flachi e il calabrese Crea con interlocutori “sconosciuti”

Pubblicato il: 14/09/2022 – 19:32
di Giorgio Curcio
Il business della ‘ndrangheta lombarda, fucili e pistole sulle chat criptate. «Un Ak-22 che lo diamo al pazzo»

MILANO Un gruppo criminale ben radicato e capillare, attivo nello spaccio di droga, ma soprattutto pericoloso perché armato. Ne è convinta la Dda della Procura di Milano che, nei giorni scorsi, ha firmato un decreto di fermo nei confronti di 13 persone, eseguito nel corso dell’operazione “Metropoli – Hidden Economy”. Tra loro anche Davide Flachi, figlio dello storico e più noto boss della Comasina, Giuseppe “Pepè”, morto qualche mese fa. Per il gip milanese Livio Cristofano, però, Flachi «è pericoloso» e per questo ha confermato il carcere così come per altri nove indagati, mentre ha disposto i domiciliari per due dei 13 fermati, Massimo Molteni e Marco Iazzani.

Le chat criptate e le armi

Sulla disponibilità di armi la Procura non ha dubbi. Grazie alle chat intercettate, violando i sistemi criptati Sky Ecc, gli investigatori sono riusciti a ricostruire non solo le attività legate all’acquisto e allo spaccio di droga, ma hanno accertato anche come l’associazione criminale fosse armata e in possesso di pistole e fucili d’assalto. Già a marzo 2021, ad esempio, è stato possibile ricostruire la fase in cui lo stesso Flachi si era attivato per acquistare ben cinque Ak-47 ovvero Kalashnikov da un gruppo criminale di origini slave. «Questo ci porta tutto quello che vogliamo (…) È un amico di mio padre». Ed effettivamente il padre Pepè, come già era emerso nel 2013 con l’operazione “Grossich” della Guardia di Finanza di Milano, aveva avviato una collaborazione proficua con Milutin Tiodorovic, originario dell’attuale Serbia e Montenegro. «Questo ci porta quello che vogliamo» scrive Davide Flachi ad un interlocutore rimasto sconosciuto, al quale invia anche delle foto «appena arrivano te le prendo io fra’» risponde l’interlocutore che continua: «Mi dai quello che vuoi perché lo sai che le cose regalate portano iella».

In campo il calabrese Crea

Altro membro del gruppo capeggiato da Flachi attivo nella compravendita di armi è Santo Crea, classe ’78 originario di Melito Porto Salvo, anche lui tra i fermati e indagati nell’inchiesta. È il luglio 2020 quando gli inquirenti riescono ad intercettare i fitti messaggi scambiati (sempre su Sky Ecc) con un soggetto rimasto sconosciuto il cui nickname era “Augusto” e con il quale Crea stava trattando una fornitura di droga. Nel corso della conversazione “Augusto” invia alcune foto che ritraggono un Ak-22 e una pistola. A questo punto, fiutando un possibile affare, Crea si attiva subito per piazzare le armi a favore di un’altra persona (rimasta sconosciuta) il cui nickname era “Louis Vuitton”, già in trattativa con Crea per la fornitura di alcuni chili di droga. «Buona sera» scrive Crea «vi interessano?». «Buona sera compa’» risponde «non me lo portate uno, che lo diamo al pazzo (…) per andare in guerra». E ancora: «Si uno lo voglio per me, sì sì». E si danno appuntamento al giorno seguente. «Compa’ me le girate le foto? È arrivato il pazzo così gliele faccio vedere» scrive “Louis Vuitton” a Crea, che risponde: «Ok. Dategli un bacio da parte mia». E invia le foto.

«Vogliono 3.500 tutto. Con tutti i colpi»

Il 23 luglio 2020 Crea risulta ancora attivo nella ricerca di armi da acquistare per la successiva rivendita. Sfruttando, ancora, le chat criptate di Sky Ecc. Conversando con un tale “Jos Ram-Rocco”, infatti, Crea chiede: «Vedi se hanno dei Kalashnikov da vendere che li vuole il parente» «Ce li paga subito, mi ha detto». Il successivo scambio di messaggi tra Crea e ancora “Jos Ram-Rocco” fa intuire che l’accordo sia stato raggiunto, tanto da risultare ora impegnato nella ricerca di un sito dove stoccare le armi. In attesa di rivenderle. «Ascolta, ho bisogno di un posto per tenere le armi. Abbiamo qualche posto dove metterli? Che appena ritorna quello falle ferie me li vado a prendere» scrive Santo Crea. «Boh dopo vediamo» la risposta. È l’agosto 2020 e, un mese dopo, l’8 settembre 2020, i due tornano a scriversi in modo molto fitto. «Senti hanno armi. Un mitra, un fucile a pompa, e una 22. Vogliono 3.500 tutto. Con tutti i colpi» scrive Santo Crea a “Jos Ram-Rocco”, prima del consueto scambio di foto che raffigurano le armi. Passaggio fondamentale per portare a termine l’affare. (redazione@corrierecal.it)

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