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Orrico: «L’autonomia differenziata è un pericolo per la sanità in Calabria. Vi spiego perché»

La deputata M5S (ri)lancia l’allarme: «Il centrodestra paga una tassa alla Lega. Occhiuto? Sul tema è in equilibrio precario»

Pubblicato il: 18/01/2023 – 6:57
Orrico: «L’autonomia differenziata è un pericolo per la sanità in Calabria. Vi spiego perché»

Eletta in Calabria, Anna Laura Orrico è deputata del Movimento 5 Stelle al secondo mandato. Oggi Corriere Suem apre uno spazio sul tema dell’autonomia differenziata in rapporto alla sanità regionale. Secondo la parlamentare pentastellata, l’autonomia differenziata creerebbe «un disastro», soprattutto nel Servizio sanitario calabrese. «Bisogna opporsi – afferma nell’intervista che ci ha rilasciato – con tutti i mezzi e gli strumenti che abbiamo a disposizione in Parlamento. È anche necessario lavorare nei territori per informare e far comprendere ai cittadini il pericolo che si insinua con questo progetto concepito dal centrodestra». «In generale – precisa Orrico – io sono contraria a prescindere. Anzi, per me alcune materie dovrebbero, come la sanità, ritornare in capo allo Stato. Infatti, abbiamo visto che le Regioni, almeno quelle del Sud e in particolare la Calabria, non sono capaci. È vero che la Sanità calabrese è commissariata da dodici anni dal governo. È altrettanto vero che al commissariamento ci siamo arrivati per incapacità della gestione regionale».

A che punto è l’iter relativo all’autonomia differenziata?
«In legge di Bilancio, con l’articolo 143, il centrodestra ha fatto un blitz: ha istituito una cabina di regia, presieduta dal ministro Roberto Calderoli, che dovrà preoccuparsi di attivare il percorso dell’autonomia differenziata, andando a definire i cosiddetti Lep (Livelli essenziali delle prestazioni, nda), sui quali da vent’anni c’è invece il lavoro di un apposito comitato tecnico, che di fatto non è ancora riuscito nell’impresa. È previsto che, qualora non si riescano a formalizzare i Lep, invece che procedere attraverso l’assegnazione delle risorse secondo i fabbisogni standard, si continuerà con la spesa storica. Questo significa che le Regioni più virtuose nella spesa continueranno a ricevere sempre più soldi, quindi avranno più servizi. Mentre Regioni come la nostra, carente da un punto di vista della gestione della spesa e dei fondi statali, non saranno in grado di creare i servizi basilari per garantire una qualità della vita dignitosa a tutti i cittadini».

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Roberto Occhiuto e Roberto Calderoli

Nella scorsa legislatura c’erano state alcune proposte di legge, anche del Movimento Cinque Stelle, per restituire allo Stato la potestà legislativa in materia sanitaria. Oggi che cosa è cambiato?
«Al governo c’è un centrodestra che dà una spinta nordista molto forte. È pur vero che in quella coalizione si iniziano a vedere le prime spaccature. Il centrodestra, che governa anche diverse regioni del Sud, tra cui la Calabria, tenta di far passare il messaggio secondo cui l’autonomia differenziata si farà solo se non penalizzerà il Sud. Di fatto loro la stanno portando avanti: l’articolo che ho citato è dentro una legge dello Stato. I governatori di centrodestra del Sud continuano a dire che l’autonomia differenziata non ci sarà, finché il Mezzogiorno non avrà precise garanzie. La realtà è tutt’altra. A breve nascerà la cabina di regia e, se entro sei mesi non avrà definito i Lep, verrà nominato un commissario al suo posto, con tanti, troppi poteri. In sintesi, c’è un governo di centrodestra a trazione nordista abbastanza spaccato e la sua rappresentanza del Sud è piuttosto debole. Io non ho sentito nessuno dei colleghi parlamentari del centrodestra eletti in Calabria uscire sull’autonomia differenziata. Invece bisogna difendere le prerogative del Sud. Noi lottiamo per garantire che in Italia si ripristini un corretto equilibrio, viste le enormi diseguaglianze che esistono tra le diverse aree del Paese».

Secondo voi del Movimento Cinque Stelle, quale potrebbe essere la soluzione? Premete, come avevate fatto durante la pandemia, per una riorganizzazione della sanità, anche per centralizzarne la gestione?
«Sì, noi l’avevamo anche inserito nel programma con cui ci siamo presentati alle scorse elezioni politiche. Per noi il Titolo V della Costituzione va riformato, nel senso che alcune materie come la sanità o l’istruzione dovrebbero ritornare sotto l’egida dello Stato. Riguardo all’istruzione, nell’immediato futuro non andrebbe toccata. Nello specifico, non si possono devolvere ulteriori poteri, anche perché sull’autonomia delle scuole esistono già delle differenze, sulle quali bisognerebbe intervenire con scienza e coscienza. Il punto essenziale da cui non si può prescindere è che lo Stato lavori per risolvere le diseguaglianze. Nel Sud il diritto alla salute viene negato, i trasporti non funzionano come dovrebbero e le infrastrutture non consentono di mettere i territori a regime nella competizione del mercato nazionale e globale. Finché non si colmeranno tutte queste differenze, per noi non ha alcun senso parlare di autonomia differenziata».

In una recente intervista rilasciata ad Antonello Caporale e pubblicata sul Fatto Quotidiano, il politologo Isaia Sales ha detto, con riferimento all’autonomia differenziata, che il sistema è costretto a pagare una tassa periodica alla Lega. Sales ha aggiunto che la Lega è una forza politica territorialista e non nazionalista. Come valuta questa analisi?

Isaia Sales

«Sono molto d’accordo con Sales. Resto sempre molto sorpresa del fatto che i meridionali, e in particolare i calabresi, votino per la Lega. D’altronde, la Lega ha speranza di recuperare consensi solo se ritorna ad essere espressione del Nord. Infatti, quando ha cercato di avere un’identità nazionale si è indebolita e ha perso moltissimi voti. Il partito di Salvini è calato perché non è credibile. Per anni la Lega ha predicato che il Nord lavora e il Sud viene trascinato, è vagabondo e merita di sprofondare nelle proprie problematiche. Poi la Lega ha cercato di caratterizzarsi sull’identità nazionale, facendo credere di difendere i diritti dei meridionali. È evidente la contraddizione. Peraltro, i leghisti vogliono l’autonomia differenziata ma dicono di difendere i diritti dei calabresi».

Torniamo alla sanità. L’emigrazione dei malati calabresi vale ogni anno circa 300 milioni di euro, che vanno soprattutto nelle regioni del Nord. Qual è, a suo avviso, l’atteggiamento della politica calabrese rispetto al rapporto tra l’autonomia differenziata e il futuro dei Servizi sanitari regionali?
«C’è un atteggiamento passivo, domina il silenzio. Esprimersi a difesa dei diritti dei calabresi, e quindi del Meridione, significa esprimersi contro il governo attuale, che accentua le differenze, le disuguaglianze che esistono tra il Nord e il Sud. Ancora una volta, il governo di centrodestra sta cercando di dividere il Paese in due e di agevolare chi già è bravo, chi ha competenze amministrative e riesce a gestire al meglio i fondi pubblici, mentre il Sud arranca perché ha una pubblica amministrazione spesso priva di adeguate competenze e con altre criticità. Pensiamo al Pnrr. In larga misura il Sud non ha speso la quota disponibile. Siamo ben al di sotto del 40 per cento, perché molti dei Comuni meridionali non hanno risorse umane in grado di strutturare a modo i progetti e di seguire le procedure previste. Quindi, finché non doteremo la pubblica amministrazione meridionale delle stesse risorse, capacità e competenze che ci sono al Nord, continueremo a non saper spendere. È evidente che i parlamentari del centrodestra sono in difficoltà. Se contestassero l’autonomia differenziata, si esprimerebbero contro il governo che sostengono. Può anche darsi che qualcuno di loro sia addirittura favorevole».

Come considera la posizione del presidente della Regione Calabria?
«La vedo in bilico. Il presidente Occhiuto sta cercando di mantenere un equilibrio assai precario. Ha provato a giustificare l’autonomia differenziata dicendo che la Calabria potrebbe essere indipendente sul piano energetico. Partire dalla questione energetica a me sembra un modo per portare l’attenzione su altro e non chiarire come smontare l’autonomia differenziata. Salvini ha dichiarato che l’autonomia differenziata si farà nel 2023. Confermo che il centrodestra ne ha l’intenzione. Ripeto, nella legge di Bilancio è passata una norma che accelera il processo già avviato. Perciò Occhiuto ci dovrebbe spiegare, intanto per la grave situazione in cui si trova il Servizio sanitario della Calabria, come intenda frenare l’autonomia differenziata e come voglia farlo nel concreto. Ad oggi, questo non l’ho ancora capito».

Come pensate di muovervi, sia dentro il Parlamento che fuori?
«Aspetteremo che arrivi in Aula il disegno di legge Calderoli. Il Parlamento avrà l’ultima parola. Sia alla Camera che al Senato, ci opporremo con tutti gli strumenti che il regolamento ci mette a disposizione. Nel frattempo, ritengo opportuno lavorare nei territori, con le associazioni e con tutte le articolazioni della società civile, per informare i cittadini, organizzare delle manifestazioni e creare quindi un movimento, nell’opinione pubblica, che vada ad indebolire l’azione del governo Meloni sull’autonomia differenziata». (redazione@corrierecal.it)

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