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REPORTAGE | La costa divorata dal mare

Dal crollo della passerella a Falerna alla distruzione del lungomare di Nocera. Imprenditori costretti ad effettuare lavori a loro spese

Pubblicato il: 26/01/2023 – 11:30
di Giorgio Curcio
REPORTAGE | La costa divorata dal mare

LAMEZIA TERME Poco più di 12 km di costa, un lungo tratto che si affaccia sul Mar Tirreno calabrese. Un comune capofila come Lamezia Terme, una stazione centrale, un aeroporto, due svincoli dell’autostrada A2. Un pezzo di Calabria le cui connotazioni naturali e paesaggistiche hanno ispirato il titolo di “Riviera dei tramonti” che nel nome ne racchiude il tratto essenziale e più caratteristico. Elementi che, messi su una bilancia, non hanno però portato a quel boom economico e turistico tanto auspicato. A pesare come un macigno sullo sviluppo di questo tratto di costa, tanto affascinante quanto maledetto, sono stati, negli anni, una serie di elementi scatenanti che, di fatto, hanno affossato questo territorio. Mare inquinato d’estate, mareggiate e distruzione d’inverno. E se nel primo caso sono intervenute due procure (quella di Lamezia e quella di Vibo Valentia) per cercare di arginare il fenomeno, nel secondo invece è l’immobilismo politico a pesare più di tutto. E i risultati sono evidenti.

La quiete dopo le tempeste

Percorriamo, nel nostro viaggio, la Strada Statale 18 dal tratto lametino fino a Nocera Terinese, attraversando i due comuni di Gizzeria e Falerna (il racconto video è in fondo all’articolo). Dopo giorni intensi di maltempo, piogge e vento forti, il cielo si è riaperto e il sole mite di gennaio illumina, quasi come un faro, gli avanzi della furia distruttiva del mare in tempesta. Negli anni, lentamente ma in modo inesorabile, tutto ciò che si affaccia sulla costa a pochi metri dal mare ha subito danni, spesso anche irreversibili, mentre le onde, sotto gli occhi dei cittadini inermi, hanno risucchiato a poco a poco infrastrutture e opere architettoniche. L’erosione costiera, come un tarlo, ha divorato metri e metri di spiaggia, avanzando e arretrando ciclicamente, minacciando anche la stabilità della SS18 e mettendo in mostra tutta la fragilità delle opere costruite negli anni. Come la passerella che costeggia la Statale a Falerna Marina.

Il crollo della passerella

Le forti mareggiate degli ultimi giorni ne hanno scavato le fondamenta, facendone crollare un pezzo: un’intera porzione di ferro e cemento tirata giù dalle onde in tempesta. Un crollo, però, che ha non solo creato disagi sulla circolazione stradale, ora scandita da un semaforo, ma ha anche riaperto tutti gli interrogativi legati a idee e progetti di opere troppo spesso discutibili e che hanno impiegato ingenti risorse. Quello crollato è un tratto di quel progetto di riqualificazione e valorizzazione del Water-Front di Falerna Marina realizzato nell’ambito dei Progetti Integrati di Sviluppo Locale del POR Calabria FERS 2007-2013 relativi alla tipologia Sistemi Turistici della Provincia d Catanzaro e denominato “Pisl Costa degli Ulivi”, per una spesa, nel 2016, di quasi 700mila euro. Ma è bastata una mareggiata per abbatterne un pezzo. «Quello che adesso ci preoccupa – ha raccontato al Corriere della Calabria il sindaco di Falerna, Francesco Stella – e vorremmo evitare è che l’erosione colpisse il nostro lungomare, fiore all’occhiello di Falerna dal punto di vista turistico, e una compromissione del lungomare sarebbe per noi un danno enorme, un danno incalcolabile dal punto di vista turistico, perché Falerna vive essenzialmente di turismo». «Non sto qui a promuovere il territorio, un territorio bellissimo che va dalla montagna al mare però naturalmente non può prescindere da quello che è il lungomare, per cui quello che chiediamo è che adesso non si perda più tempo, che quindi gli enti competenti mettano subito mano a questa situazione per arginare i fenomeni erosivi».

«È il momento di alzarsi le maniche»

Quello dell’erosione costiera in Calabria è, però, un problema complesso in particolare sul litorale tirrenico, esasperato da una sostanziale e pericoloso impasse burocratico che, negli anni, non ha consentito di investire le ingenti somme previste per arginare l’incidenza. «Adesso non è il momento di dare colpe a nessuno – precisa il sindaco di Falerna – è il momento soltanto di alzarsi le maniche e risolvere i problemi. Però io avevo segnalato questa possibilità della compromissione della strada statale già qualche mese fa alle autorità competenti, avevo scritto, e purtroppo non si è fatto in tempo ad evitare il crollo di quella parte. L’Anas c’è da dire anche che stava intervenendo, stava predisponendo gli interventi, è giusto ed è corretto dirlo». «L’estate non è poi così lontana perché sì, siamo a gennaio, ma già si avvicina e la stagione estiva è davvero prossima, per questo sarebbe ancor più dannoso per noi avere la strada statale compromessa perché è la principale strada di accesso a Falerna, ma sarebbe un grave disagio non solo per Falerna, ma per tutto il litorale, dopo l’autostrada è la principale via di comunicazione qua dal versante tirrenico».

Imprenditori turistici in crisi

Denari di cui si parla da anni ma dei quali nessuno ha ancora visto traccia. L’ultimo progetto risale a poco più di un anno fa: quasi 1,7 milioni di euro per finanziare un progetto per gli «interventi di messa in sicurezza e per l’aumento della resilienza delle infrastrutture nei territori più esposti a rischio idrogeologico e di erosione costiera». Data di consegna stimata per ottobre 2022 ma, di fatto, nulla è stato realizzato. E a pagarne il prezzo sono i cittadini e gli imprenditori turistici, già piegati da costi e aumenti, costretti pure a fare i conti con l’annuale devastazione che li costringe ogni volta a spendere migliaia di euro per i lavori di manutenzione. «Non voglio pensare che ci sia un disegno politico criminoso dietro alla nostra costa». Lo sfogo di Palmerino Crialesi, imprenditore, altro non è che il grido di aiuto di una comunità intera. Anche perché in questo locale la furia del mare ha portato oltre un metro di sabbia, in una struttura che abitualmente d’estate ospita decine di tavoli per i propri clienti. «Come protesta taggai sulla mia pagina Facebook tutti i nomi dei politici e per tutta risposta tanti di loro si sono staggati senza avere nessun tipo di risposta. La cosa che più mi fa rabbia e che mi fa sentire disarmato rispetto a quello che magari si può pensare è che noi abbiamo un intervento già pagato, abbiamo dato i soldi, quindi i contribuenti hanno versato questi soldi, e ci troviamo ancora oggi a dover, di tasca nostra, pagare interventi che devono essere sempre autorizzati dalla Capitana di Porto e dal Comune, a spese nostre dobbiamo salvaguardare quello che noi abbiamo fatto con i soldi fermi alla Regione». «Noi abbiamo speso 500 euro, abbiamo noleggiato una ruspa con un operatore per far sì che potessimo proteggere quello che noi abbiamo in essere. Il punto è che nessuno delle istituzioni è venuto a dire “avete bisogno di una mano”, cioè noi siamo stati come al solito lasciati in balia delle onde». «Noi non siamo grado, oggi, di avere una persona valida che possa rappresentare il popolo calabrese, il popolo onesto, il popolo che vuole lavorare, il popolo che investe, il popolo che soprattutto crede nello sviluppo di una regione che può essere il capofila della nazione».

Nocera Terinese

L’appello è rivolto alla Regione Calabria affinché intervenga al più presto e in modo risolutivo. Ma la questione è molto più complessa. Percorriamo in auto altri chilometri per arrivare a Nocera Marina, altra località turistica piegata e affossata dalla politica e dall’alternanza di amministrazioni comunali e commissari prefettizi. Ma Nocera Marina è diventata – suo malgrado – il simbolo del fallimento della strategia politica degli ultimi 15 anni. Qui, infatti, sotto ai colpi delle onde del mare è stato fatto a pezzi un lungomare progettato male e costruito peggio. Inaugurato nel 2010, e lungo circa un chilometro, il lungomare era stato pensato per una maggiore vivibilità della zona da parte dei residenti e per veicolare uno sviluppo turistico del territorio, attraverso la nascita di attività commerciali e la creazione di un anfiteatro per lo svolgimento di eventi e rappresentazioni artistiche. Più volte minacciato dal mare, il lungomare è andato interamente distrutto durante una violenta mareggiata nel marzo del 2018 e da quel giorno lasciato in totale abbandono. Quel che resta, ora, è solo il fantasma di quel lungomare, i cui avanzi sono disseminati in mare e lungo tutto il tratto di costa. Un monito – quanto meno si spera – affinché certi disastri e sperperi non si ripetano più.

Gizzeria

Il nostro viaggio sul litorale tirrenico catanzarese si conclude a Gizzeria. La furia del mare dei giorni scorsi è stata più clemente, sebbene i mezzi pesanti siano comunque all’opera per la salvaguardia del litorale. Anche perché qui la violenza del mare ha già fatto danni incalcolabili negli anni scorsi. Di un vecchio parcheggio e di un noto e frequentatissimo ristorante che si affacciava sul mare restano solo gli avanzi e vecchi ricordi. Attualmente si stanno realizzando le opere previste nel progetto di difesa radente, realizzate attraverso il posizionamento di massi naturali e blocchi in cls presenti in sito, con integrazione di altri massi naturali, che saranno disposti e posati in opera. Ha uno sviluppo complessivo di 215 metri. Un altro monito affinché ciò che è avvenuto in passato non si ripeta mai più in futuro. C’è  bisogno del lavoro di tutti e soprattutto di interventi immediati che siano però svolti contemporaneamente su tutto il litorale costiero. Il rischio è di ritrovarsi al punto di partenza mentre assistiamo inermi a pezzi interi di Calabria cancellati per sempre dalla furia del mare. (g.curcio@corrierecal.it)

Il nostro reportage:

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