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‘Ndrangheta stragista, Lombardo: «Una strategia asservita a diversi poteri»

Nella sua requisitoria il procuratore aggiunto ha sottolineato che «non si tratta di fatti vecchi. Questa è la nostra vita di oggi»

Pubblicato il: 27/02/2023 – 19:16
di Mariateresa Ripolo
‘Ndrangheta stragista, Lombardo: «Una strategia asservita a diversi poteri»

REGGIO CALABRIA «Non si tratta di fatti vecchi, questa è la nostra vita di oggi. Tutti quei fatti, incasellati in una logica criminale, spiegano un crimine organizzato che si evolve per cambiare alcune caratteristiche e abbracciarne altre». Altre cinque ore di requisitoria per il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo nell’ambito del processo “’Ndrangheta stragista”. «Non soltanto una vicenda processuale, ma molto di più», secondo Lombardo, – come affermato nel corso della prima parte del suo intervento – quello sugli intrecci e i rapporti tra ‘Ndrangheta, Cosa nostra e mondo politico che vede alla sbarra il boss palermitano Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, ritenuto espressione della cosca Piromalli di Gioia Tauro, condannati in primo grado all’ergastolo per l’uccisione dei carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo nel 1994. Si tratta, ha detto il procuratore aggiunto, di «fatti per i quali il tempo non passa e che rappresentano un eterno presente in cui riscontriamo accadimenti che non possiamo non considerare attuali». Lombardo, nel corso suo intervento – iniziato giovedì 23 febbraio e che presumibilmente si concluderà nella giornata di martedì – ha articolato il suo discorso avvalendosi delle intercettazioni e delle dichiarazioni dei diversi collaboratori di giustizia contenuti nei verbali e ascoltati in aula.

«Non è un caso se vengono fatti sempre gli stessi nomi»

«La strategia stragista serviva per andare a soddisfare una serie di esigenze», ha spiegato ancora Lombardo riferendosi agli intrecci emersi secondo l’accusa, nel corso delle indagini e del processo in primo grado, tra associazione criminale e politica. Il procuratore aggiunto ha quindi citato l’episodio che vede come protagonista l’ex parlamentare di Forza Italia Giancarlo Pittelli che in una intercettazione, il 20 luglio 2018 , commentando un articolo di giornale sulla trattativa Stato-Mafia, esordì dicendo due volte: «Berlusconi è fottuto». Per poi per spiegare così i passaggi della nascita di Forza Italia: «Io lo so perché Dell’Utri la prima persona che contattò per la formazione di Forza Italia fu Piromalli a Gioia Tauro non so se ci… ragioniamo, tu pensa che ci sono due mafiosi in Calabria, che sono i numeri uno in assoluto, uno è del Vibonese e l’altro è di Gioia Tauro, uno si chiama Giuseppe Piromalli e l’altro si chiama Luigi Mancuso, che è più giovane e forse più potente… Io li difendo dal 1981, cioè sono trentasette anni che questi vivono qua dentro… pazzesco… l’altro giorno ci pensavo, dico trentasette anni». «Frasi pronunciate non da un uomo qualunque», ha sottolineato Lombardo. Un passaggio che il procuratore aggiunto ha rievocato anche in riferimento alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, tra questi Girolamo Bruzzese, che nel corso delle udienze è più volte ritornato sulla figura di Silvio Berlusconi e sul presunto summit avvenuto alla presenza di Bettino Craxi ed esponenti di spicco della ‘ndrangheta. «Quando Silvio Berlusconi arrivò, Peppe Piromalli lo chiamò per nome. Lo conosceva già», aveva dichiarato Bruzzese. «Non credo sia un caso che vengano fatti sempre gli stessi nomi», ha rimarcato Lombardo.

Quando Scopelliti diventò «il terzo sindaco più amato d’Italia»

Lombardo si è poi soffermato sulla vicenda del tritolo trovato a Palazzo San Giorgio nel 2004 quando, stando alla sua ricostruzione, la componente riservata della ‘Ndrangheta reggina avrebbe provocato la crisi politica al Comune all’epoca guidato da Giuseppe Scopelliti. «Gli stava facendo la crisi chi lo ha portato là», ha detto Lombardo secondo cui, quando Scopelliti si rese conto di non potersi disallineare, arrivò il tritolo che consenti al politico di diventare «il terzo sindaco più amato d’Italia per molto tempo». «Chi rinviene l’esplosivo al Comune di Reggio Calabria il 6 ottobre 2004 – ha spiegato Lombardo – è il questore Vincenzo Speranza. Attraverso una serie di passaggi, che coinvolgono alcuni appartenenti al servizio di sicurezza militare, e in particolare Marco Mancini, possiamo affermare che chi cercava l’esplosivo sapeva perfettamente dove era stato collocato». Il magistrato ha ricordato la relazione di servizio della questura su una «fonte fiduciaria» che indicava come organizzatore del finto attentato tale Giuseppe Schirinzi, noto estremista di destra promotore, in quegli anni, della manifestazione “La Regata di Ulisse”. «Per organizzare quella regata – ha detto Lombardo – il sindaco Scopelliti e la giunta comunale hanno riconosciuto un finanziamento pari a 700mila euro». Soldi che «sono arrivati a Schirinzi il quale, invece di destinarli alla “Regata di Ulisse”, li ha prelevati tutti per destinarli non sappiamo a che cosa. Che cosa è stato pagato a Schirinzi con quei 700mila euro? Magari il fatto di aver collocato l’esplosivo e aver consentito al sindaco Scopelliti di acquisire visibilità nazionale e, quindi, la credibilità che aveva perso?».

Giovani in piazza

La requisitoria del procuratore aggiunto dovrebbe terminare nella giornata di domani. Mentre questa mattina, fuori dalla Corte d’appello reggina, era presente un folto gruppo di giovani. «Siamo qui – hanno detto – per sostenere Giuseppe Lombardo, i magistrati della Dda e le forze dell’ordine attualmente impegnate nella ricerca della verità sulle stragi e su pezzi fondamentali di storia del nostro Paese». (redazione@corrierecal.it)

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