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La riflessione

«L’unità del Paese è garanzia di libertà»

L’autonomia differenziata o, se si vuole, “rafforzata” è un argomento che sarebbe il caso di dimenticare il più in fretta possibile.Ipotizziamo che la Lombardia decida, come sembra, di autogestirs…

Pubblicato il: 20/02/2023 – 10:17
di Franco Scrima*
«L’unità del Paese è garanzia di libertà»

L’autonomia differenziata o, se si vuole, “rafforzata” è un argomento che sarebbe il caso di dimenticare il più in fretta possibile.
Ipotizziamo che la Lombardia decida, come sembra, di autogestirsi. Considerato che gli introiti della Regione consentirebbero di poter aumentare gli stipendi dei medici e degli infermieri, cosa negata alla maggior parte delle regioni, sarebbe come dire che gran parte dei dipendenti ospedalieri, ma anche quelli delle strutture private, farebbero a pugni per trovare un posto di lavoro in quella regione, impoverendo le già precarie condizioni esistenti in Calabria o in qualsiasi altra Regione del Sud. E così sarebbe per qualsiasi altro settore oltre che per la Sanità.
Non si tratta di dissentire dal progetto così tanto “amato” da Calderoli e dai suoi “sodali”; lo sconsigliano fior di economisti per evitare l’accentuarsi delle “diversità” tra Nord e Sud con “benefici” solo per una parte del Paese.
Ci sarà pure un motivo perché a proporre l’autonomia sono solo il Veneto, la Lombardia e l’Emilia Romagna. Le altre regioni per il momento si limitano a guardare; attendono di capire come evolve la proposta. Se la legge verrà approvata, infatti, con l’Italia divisa in regioni, buona parte delle materie di cui si occupa lo Stato, diventerebbero di competenza regionale. E poiché già oggi tra regione e regione esistono sostanziali differenze dovute soprattutto alle diverse condizioni economiche l’autonomia (cosiddetta “rafforzata”) comporterebbe un maggiore trasferimento di fondi verso quei territori che potranno aumentare i benefici a discapito di quegli altri che sarebbero condannate a stendere la mano per ricevere l’”obolo”.
Altro che “grande opportunità” per i territori, di cui parlano Calderoni e “soci”; i benefici andrebbero, come la storia insegna, sempre in quell’unica direzione: verso le regioni del Nord. Tutte le altre regioni dovranno accontentarsi delle briciole. Facile intuire che il Mezzogiorno sarà costretto a rimanere nelle ristrettezze attuali. Basti pensare che il progetto per l’autonomia differenziata del Veneto prevede, tra l’altro, che nelle loro scuole si studi in lingua veneta. È un segnale, più che di “autonomia differenziata”, di una indipendenza affine alla sovranità.E pensare che tutto ciò potrebbe accadere in questo nostro martoriato Paese, mettendo a rischio la sua unità conquistata con sacrifici e tanti lutti. E’ bene ricordare all’on. Calderoni e ai suoi amici, che l’Unità del Paese è stata raggiunta a costi altissimi e che non sono più sopportabili da nessuno i tentativi di dividere l’Italia. Disconoscere questa realtà significa voler eliminare dalla storia il Risorgimento che segna uno dei momenti più grandiosi della storia del Paese. Assicurata la libertà, le sorti dell’Italia furono messe in mano degli italiani e sono tutt’ora fonte di grande unità civile per il Paese intero. Se ne prenda atto!
*giornalista

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