Ultimo aggiornamento alle 23:03
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 4 minuti
Cambia colore:
 

congresso e veleni

Pd, in Calabria lo “stato maggiore” spinge Bonaccini al primo round. E continuano le polemiche

Il governatore emiliano in testa. La Schlein punta sulle primarie aperte. I cuperliani: nel partito sono entrati anche esponenti di centrodestra

Pubblicato il: 12/02/2023 – 21:12
Pd, in Calabria lo “stato maggiore” spinge Bonaccini al primo round. E continuano le polemiche

CATANZARO Previsioni della vigilia sostanzialmente rispettate. In alcuni territori come Catanzaro e Vibo Valentia a valanga, in altri non tanto a valanga, in qualcun altro invece anche sotto, comunque per Stefano Bonaccini arriva anche il sigillo dalla Calabria, almeno in questo primo round. Il voto nei circoli sulle mozioni del congresso del Pd, e quindi sui quattro candidati alla segreteria nazionale del partito – oltre al governatore emiliano Elly Schelin, Paola De Micheli e Gianni Cuperlo – premia Bonaccini che – a dati ancora molto ufficiosi ma abbastanza sufficienti a delineare il trend – si attesta intorno al 60%: a seguire la Schlein, data intorno al 20-25% e che dunque giocherà ai gazebo tra due settimana una partita che potrebbe essere un’altra partita, e poi Cuperlo e la De Micheli. Questo a grandi linee l’esito di questa finestra congressuale democrat in Calabria, che si è dipanata al solito tra le polemiche, le contestazioni e le tensioni, con la mozione Cuperlo che anche oggi ha denunciato presunte irregolarità, new entry dal centrodestra e l’esclusione ritenuta ingiusta di figure come l’ex governatore Mario Oliverio.

I posizionamenti

Sul piano politico, comunque, il dato conferma una specificità calabrese: a differenza del quadro nazionale, nel quale quelli che una volta erano definiti i “capicorrente” – da Franceschini a Boccia, da Zingaretti a Orlando – hanno sostenuto la Schlein, qui in Calabria lo “stato maggiore” del Pd – il segretario e senatore Nicola Irto, i consiglieri regionali Mimmo Bevacqua, Ernesto Alecci, Raffaele Mammoliti, Giovanni Muraca, altri big come il sindaco soppeso di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, quattro segretari di federazione su cinque – si sono schierati con Bonaccini. Il governatore dell’Emilia dunque ha goduto di una potenza di fuoco oggettivamente superiore, molto superiore, a quella dei suoi competitor, sfruttando del resto il lavoro del gruppo dirigente guidato da Irto, che si è mosso per preservare una sostanziale unità del Pd, in questo comunque agevolato anche da componenti posizionate sull’altro versante, come l’area di Zingaretti. Tra le frecce al proprio arco, la Schlein, che comunque – a dati sempre ufficiosi – ha “retto” e alle primarie aperte del 26 febbraio potrà solo crescere, aveva i dirigenti nazionali Carlo Guccione e Sebi Romeo, l’area di Articolo 1 espressa dal deputato Nico Stumpo, buona parte della Cgil, e molta base, diventando polo di attrazione di forze finora estranee ai democrat, essenzialmente il movimentismo di cui una epigone può essere considerata la ex portavoce elle Sardine Jasmine Cristallo. In alcuni territori come la provincia di Reggio Calabria la Schlein ha sistematicamente prevalso su Bonaccini, vincente invece nella città dello Stretto. Per Bonaccini poi percentuali bulgare a Catanzaro, nella federazione guidata da Domenico Giampà (65,3%), e Vibo (70%). Per la De Micheli l’endorsement della già parlamentare Enza Bruno Bossio, che all’ex ministro ha portato in dote ottimi risultati nel Cosentino, e della coordinatrice regionale delle donne Teresa Esposito.

Nicola Irto e Stefano Bonaccini

Cuperliani (sempre) sul sentiero di guerra

Quanto a Cuperlo, il sostegno dell’ex governatore Mario Oliverio, che ha finito con lo scatenare un’autentica guerra a colpi di ricorsi, carte bollate e denunce. Buona ultima quella di Michele Mirabello, uno dei big della mozione cuperliana: «Tra operazioni “di voto” in tempi record, e chili di verbali redatti a tavolino, cominciano ad emergere dati incontrovertibili sulla ipocrisia che regna sovrana sul partito democratico calabrese. Le inflessibili regole statutarie si applicano alla lettera con gli “avversari” congressuali e si interpretano a piacimento con gli amici di Irto. Emblematici su tanti esempi alcuni casi assolutamente singolari. Il primo, quello di Luigi Muraca, candidato nelle Regionali del 2020 con il centrodestra, che viene accolto nelle anagrafe del partito democratico lametino senza colpo ferire, ed in barba a regole, regolamenti, cavilli ed interpretazioni da Corte di Cassazione… Allo stesso modo, sempre a Lamezia, l’anagrafe è “arricchita” dalla presenza di Teresina Calidonna, prima dei non eletti nelle lista di Mascaro. A Bagnara Calabra il partito “unito aperto e inclusivo” è di fatto costretto a tesserare, nonostante le formali segnalazioni del locale circolo ai livelli superiori, Felice Maceri e Francesco Oliverio, che appena qualche mese fa… si sono candidati nella lista di centrodestra guidata da Mario Romeo, ex vicesindaco di Gregorio Frosina. Dunque – rimarca Mirabello – candidati di primissimo piano della destra calabrese entrano a pieno titolo a far parte del Pd e possono liberamente esprimersi nelle convenzioni in barba alle regole, ai codici ed ai codicilli. Tutto ciò mentre a personalità storicamente legate al mondo della sinistra e del partito democratico calabrese, che avevano deciso di partecipare alla fase costituente, questo diritto è ostinatamente negato. Fatti e circostanze che dimostrano lo strabismo ed il doppiopesismo del partito calabrese… e vecchie logiche di potere inconciliabili con quello che avrebbe dovuto essere un vero congresso costituente». (c. a.)

Argomenti
Categorie collegate

Corriere della Calabria - Notizie calabresi
Corriere delle Calabria è una testata giornalistica di News&Com S.r.l ©2012-. Tutti i diritti riservati.
P.IVA. 03199620794, Via del Mare, 65/3 S.Eufemia, Lamezia Terme (CZ)
Iscrizione tribunale di Lamezia Terme 5/2011 - Direttore responsabile Paola Militano
Effettua una ricerca sul Corriere delle Calabria
Design: cfweb

x

x