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l’inchiesta

«Ci porti al punto che ti taglio la testa». I lavoratori «suggeriti» dagli Stillitani e l’estorsione al Resort di Pizzo – VIDEO

L’assunzione “imposta” di «Prostamo e Muggeri con un contratto a tempo indeterminato». La struttura doveva «tollerare la presenza degli Accorinti»

Pubblicato il: 26/01/2023 – 11:42
di Fabio Benincasa
«Ci porti al punto che ti taglio la testa». I lavoratori «suggeriti» dagli Stillitani e l’estorsione al Resort di Pizzo – VIDEO

CATANZARO «Il territorio calabrese è purtroppo noto per la compressione dell’esercizio della attività imprenditoriali». Lo mettono nero su bianco i magistrati della Dda di Catanzaro che oggi ha coordinato le indagini della maxi operazione che ha consentito di eseguire un’ordinanza applicativa di misure cautelari disposte a carico di 56 soggetti (gli indagati in tutto sono 78), gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, sequestro di persona, trasferimento fraudolento di valori, illecita concorrenza con violenza e minaccia e traffico di influenze illecite, aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa, nonché di corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione ed al riciclaggio di macchine agricole, aggravate dalla transnazionalità. Nei guai sono finiti anche l’imprenditore Francescantonio Stillitani, ex assessore regionale ed ex sindaco di Pizzo, e il fratello Emanuele. Francescantonio Stillitani era finito al centro del processo nato dall’inchiesta della Dda di Catanzaro “Imponimento” contro la cosca Anello-Fruci di Filadelfia.

La presenza «tollerata» degli Accorinti nel resort

Tra le accuse mosse nei confronti degli Stillitani, nell’inchiesta è finito un episodio che vedrebbe i due coinvolti in concorso con altri due indagati, Salvatore Muggeri e Saverio Prostamo, per una presunta estorsione nei confronti del direttore pro tempore di un resort con sede a Pizzo. In particolare, secondo quanto risostruito dagli investigatori, l’imprenditore sarebbe stato «costretto ad assumere Prostamo e Muggeri, quali dipendenti della struttura, con mansioni di guardiani, con un contratto a tempo indeterminato». Le indagini sono scattate a seguito delle dichiarazioni rese dall’amministratore delegato della società, che paventò «una problematica con gli Stillitani, che posero la questione dinanzi al nostro commercialista». Chi indaga, ritiene vi sia l’esigenza e la volontà da parte degli Stillitani – «i quali risultavano contigui alla cosca degli Accorinti» – di controllare la struttura. A tal proposito, l’intenzione emergerebbe in una intercettazione del febbraio 2019 captata dagli investigatori e intercorsa tra Vincenzo Calafati (indagato) ed Emanuele Stillitani. I due parlano degli equilibri e delle influenze delle cosche locali, e riconoscono «la necessità che la presenza degli Accorinti, tramite l’assunzione di Prostamo e Maugeri, avrebbe dovuto essere tollerata presso la struttura». Calafati esordisce: «E pure la struttura deve avere un controllo no? E sennò ti entra questo, quello, quell’altro….vanno tutte le persone», Stillitani risponde: «Tu pensi di avere il controllo?» e Calafati chiosa: «No 100%…ma quanto meno, un qualcosa la saprai no eh?». Il dialogo continua, e Calafati puntualizza: «però devi essere consapevole che le cose sono diverse! Non puoi fare per forza come vuoi tu! Ci sono equilibri più importanti che una singola persona!». Emanuele Stillitani pare approvare: «Non ci vuole tanto a smontare quei due, tanto parliamo chiaro…loro sanno perfettamente che… all’inizio devono abbozzare e soffrire e poi sta a loro riuscire a trovarsi un po’ di spazio…basta!». Calafati chiosa con un monito: «Però se sbagliano, ora questi li tolgono…questo è sicuro! Sono troppo grossi! Non hanno paura di tanti…».

Le assunzioni «suggerite» dagli Stillitani

Il giorno in cui Calafati viene intercettato, incontra Prostamo e Muggeri paventando l’intervento di Luigi Mancuso (indagato) e ammettendo di avere timore di quest’ultimo. «Se non mi dai il mandato, io vado a mettermi nel mezzo?» e Muggeri: «No, no io non vado a mettermi….perché se io non c’entro poi chi risponde! Io ho paura di Luigi». Sul punto Calafati aggiunge: «Eh si! E’ pazzo completamente». L’agenda di Vincenzo Calafati è piena zeppa di appuntamenti, l’indagato incontra poco dopo il direttore del resort che avrà modo di riferire di «aver ricevuto pressioni anche dagli Stillitani per l’assunzione di loro uomini». Si tratta di «lavoratori suggeriti dagli Stillitani per le aree che riguardano la guardiani, la manutenzione e il giardinaggio». Per la selezione e la scelta delle figure da assumere, il direttore della struttura sarebbe stato destinatario «di diverse sollecitazioni e pressioni da parte di Francescoantonio ed Emanuele Stillitani, che in più circostanze hanno fatto intendere di non poter operare scelte libere e obiettive rispetto alla qualità dei soggetti da selezionare». Secondo la ricostruzione del direttore della struttura, «i soggetti per i quali la proprietà della struttura ha preteso l’assunzione sono Muggeri e Prostamo per la guardiania». Ma quando e come avviene l’incontro con i due presunti lavoratori «suggeriti» dagli Stillitani? L’ex assessore regionale – secondo quanto ricostruito dagli investigatori – avrebbe presentato direttamente Salvatore Muggeri e Saverio Prostamo. «Muggeri è il genero di Antonino Accorinti, quest’ultimo capo dell’omonimo clan di Briatico…I due soggetti ci erano stati presentati dai fratelli Stillitani come loro persone di fiducia».

«Ci porti al punto che ti taglio la testa!»

L’imprenditore e direttore pro tempore del resort a Pizzo a cui sarebbero state imposte le assunzioni di Muggeri e Prostamo, inoltre sarebbe stato costretto «tramite Calafati ad accettare che il servizio di facchinaggio e “transfert” dei clienti, all’interno della struttura, fosse svolto da loro». Chi indaga tratteggia i ruoli degli indagati coinvolti nel presunto episodio estorsivo: Calafati nei panni di intermediario, Muggeri e Prostamo in continuità con gli Stillitani e per il loro tramite con il clan degli Accorinti. Il rapporto tra i lavoratori e Calafati si incrina, a testimoniarlo una intercettazione nella quale i due accusano l’imprenditore di volerli cacciare dal servizio dei taxi che gli stessi esercitavano all’interno della struttura turistica pagando anche tangenti alla criminalità locale e lo invitavano a mettere a posto la situazione e a rivolgersi agli Stillitani. «Vedi che te lo dico, attenzione! Che gli amici li abbiamo, puoi andare anche dai Carabinieri a me non interessa tanto io non ho problemi. Vedi come cazzo devi fare per far si che risolviamo questa situazione», tuona Muggeri. Che aggiunge: «Sennò con me le prendi e te lo dico davanti…a me tu non mi conosci». Calafati abbozza una risposta: «Per il villaggio comanda solo lui ragazzi, come cazzo ve lo devo dire?». Prostamo interviene: «No, i taxi se li fa Saverio, glielo puoi dire!». Muggeri affonda ancora il colpo: «Che ci porti al punto che ti taglio la testa! Glielo diciamo al direttore, vedi che è difficile che ce ne andiamo noi di qua!». Calafati prova a riportare serenità nella discussione, ma senza successo. «Io sono amico tuo», e Muggeri risponde lapidario: «No sei nemico mio!».
(f.benincasa@corrierecal.it)

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