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‘Ndrangheta a Milano, «per la prima volta una donna tra i capi. Era più spietata degli uomini»

La pm che ha coordinato le indagini: «Era il braccio destro del figlio del boss». Le intercettazioni: «Vuoi che divento cattiva. E io divento cattiva»

Pubblicato il: 22/11/2022 – 12:22
‘Ndrangheta a Milano, «per la prima volta una donna tra i capi. Era più spietata degli uomini»

MILANO Nell’indagine della Dda di Milano, che ha portato a 49 misure cautelari tra i membri della famiglia Bandiera, va sottolineato il «ruolo delle donne. Abbiamo 5 donne e soprattutto abbiamo una donna nel ruolo di capo organizzatrice dell’associazione mafiosa». Lo ha detto la pm Alessandra Cerreti, che ha coordinato le indagini della Squadra Mobile di Milano con l’aggiunto Alessandra Dolci. Una delle donne arrestate, Caterina Giancotti, era «il braccio destro di Christian Bandiera, figlio del boss Gaetano Bandiera», al centro dell’organizzazione e appena finito agli arresti domiciliari, dopo aver scontato in carcere parte della condanna per l’indagine Infinito. «Questa donna ha un ruolo fondamentale ed è ancora più spietata degli uomini», ha aggiunto la pm chiarendo però che al momento formalmente «le donne non sono affiliate nella ‘Ndrangheta dal punto di vista formale, cioè non sono “punciute”». «Assistiamo – ha concluso la pm- ad un cambio di mentalità all’interno dell’organizzazione. Le indagini hanno mostrato un ruolo delle donne attivo, spesso sono messaggere dal carcere. Questa volta abbiamo visto di più».

«Vuoi che divento cattiva e io divento cattiva»

«Vuoi che divento cattiva ed io divento cattiva». «Non me ne frega un c.., se no ti taglia la testa». «Adesso mi sono rotta il c… (…) le regole le faccio uguali per tutti io». È questo il tenore delle minacce usate da Giancotti, 45 anni, finita in carcere oggi e accusata di avere avuto un “ruolo di organizzatore” nel clan della ‘ndrangheta di Rho, nel Milanese, stando a quanto emerge dalle intercettazioni contenute nelle oltre 1300 pagine di ordinanza cautelare a carico di 49 persone, eseguita dalla Squadra mobile e firmata dal gip Stefania Donadeo. Giancotti, stando agli atti, sarebbe stata «persona di estrema fiducia di Bandiera Cristian Leonardo», figlio dello storico boss Gaetano, e lo avrebbe aiutato «negli atti di intimidazione e nelle estorsioni, nel traffico di armi, nel commercio della sostanza stupefacente, sino a sostituirlo, in assenza di quest’ultimo, con potere decisionale». In particolare, nel recupero crediti e nel traffico di cocaina. Il suo ruolo è aumentato «nel periodo tra il 23 ottobre e il 1° novembre 2020» in occasione «dell’assenza» di Cristian Bandiera, «ristretto all’interno del carcere di Bollate, poiché posto dall’Amministrazione Penitenziaria in quarantena fiduciaria». A quel punto, la donna lo ha «sostituito» nella gestione «delle attività illecite, coordinando» anche «i sottoposti» Antonio Procopio e Alessandro Furno, che avevano in lei «il loro punto di riferimento». A un debitore, ad esempio, diceva: «Io non ti lascio tranquillo, perché oggi li devi portare». Spesso, si legge ancora, assumeva «la parte di intermediario per evitare conseguenze negative da parte di Bandiera» e diceva a chi doveva pagare frasi come queste: «Poi va a finire che uno perde la pazienza e si finisce a litigare e io voglio evitare».

Dolci: «Non esiste la mafia silente»

L’inchiesta della Dda e della polizia di Stato sulla cosca locale della ‘Ndrangheta a Rho «smentisce l’ossimoro della mafia silente». È una delle sottolineature della procuratrice aggiunta Alessandra Dolci nel corso della conferenza stampa. Dalle indagini della prima sezione della Squadra mobile, coordinate dalla pm Alessandra Cerreti, sono emerse minacce verbali e simboliche come “teste di maiale”, ma anche aggressioni fisiche e incendi oltre ad un’attività estorsiva a tappeto sul territorio. «Non esiste la mafia silente», ha chiosato l’aggiunta Dolci.

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