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Il “tour elettorale” nella Locride per le Europee inguaia Iacucci

Il consigliere regionale del Pd in auto con uno degli indagati nel terremoto giudiziario rendese. Il presunto incontro con un condannato per mafia. L’accusa: voti promessi in cambio del pagamento p…

Pubblicato il: 11/11/2022 – 6:46
di Pablo Petrasso
Il “tour elettorale” nella Locride per le Europee inguaia Iacucci

COSENZA Sono i rapporti con Massimino Aceto, per la Procura di Cosenza socio e sponsor politico del sindaco di Rende Marcello Manna, a inguaiare Franco Iacucci. Il consigliere regionale del Pd, all’epoca dell’inchiesta che si è abbattuta ieri sul Comune di Rende, era presidente della Provincia di Cosenza. E non solo: era in piena campagna elettorale per le Europee. Circoscrizione vastissima e ampie distanze da coprire. Con un amico è meglio: nel caso del politico dem Aceto (con il quale per gli investigatori è «evidente il rapporto di confidenza») si offre come spalla per un tour già previsto nella Locride. L’imprenditore si propone «di accompagnarlo per presentargli alcuni suoi conoscenti a Serre «che hanno 100 persone», a Gioiosa Jonica («hanno 250 dipendenti») e nella zona di Siderno «capaci di assicurare un cospicuo numero di voti per la sua campagna elettorale». Aggiunge un po’ di sociologia politica spicciola: spiega, infatti, al presidente della Provincia «che nella Locride la popolazione è suddivisa in “famiglie” tutte collegate tra loro».

I 70mila euro per l’appalto alla Provincia di Cosenza

Il motivo di tanto interesse? L’appalto in corso tra una società di Aceto e la Provincia di Cosenza. Per l’accusa Iacucci, il dirigente del settore Manutenzione e viabilità Claudio Le Piane e Gregorio Barba, legale della Provincia di Cosenza, avrebbero messo a disposizione di Aceto «i propri poteri e la propria funzione». I tre avrebbero programmato «l’indebito pagamento di somme di denaro in favore dell’imprenditore ricevendone – quale contropartita – un’utilità elettorale, nonché la promessa di illecite dazioni di denaro». In ballo, per gli inquirenti, ci sarebbe stato il pagamento di 70mila euro.

Il gip: «Non c’è la prova della corruzione»

Per il gip Santese «non si ritiene che gli elementi emersi» consentano «di ritenere integrato un quadro univoco in ordine all’effettivo concretizzarsi del rapporto corruttivo». Il giudice per le indagini preliminari evidenzia l’impegno di Aceto «per aiutare Iacucci nella sua campagna elettorale» e l’offerta avanzata allo stesso Iacucci e a Barba di «uno sconto di 5mila euro sulle richieste indebite, 5mila euro che potevano essere presi da chi ritenesse». Ma spiega che «nella vicenda in esame non si può parlare di una “messa a disposizione della funzione”» perché non è stato individuato «l’atto contrario ai doveri d’ufficio che sarebbe stato posto in essere da Iacucci e dagli altri concorrenti». 

Il «mercato» della politica e i 5mila euro di mancia per sbloccare la pratica

La campagna elettorale per le elezioni Europee corre in parallelo con quella per le amministrative a Rende, nella quale Aceto – stando alle intercettazioni agli atti – è in prima fila per sostenere il sindaco uscente Marcello Manna. Nel suo pragmatismo, Aceto riconosce con Iacucci che la campagna elettorale «è un mercato». «Aceto ha fatto riferimento a somme di denaro (5mila euro) “per dargli i voti” (non si riferisce a Iacucci, ndr)» e «ha specificato di avere, in passato, corrisposto una somma di denaro in occasione di elezioni», sintetizzano gli investigatori. Dopo questo excursus sulla campagna elettorale a Rende – «portato a termine per dare effettiva concretezza alle sue capacità (seppur illecite) di “procacciatore di voti”» – Aceto entra nel vivo delle richieste riguardanti la Provincia. Chiede all’allora presidente «di sollecitare la corresponsione, in suo favore, della somma di 65mila euro, a fronte di quella di 70mila, preventivata in una determina di affidamento dei lavori, disponendo contestualmente che la restante somma di 5mila euro fosse accantonata a mo’ di vera e propria mancia, pur di recuperare il più della somma “impantanata”». «A chi toccano se li prende», dice. Iacucci si mette in moto per capire a che punto fosse la pratica.

Il tour elettorale: i volantini e il (presunto) incontro con un pregiudicato per mafia

Poi il tour elettorale continua a bordo dell’auto dell’imprenditore. E Iacucci sente alcuni potenziali sostenitori che gli sono stati segnalati da Aceto nel Vibonese e nella Locride. «Io sono candidati alle Europee, come vi ha potuto dire Massimino, approfitto…», esordisce. «Vediamo quello che possiamo noi», risponde l’amico in comune. «Vi chiedo, vi chiedo, io vi lascio un po’ di questi cosi», dice il politico riferendosi ai volantini elettorali. «Adesso li distribuisco», è la replica. Scambio di biglietti da visita («se avete bisogno di qualcosa», chiosa Iacucci) per chiudere l’incontro e avanti verso la seconda tappa. Un passaggio che gli inquirenti evidenziano: Iacucci, infatti, avrebbe incontrato una persona che si presenta con il nome di un uomo «che risulta condannato per associazione mafiosa, secondo la pg, a cui sono stati consegnati degli opuscoli elettorali e al quale Iacucci ha espressamente chiesto appoggio elettorale, ricevendo rassicurazioni in tal senso». «Signor Iacucci, per quanto riguarda campagna elettorale non ne faccio, però vi garantisco che i miei, la mia famiglia, dei miei figli, ve li do», dice l’uomo. La sua identificazione non viene stabilita con assoluta certezza e non si può dire che Iacucci fosse tenuto a conoscere i suoi precedenti. Certo è che quell’improvvisato tour elettorale ha creato più di qualche imbarazzo al consigliere regionale dem. (p.petrasso@corrierecal.it)

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