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la riflessione

«Superbonus, fine di una misura di rilancio e sviluppo sostenibile?»

“Una bomba ad orologeria con cantieri sospesi, crescita esponenziale di contenziosi, fallimento di tantissime aziende, mortificazione di importanti professionalità e perdita dolorosa di diverse mi…

Pubblicato il: 19/02/2023 – 19:12
di Maria Pia Funaro*

“Una bomba ad orologeria con cantieri sospesi, crescita esponenziale di contenziosi, fallimento di tantissime aziende, mortificazione di importanti professionalità e perdita dolorosa di diverse migliaia di posti di lavoro”, questi i termini con cui il presidente dell’Ance Calabria, Gianni Perciaccante, ha stigmatizzato il provvedimento emanato dal Governo in materia di Superbonus. Espressioni che fotografano con efficacia la situazione di disorientamento e di preoccupazione per scelte destinate a ripercuotersi negativamente nel sistema edilizio imprenditoriale e professionale dell’intero Paese, con impatto particolarmente pesante nel Mezzogiorno e nella Calabria. Nella decisione del Governo c’è stata improvvisazione e una indicazione sommaria e approssimativa dei dati reali. Quando si afferma che il Superbonus ha scaricato sulle spalle degli italiani un debito di 2000 euro per abitante, si commette una macroscopica alterazione della realtà. Una più attenta valutazione dei parametri economici e occupazionali attivati dal Superbonus avrebbe comportato decisioni più ponderate e giudizi meno sommari.

I dati più significativi sono:

  1. Popolazione: 59 milioni di abitanti;
  2. Investimenti mobilitati: 65 miliardi, di cui almeno 15 incagliati;
  3. Investimenti pro-capite: 1100 euro;
  4. Asseverazioni per condomini, case unifamiliari e case indipendenti: 375.000 (il numero delle asseverazioni corrisponde di fatto ai cantieri aperti, in ciascuno dei quali si può orientativamente ritenere siano stati coinvolti almeno 4 lavoratori, un’impresa, un tecnico, 2 persone specializzate).

Ne discende che i lavoratori impegnati siano stati almeno 1.500.000, con le relative famiglie. Lavoratori che oggi sono a rischio disoccupazione. E l’allarme dei Sindacati deve costituire motivo per il Governo di rivedere le scelte effettuate. Con siffatti dati è difficile sostenere che gli interventi costituiscano spesa a debito a carico dello Stato, per come, con sconcertante disinvoltura e superficialità, è stato affermato. Il blocco delle cessioni dei crediti di imposta e la mancata regolarizzazione di quelli incagliati ha aggravato le difficoltà, determinando la paralisi del sistema edilizio che dal Governo si attendeva misure atte a garantire la liquidità delle imprese e la ripresa dei lavori. Con l’obiettivo di una ricostruzione di comodo della verità, mescolando il vino con l’aceto, il Superbonus è stato strumentalmente (?) associato ai bonus adottati negli anni nel comparto edilizio, alcuni ancora in vigore, dal bonus ristrutturazioni, al bonus facciate,  all’eco e sisma bonus, ed altri, dimenticando e, comunque, non tenendo conto che sono regolamentati da norme, meccanismi, e misure agevolative differenti che presuppongono che una quota consistente degli oneri finanziari siano a carico del committente, e la parte agevolata sia recuperata con le dichiarazioni dei redditi in un arco temporale pluriennale.   Si ignora, forse volutamente, che il Supebonus è nato nella fase drammatica del post pandemia. La nuova misura venne motivata come strumento di rilancio e di sviluppo sostenibile in favore delle fasce deboli che vedevano possibile la prospettiva di una casa più efficiente e sicura con interventi a Costo Zero. Questa prospettiva è oggi annullata con un Decreto con il quale il Governo, ex abrupto, volta le spalle alle imprese e alle famiglie più deboli, senza misure alternative e soluzioni che rendano perseguibile l’obiettivo primario. Sarà necessario effettuare ogni opportuno approfondimento e alzare le barricate per impedire un danno occupazionale a cui si somma quello ambientale, colpendo i redditi più bassi e coloro che vivono in case vecchie, inquinanti ed energivore.

*Esponente Democrat 

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