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la sentenza

Lo spaccio dei gruppi rom “Muntanaro” e “Diddi”, 12 condanne – NOMI

Il gup ha inflitto pene tra i 17 e i 4 anni di reclusione. Due i canali di approvvigionamento della droga: cosche del versante Jonico e Puglia

Pubblicato il: 16/01/2023 – 17:16
di Alessia Truzzolillo
Lo spaccio dei gruppi rom “Muntanaro” e “Diddi”, 12 condanne – NOMI

CATANZARO Il gup di Catanzaro, Antonio Battaglia, ha condannato a pene comprese tra i 17 e i 4 anni di reclusione, i 12 imputati coinvolti nel processo con rito abbreviato scaturito dall’inchiesta “Aesontium” della Dda di Catanzaro.
Gli indagati erano accusati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, furto di armi, detenzione e porto abusivo di armi, estorsione e ricettazione. Due le organizzazioni criminali implicate, entrambe composte da appartenenti alla comunità Rom di Catanzaro.
Gli elementi indiziari hanno permesso di ipotizzare i canali di approvvigionamento per entrambe le consorterie criminali; uno di tali canali era proveniente dalla Puglia, tramite soggetti di origine albanese oltre che da soggetti contigui ad una delle cosche operanti nel versante della costa ionica.

La sentenza

Il gip ha condannato Marco Bevilacqua, 17 anni di reclusione; Fabio Bevilacqua, 18 anni e 6 mesi di reclusione; Gianluca Bevilacqua, 16 anni e 4 mesi di reclusione; Francesca Martelli, 16 anni e 8 mesi di reclusione; Cosimo Bevilacqua, 7 anni e 8 mesi di reclusione; Silvana Vecceloque Pereloque, 8 anni e 4 mesi di reclusione; Isa Garuja, 6 anni e 8 mesi; Donato Bevilacqua, 16 anni; Francesco Bevilacqua, 6 anni e 6 mesi; Stefano Bevilacqua, 4 anni, 6 mesi e 24mila euro di multa; Giuliano Bevilacqua, 4 anni e 20mila euro di multa; Alfredo Benassai, 4 anni, 2 mesi, 20 giorni e 22mila euro di multa.

I Muntanaro, i Diddi e l’uso dei minori per spacciare

Spacciavano droga usando i minori e la spacciavano al dettaglio ad altri minori e agli adulti, al minuto, di giorno e di notte. Poi commettevano furti ed estorsioni in serie con il classico sistema del “cavallo di ritorno”: così due organizzazioni criminali riconducibili a nuclei familiari di etnia rom avevano trasformato un intero quartiere nell’area sud di Catanzaro (il quartiere Pistoia) in un “fortino” impenetrabile, controllato 24 ore su 24 da vedette e persino da telecamere e sistemi di videosorveglianza.
Il blitz del 12 ottobre 2021 prende le mosse da due distinte attività di indagine condotte dall’Arma e dalla polizia, poi riunite in un’unica indagine per la concordanza di risultanze sia sui soggetti coinvolti sia sul complessivo contesto criminale in cui si muovevano. Un contesto caratterizzato dalla presenza di due gruppi di etnia rom – uno riconducibile ai “Muntanaro” e l’altro ai “Diddi” – spesso in conflitto e in competizione tra di loro ma capaci anche di allearsi e di collaborare quando uno dei due viveva un momento di difficoltà, dando vita a quella che gli investigatori hanno definito «una vera e propria sinergia delinquenziale». Le due consorterie avevano due canali di approvvigionamento della droga: il primo “tradizionale”, proveniente da soggetti legati alle cosche del versante ionico catanzarese; il secondo proveniente dalla Puglia e gestito da albanesi.

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