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Catanzaro, ecco perché il ministero della Sanità ha dato il via libera all’azienda “Dulbecco”

ll parere dell’Ufficio legislativo del dicastero: «Vizio della Mater Domini sanato dopo 30 anni, non servono né Dpcm né autorizzazione del Miur»

Pubblicato il: 16/01/2023 – 20:41
Catanzaro, ecco perché il ministero della Sanità ha dato il via libera all’azienda “Dulbecco”

CATANZARO «Anche nell’ipotesi in cui dovesse ravvisarsi un vizio di legittimità dell’atto istitutivo (in ogni caso non determinante la nullità), esso sarebbe in ogni caso sanato, stante l’ineluttabile decorso di uno “spatium temporis” di oltre trenta anni. Di qui l’inoppugnabilità dell’atto istitutivo dell’azienda ospedaliera universitaria “Mater Domini”, neanche caducabile in via di autotutela». Così il capo dell’ufficio legislativo del ministero della Sanità Massimo Lasalvia ha “sbloccato” di fatto l’integrazione delle aziende ospedaliere di Catanzaro e quindi la creazione dell’azienda unica “Dulbecco” attraverso la fusione per incorporazione dell’azienda “Pugliese Ciaccio” nell’Aou “Mater Domini”. La “svolta” è contenuta nel parere a firma di Lasalvia che oggi il ministero della Sanità guidato da Orazio Schillaci ha inviato alla Regione e al governatore e commissario Roberto Occhiuto, che nei giorni scorsi aveva posto un quesito al dicastero dopo le polemiche nate sui presunti ritardi nella firma del protocollo d’intesa tra Regione e Università di Catanzaro che fa da presupposto all’integrazione: secondo un’interpretazione che faceva leva anche su quanto scritto nel Dca del commissario Occhiuto che nei mesi scorsi aveva approvato il Programma operativo 2023-25 della sanità calabrese, prima di procedere all’integrazione sarebbe stato necessario un Dpcm che riconoscesse la Mater Domini come azienda ospedaliera universitaria, ma questo percorso è ora di fatto “stoppato” dal parere ministeriale, che ritiene non necessario il Dpcm (il parere si può scaricare alla fine di questo articolo).

«Non servono né il Dpcm né una autorizzazione del Miur»

Nel documento infatti il capo dell’ufficio legislativo del ministero della Sanità parla di «ardua rinvenibilità di un interesse pubblico attuale e specifico alla rimozione dal mondo del diritto dell’atto istitutivo di una realtà ospedaliera universitaria operante sul territorio da circa 30 anni e peraltro oggetto della imminente mediante fusione con incorporazione di altra azienda», sostenendo poi che «l’operatività dell’Aou “Mater Domini”» discende dalla sentenza 50 del 2021 della Corte costituzionale «che… ha reputato giustappunto la necessità che l’integrazione tra aziende ospedaliere dovesse realizzarsi non già attraverso la costituzione di una nuova Aou bensì mediante la incorporazione dell’azienda ospedaliera “Pugliese Ciaccio” nella “preesistente Aou catanzarese” (“Mater Domini”)», previsione che «proprio in esecuzione del dettato del giudice delle leggi», è stata contenuta nella legge regionale 33 del 2021. Da qui – si legge ancora nel parere ministeriale – «la preesistenza di un’azienda ospedaliera universitaria, la “Mater Domini”, la incorporazione, all’interno della “Mater Domini”, dell’azienda “Pugliese Ciaccio” il cambio di denominazione della “incorporante” (da “Mater Domini” a “Renato Dulbecco”)…, la perdurante esistenza indi di un’azienda ospedaliera universitaria già da lungo tempo operante sul territorio, la inconferenza del richiamo, contenuto nel programma operativo, all’esigenza di ottenere l’autorizzazione del ministero dell’Università alla realizzazione della fusione per incorporazione e un nuovo Dpcm che “formalizzi l’intervenuta costituzione dell’azienda ospedaliera universitaria Renato Dulbecco”».

«Commissario legittimato a riesaminare in autotutela il Dca sul programma operativo»

E invero – aggiunge il ministero della Sanità – «non di una nuova azienda ospedaliera universitaria sembra potessi parlare nella fattispecie, esclusivamente in relazione alla quale si porrebbe l’esigenza di autorizzazione del ministero dell’Università e di un Dpcm, ma più semplicemente della modificazione organizzativa di una preesistente azienda ospedaliera universitaria”. Il capo dell’Ufficio legislativo del ministero infine sostiene che queste conclusioni «nel tratteggiare un iter procedurale difforme da quello previsto nel Dca e nel programma operativo adottato e, di contro, coerente con le previsioni della legge regionale 33 del 2021, legittimano il commissario ad acta ad eventualmente attivare un procedimento volto al riesame in autotutela del ridetto Dca, da espletarsi, in conformità del principio del “contrarius actus”, nel rispetto delle medesime fasi procedimenti connotanti esso Dca e con le medesime forme di pubblicità (inserzione nel Burc), funzionale alla modifica e/o rettifica “in parte qua” del programma operativo… ivi espungendosi tutti i riferimenti alla necessità di ottenere i provvedimenti (due Dpcm e autorizzazione del ministero dell’Università) richiesti in caso di istituzione di nuove aziende ospedaliere universitarie, “id est” in ipotesi che non appare ricorrere nella fattispecie in esame». Questo dunque il parere del ministero, che pone fine anche a una “querelle” giuridica sorta nei giorni scorsi a livello accademico (in particolare tra i due docenti universitari, Ettore Jorio, dell’Unical, per il quale serviva il Dpcm, e Valerio Donato, dell’Umg, e già candidato sindaco di Catanzaro e oggi consigliere comunale, per il quale invece il Dpcm non serviva). (c. a.)

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