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Donne in fuga da oppressioni e violenze, l’8 marzo delle vittime del naufragio di Cutro

Swar Zrebi, Torpekai Amarkhel e Shahida Raza, sono il simbolo della ricorrenza di quest’anno. Tre donne morte cercando la libertà

Pubblicato il: 08/03/2023 – 13:33
di Giorgio Curcio
Donne in fuga da oppressioni e violenze, l’8 marzo delle vittime del naufragio di Cutro

LAMEZIA TERME Scappare dalla retorica in occasione delle ricorrenze non è mai facile, così come non farsi travolgere dalle emozioni quando gli occhi sono ancora intrisi delle immagini di disperazione e tragedia che arrivano da Steccato di Cutro, e le orecchie sono ancora piene delle urla di dolore che, da quella spiaggia disgraziata, riecheggiano ancora da quel maledetto 26 febbraio. Un tragico evento che ci costringe a fare i conti con la realtà, con quei sogni che non si realizzeranno mai, le storie che mai avranno un lieto fine nonostante la speranza e la fede.

L’8 marzo delle donne in fuga

Un 8 marzo 2023 macchiato dal sangue della disperazione, travolto da quel mare in tempesta che ha spazzato via le vite di decine di migranti, bambini, uomini e donne partite per non far spegnere il sogno di una vita migliore, tramontato però all’alba di una domenica di fine febbraio. Dal mare di Steccato di Cutro riemergono le storie di tante donne che sognavano di scappare dalle oppressioni, dai silenzi imposti, da Paesi in cui le leggi non solo le privano di ogni libertà, ma mettono a repentaglio la loro stessa vita. Per loro non ci sarà alcuna festa ma la disperazione dei propri cari, dei propri figli.  

Swar Zrebi

Tra le vittime del naufragio c’è Swar Zrebi, 23enne tunisina. Era partita dalla Turchia per potersi ricongiungere con il marito siriano che viveva in Germania e che aveva sposato anni prima per procura. È stato proprio lui a riconoscere la salma della giovane moglie. Alle tre e mezzo di notte di domenica 26 febbraio Swar aveva chiamato dal barcone il marito dicendogli «Amore mio, vedo la costa. Tra poco saremo finalmente insieme. Aspettami», invece pochi istanti dopo il barcone si schiantò contro la secca.

Torpekai Amarkhel

Donne in fuga per amore o anche soltanto per ricostruire un nuovo futuro, lontano dalle oppressioni. Come Torpekai Amarkhel, 42enne giornalista afghana, costretta a fuggire da quell’Afghanistan trasformato dai Talebani in un carcere femminile a cielo aperto. Nel naufragio ha perso la vita anche il marito e due bambini mentre una terza bimba di 7 anni è ancora tra i dispersi, secondo quanto riferito da alcuni media di Kabul. La reporter afghana collaborava da anni a Kabul con l’Onu al progetto ‘Unama News’, dopo un passato alla radio nazionale afghana. Realizzava servizi fotografici sulla condizione delle donne, un mestiere messo al bando come tutti gli altri.

Shahida Raza

Ma la strage di migranti ha portato via anche Shahida Raza, giovane calciatrice e capitano della nazionale femminile di Hockey del Pakistan, che viaggiava sul barcone insieme agli altri profughi. Shahida Raza era anche una calciatrice e rappresentava il Balochistan United nel calcio hockey femminile. Anche Shahida aveva deciso di affrontare i rischi della traversata dalla Turchia pur di scappare via dalle persecuzioni del suo paese. Ha affrontato il viaggio stipata nella stiva assieme ad oltre 150 compagni di viaggio, in condizioni disumane ma con la speranza che il sacrificio fosse ripagato dall’approdo verso una nuova vita, ma ha ‘perso’ la sua partita più importante.

Riaffermare i valori della libertà

L’8 marzo ha quest’anno un senso diverso, intenso e doloroso. È l’occasione per celebrare il ricordo e la memoria di tutte quelle donne che sognavano una vita migliore e di libertà, lontana da oppressioni e catene, donne esasperate che non avevano più nulla da perdere, cadute durante la loro disperata fuga. Il loro ricordo, da oggi, sarà un monito per tutti affinché certe tragedie non accadano più, ma anche per cercare di riaffermare i valori della libertà. Un fiore pronto a sbocciare in questa primavera che sta per arrivare ma che, con l’impegno di tutti, non appassirà mai. (g.curcio@corrierecal.it)

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